Errori nella dichiarazione dei redditi, come correggerli con il ravvedimento operoso

Dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso sono i due strumenti che permettono di correggere gli errori nella dichiarazione dei redditi

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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La stagione della dichiarazione dei redditi si è ormai definitivamente chiusa: il 31 ottobre, l’ultimo giorno nel quale si poteva presentare il Modello Redditi Pf, ormai è alle nostre spalle da un bel po’ di tempo. Ma cosa succede se, ora come ora, si dovessero scorgere degli errori nei documenti che sono stati inviati all’Agenzia delle Entrate? Non importa che sia un’omissione involontaria o un qualsiasi altro sbaglio: è necessario mettersi in regola in modo da evitare di subire delle pesanti stangate in futuro.

Il contribuente ha a propria disposizione una serie di strumenti per apportare delle correzioni spontanee alla propria dichiarazione dei redditi. Purtroppo, al momento, l’argomento più delicato da toccare sono le sanzioni, che è necessario mettere in conto per regolarizzare la propria posizione.

Dichiarazione dei redditi, quanto costa correggerla

Non è mai troppo tardi per accorgersi degli errori commessi nella dichiarazione dei redditi. Ma ora come ora è necessario fare i conti con le sanzioni che è necessario versare per regolarizzare la propria posizione. La deadline del 31 ottobre 2025, che permetteva di mettersi in regola senza troppe penalizzazione dal punto di vista economico, è definitivamente tramontata.

A partire dal 1° settembre 2024 sono entrate in vigore le nuove regole della riforma fiscale (il Dlgs n. 84/2024) sulle sanzioni. In linea di principio, quando viene presentata una dichiarazione infedele il legislatore ha previsto una multa pari al 70% delle imposte dovute, con un minimo di 150 euro. Se il contribuente, però, dovesse ammettere l’errore e decidere si sanare la propria posizione in modo autonomo e spontaneo, la sanzione prevista risulta essere molto più clemente.

La normativa attualmente in vigore, infatti, prevede una sanzione pari al 50% delle imposte purché la dichiarazione integrativa venga presentata prima che vengano attivati i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e che il contribuente ne abbia avuta formale conoscenza (attraverso degli accessi, delle ispezioni o l’avvio dell’attività di accertamento).

Sulla sanzione dimezzata il ravvedimento operoso permette di ridurre ulteriormente l’importo da versare, che può essere abbattuto fino ad un ottavo.

Ma facciamo un esempio pratico. Nel caso in cui un contribuente dovesse accorgersi di aver dimenticato di versare 1.000 euro di imposte, la sanzione base ammonta a 500 euro (ossia il 50% di quanto non è stato versato). Il ravvedimento operoso, grazie alla riduzione ad un ottavo, permette di far scendere la sanzione effettiva al 6,25% che si traduce in 62,50 euro da pagare. A questo importo dovranno essere aggiunti gli interessi per il ritardato versamento.

Come correggere gli errori fatti

Vediamo, molto pragmaticamente, come deve essere corretta la dichiarazione dei redditi dopo il 31 ottobre 2025. Il contribuente deve presentare il Modello Redditi Integrativo: l’operazione deve essere effettuata entro e non oltre il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione.

La correzione degli errori contenuti all’interno del Modello 730 o del Modello Redditi Pf deve avvenire come segue:

  • presentando il Modello Redditi Integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo rispetto a quello di presentazione. Questo significa che si avrà tempo fino al 2030 per farlo (almeno per gli errori commessi quest’anno);
  • come fare: è necessario accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate utilizzando le proprie credenziali digitali ed utilizzare il software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. In alternativa è possibile rivolgersi ad un Caf o ad un professionista abilitato;
  • chi dovesse decidere di muoversi in autonomia, una volta loggato deve compilare per intero il Modello redditi Integrativo, riportando al suo interno i dati corretti e integrando le informazioni che in precedenza mancavano;
  • nel frontespizio è necessario selezionare la casella Dichiarazione integrativa e inserire il codice 1.

È importante ricordare che l’invio del Modello Redditi Integrativo non blocca la procedura avviata con la dichiarazione dei redditi originaria. Il sostituto d’imposta continuerò ad effettuare le ritenute o i rimborsi sulla base della documentazione che è stata presentata originariamente.

Una volta conclusa la compilazione della documentazione online è necessario verificare l’esito della procedura di invio, in modo da essere sicuro che tutto sia stato trasmesso.

Come pagare le imposte

Se dalla presentazione del Modello Redditi Integrativo dovessero emergere delle maggiori imposte da pagare, il versamento deve essere effettuato utilizzando un Modello F24, con il quale si devono versare l’imposta dovuta, gli interessi e la sanzione ridotta, che deve essere calcolata con il ravvedimento operoso.

Il versamento deve essere effettuato esclusivamente in modalità telematica dai titolari di partita Iva, mentre i privati, in alcuni casi, possono optare per il cartaceo. I codici tributi da utilizzare sono i seguenti:

  • 4033 per il saldo Irpef;
  • 8901 per la sanzione ridotta sull’Irpef;
  • 8911 per le sanzioni relative alle violazioni tributarie.

Consigli per evitare ulteriori errori

Onde evitare di commettere ulteriori errori nell’invio della documentazione reddituale, è opportuno controllare tutte le cifre, i redditi, gli oneri detraibili/deducibili prima di inviare il tutto. Ed è importante effettuare un confronto con la documentazione originale.

Ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione uno strumento online per correggere eventuali errori. Questo sistema permette di trasferire i dati del 730 già inviato al nuovo modello: in questo modo si dovranno modificare solo i quadri che contengono gli errori.

È importante, inoltre, annotare il tipo di integrazione: si deve barrare la casella Dichiarazione integrativa, indicando al suo interno il codice appropriato. È un passaggio chiave, che non deve essere dimenticato.

Da non trascurare, poi, la gestione delle imposte: nel caso in cui il nuovo calcolo dovesse comportare un maggiore debito da versare, è necessario provvedere immediatamente a fare il pagamento con il Modello F24, in modo da poter beneficiare delle sanzioni ridotte.

Ci permettiamo di dare un ultimo consiglio: nel caso in cui la situazione dovesse essere complessa è preferibile rivolgersi ad un commercialista o ad un Caf. L’assistenza di un professionista permette di inviare la dichiarazione dei redditi corretta e a prova di errore.