Dopo mesi di attesa, l’Inps ha infine sbloccato ufficialmente il Bonus Zes Unica per agevolare le assunzioni nel Sud Italia. Lo sgravio contributivo è pensato per aiutare le piccole imprese e arginare almeno in parte la disoccupazione nel Mezzogiorno, la quale è stata rivista a oltre il 12% nell’ultimo trimestre 2025 contro il 3,9% del Nord Italia.
Tra le misure più promettenti del provvedimento, spicca la possibilità per datori di lavoro privati di azzerare i contributi previdenziali a proprio carico sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Requisiti e limiti sono però rigidi e la norma si riferisce non ad assunzioni future, ma a quelle già formalizzate tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025.
Quanto vale l’incentivo e per quanto tempo si applica
Come avevamo già anticipato su QuiFinanza, il Bonus Zes 2026 consente alle imprese di ottenere un esonero contributivo totale per 24 mesi nel caso in cui dovessero assumere lavoratori di almeno 35 anni d’età e che siano disoccupati da almeno 2 anni.
In termini pratici, la misura si traduce in un risparmio significativo per le piccole imprese, particolarmente diffuse nel Mezzogiorno, in una fase in cui i costi del lavoro rappresentano una delle voci più pesanti nel bilancio.
Gli importi effettivi dell’incentivo variano in base alla categoria di impresa, alla qualifica del lavoratore assunto e a eventuali accumulazioni con altri bonus disponibili a livello nazionale o regionale. Di base, però, lo schema è il seguente:
- esonero contributivo totale: 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi premi e contributi Inail);
- massimale per lavoratore: fino a 650 euro al mese;
- durata massima dell’agevolazione: 24 mesi (due anni) per ciascun lavoratore assunto;
- periodo di applicazione: assunzioni effettuate tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025 (con regime operativo definito dalle istruzioni Inps).
Perché si parla solo di Sud Italia?
La dicitura “Bonus per il Sud Italia” è dovuta alla natura stessa della Zes, cioè della Zona Economica Speciale Unica. Si tratta infatti di un’area delimitata che dal 1° gennaio 2024 unifica le precedenti otto Zes regionali, estendendosi su tutto il territorio del Mezzogiorno. L’insieme comprende le Regioni di:
- Abruzzo
- Basilicata
- Calabria
- Campania
- Molise
- Puglia
- Sicilia
- Sardegna
La nuova formulazione sostituisce la precedente frammentazione per offrire alle imprese, sia esistenti sia di nuova formazione, agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative.
Non solo: per effetto della legge n. 171 del 2025, dal 20 novembre scorso la Zes include anche Marche e Umbria. Il bonus sbloccato dall’Inps si applica dunque anche alle assunzioni formalizzate a partire da quella data.
Impatto atteso sul mercato del lavoro nel Sud
Secondo le stime preliminari degli osservatori economici, l’incentivo alle assunzioni Zes potrebbe favorire un incremento netto dell’occupazione nelle Regioni interessate. L’incentivo è infatti pensato per abbattere almeno in parte le barriere strutturali che frenano l’accesso al lavoro in aree in cui la domanda occupazionale si scontra con fragilità produttive e minore capacità di attrarre investimenti.
L’ultimo report sul mercato del lavoro realizzato dall’Istat evidenzia come tassi di partecipazione e livelli di occupazione in alcune aree Zes restino sotto la media europea, rendendo gli incentivi un potenziale strumento di riequilibrio territoriale.
Sotto la lente dei decisori non finiranno solo gli effetti immediati delle assunzioni incentivate, ma anche le ricadute strutturali nel medio-lungo periodo, come la stabilizzazione delle carriere lavorative e l’aumento della produttività.
La sostenibilità dell’incentivo dipenderà in gran parte dalla capacità delle imprese di mantenere i livelli occupazionali una volta terminato il periodo di benefici contributivi.
Criticità e nodi del bonus Zes 2026
Nonostante il potenziale positivo, alcune voci del mondo delle imprese segnalano criticità legate alla complessità normativa delle Zes e alla coerenza delle regole tra livelli nazionale e regionale.
In particolare, la diversa interpretazione della delimitazione delle zone e l’incertezza su future modifiche legislative possono rappresentare un freno per alcune imprese che intendono avviare investimenti produttivi stabili.
Altri osservatori evidenziano che gli incentivi, per essere efficaci, devono essere accompagnati da politiche attive del lavoro, formazione professionale e adeguamento delle competenze. Affinché l’incontro tra domanda e offerta sia sostenibile nel lungo termine.