Dopo quasi tre mesi di tensioni nello Stretto di Hormuz, il principale corridoio mondiale per petrolio e gas, arrivano i primi segnali di normalizzazione. Dei quali, però, non si avvantaggia l’Occidente.
Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iraq stanno infatti riportando sul mercato carichi di combustibili fossili destinati al mercato asiatico e, in particolare, alla Cina. Al centro dei movimenti c’è la compagnia petrolifera emiratina Adnoc.
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Segnali di riapertura nello Stretto di Hormuz
Secondo i dati di tracciamento navale e fonti citate da Bloomberg, Adnoc avrebbe utilizzato una propria rete di navi per trasferire greggio, prodotti raffinati e gas naturale oltre lo stretto che collega il Golfo Persico al Mare Arabico.
Tra le modalità adottate figurano anche i cosiddetti dark transit, ossia attraversamenti effettuati con i transponder disattivati. In pratica le navi smettono temporaneamente di trasmettere la loro posizione mentre attraversano le aree a maggior rischio.
Secondo quanto pubblicato, Adnoc avrebbe fatto ricorso a imbarcazioni controllate da società legate al gruppo Navig8 e a partner industriali coinvolti nella logistica energetica. La scelta avrebbe permesso agli Emirati di mantenere più autonomia rispetto ad altri operatori che dipendono da flotte noleggiate.
Anche il Qatar – scrive ancora Bloomberg – avrebbe ripreso almeno in parte le esportazioni. La nave Al Rayyan, una metaniera, sarebbe stata individuata a nord di Muscat, in Oman, dopo il passaggio nello Stretto di Hormuz con direzione Cina. Il segnale della nave si sarebbe interrotto attorno al 22 maggio mentre si trovava nei pressi dell’impianto di esportazione di Ras Laffan.
Le capacità di stoccaggio limitate e la necessità di mantenere i flussi commerciali verso i mercati asiatici stanno accelerando la ripresa delle spedizioni. Ma, come detto, non verso compratori occidentali.
Matt Wright, analista del settore trasporti marittimi di Kpler, ha dichiarato:
Con l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec e la ricerca di modi per far passare le navi attraverso Hormuz al buio, Adnoc è stata disposta a correre maggiori rischi per poter estrarre il proprio petrolio.
Petrolio dall’Iraq alla Cina
Intanto un altro segnale arriva dall’Iraq: la superpetroliera Eagle Verona, carica con circa due milioni di barili di greggio iracheno destinati alla Cina, ha lasciato il Golfo Persico entrando nel Mare Arabico.
I dati di tracciamento indicano che il carico è partito dal terminal petrolifero di Bassora il 28 febbraio e che la nave è diretta al porto cinese di Ningbo, con arrivo previsto nelle prossime settimane.
Stretto di Hormuz, la partita Usa-Cina
Sul fronte diplomatico proseguono nel frattempo i contatti tra Stati Uniti e Iran per arrivare a una riapertura ampia e stabile dello Stretto di Hormuz. Laddove gli Usa hanno scelto la via muscolare, con alternanza di minacce di escalation e distensioni, la Cina ha scelto la via del silenzio e della trattativa discreta.
E c’è anche una novità più recente: secondo fonti iraniane, nelle precedenti ventiquattro ore oltre trenta navi commerciali tra petroliere, cargo e portacontainer avrebbero attraversato Hormuz dopo autorizzazioni rilasciate dalle autorità militari.
Dallo Stretto di Hormuz, lo ricordiamo, transita un quinto del petrolio mondiale, fra molte altre merci.