Flat tax: quello che Meloni, Salvini e Berlusconi non dicono

È diventato il cavallo di battaglia della destra per le prossime elezioni: Meloni, Salvini e Berlusconi sono tutti d'accordo sull'introduzione della flat tax

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Federica Petrucci

Consulente del lavoro, redattore

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

È diventato il cavallo di battaglia di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia per le prossime elezioni: Meloni, Salvini e Berlusconi sono tutti d’accordo sull’introduzione della flat tax, ma com’è la situazione nei Paesi dove questo sistema è già legge? Ha portato e assicurato davvero i benefici che la coalizione di destra sta promettendo?

Flat tax, la strategia che punta ad abolire l’evasione fiscale

L’introduzione della flat tax punta a tassare i cittadini senza una vera e propria distinzione di reddito. In pratica, è una misura fiscale che consiste nell’applicare la stessa aliquota (cioè la % di reddito che viene versata alla Stato) indipendentemente da quanto un contribuente italiano guadagna o dichiara. A differenza dell’attuale sistema fiscale, l’aliquota progressiva – ovvero quella che cresce all’aumentare del patrimonio – sarebbe così sostituita da un’unica aliquota.

Matteo Salvini ha proposto di tassare del 15% i redditi, indipendentemente dal loro ammontare. Per Silvio Berlusconi invece la flat tax del 23% andrebbe estesa anche alle aziende, mentre per Giorgia Meloni dovrebbe essere incrementale (ovvero l’aliquota rimane fissa solo sulla parte di reddito che aumenta tra un anno e l’altro).

Ma se sulle modalità di attuazione di questo nuovo sistema fiscale i partiti di destra sembrano ancora dover trovare un accordo definitivo – anche se in generale hanno delineato la stessa direzione (qui il programma completo) – tutti hanno chiari i motivi che giustificherebbero il passaggio alla flat tax, ovvero: ridurrebbe le tasse da pagare e diminuirebbe l’evasione fiscale. Questo perché, secondo i sostenitori, essendoci meno tasse le persone sarebbero più propense a pagare e meno a frodare l’Erario. Di conseguenza, si generebbero anche maggiori introiti per lo Stato (che potrebbe reinvestire e quindi far diminuire la pressione fiscale). Un circolo virtuoso, sulla carta, che tuttavia non è sostenuto dall’esperienza empirica dei fatti.

Flat tax: qual è la situazione nei Paesi dove è già legge?

Guardando oltre confine, fuori dall’Italia, ci sono Paesi dove la flat tax è già legge. In Europa, per esempio, questo sistema tassativo è stato adottato da Estonia, Romania, Bulgaria e Ungheria. In questi Stati, però, l’evasione fiscale è ancora oggi molto alta (e non mostra tendenze al ribasso, qui la classifica Ue).

Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Londra nel 2019, che ha tenuto conto dei dati resi disponibili da Eurostat e elaborati dal professor Richard Murphy, la Bulgaria è il Paese più “virtuoso”, con 531 euro di evasione pro capite, una pressione fiscale al 29,1%, l’Iva al 20% e una percentuale di Iva evasa al 13,6%. Seguono poi: Romania (820 euro di evasione pro capite, pressione fiscale al 28%, Iva al 20% e l’evasione al 35,9%), Ungheria (926 euro evasione pro capite, pressione fiscale al 38,8%, Iva al 21%, Iva evasa al 13,3%) e Estonia (con 1.064 euro evasione pro capite, pressione fiscale al 33,7%, Iva al 20%, Iva evasa al 6,8%).

Flat tax: Salvini, Meloni e Berlusconi da dove prenderanno i soldi?

I casi citati sopra, certo, sono delle realtà diverse dall’Italia, ma aprono la strada a dei dubbi sull’introduzione della flat tax che non possono essere ignorati.

Inoltre – altro punto da sottovalutare – rimane comunque il problema delle risorse. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio CPI, la flat tax verrebbe a costare circa 80 miliardi l’anno (a seconda dell’aliquota) che andrebbero inevitabilmente tolti ad altri settori, senza nessuna garanzia di fatto sul ritorno economico grazie alla diminuzione delle frodi. Salvini, Meloni e Berlusconi da dove hanno intenzione di prendere i soldi?