Tetto al contante, rialzo sparisce dal decreto: dietrofront?

La misura, ampiamente criticata dall'opposizione, è scomparsa dall'ultima versione del documento. Fonti di Governo rassicurano sul via libera

Il decreto Aiuti quater ha ricevuto il via libera da parte del Parlamento, con la bozza del provvedimento che mette sul piatto 9,1 miliardi di euro che ha ricevuto l’ok con numerose novità che possono sorridere ai cittadini italiani. Ma rispetto al documento circolato nelle ore successive all’approvazione da parte dell’esecutivo sembra esserci stata qualche modifica che è saltata subito all’occhio. Se le prime versioni del provvedimento anti rincari si trattava, tra le altre, della rimodulazione del Superbonus, dell’innalzamento dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali o della proroga del taglio delle accise, nell’ultima sembra essere stato dimenticato l’innalzamento della soglia per l’utilizzo del contante, da 1.000 a 5.000 euro, a partire dal primo gennaio del 2023.

Tetto al contante sparito dal Decreto Aiuti

Il grande assente, quello che nessuno si sarebbe mai aspettato di non vedere nell’ultima versione del Decreto aiuti quater (qui vi abbiamo parlato del decreto e di tutte le misure approvate). In attesa della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, infatti, l’ultima “riscrittura” del decreto datata 16 novembre si è perso per strada l’aumento del tetto del contante che la stessa premier Giorgia Meloni aveva più e più volte sottolineato come necessario già a partire dal suo discorso programmatico in Camera e Senato prima del voto di fiducia dello scorso 25 ottobre.

La misura sul contante era infatti indicata nel comma 2 dell’articolo 6 della bozza che è entrata alla riunione del Consiglio dei ministri, ma non figura più nell’ultima versione del decreto, cancellata forse per errore o per un dietrofront da parte dell’esecutivo. Meloni, solo qualche giorno fa, aveva annunciato il discusso via libera durante la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Chigi all’indomani della riunione del Cdm: “Abbiamo scelto di alzare il tetto del contante a 5.000 euro, l’avevamo nel programma e la scelta che è stata fatta è di allinearsi alla media europea”.

La decisione di alzare il tetto al contante era anche stata accompagnata da numerose polemiche, con l’ex presidente del Consiglio e attuale leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte che aveva dichiarato che “se queste indiscrezioni venissero confermate sarebbe un favore a corrotti ed evasori, un segnale negativo e un grande passo indietro per l’Italia”. Parole che trovano risconto di uno studio di Bankitalia che ha mostrato che un precedente innalzamento del tetto, portato da 1.000 a 3.000 euro dal governo Renzi nel 2016, aveva provocato un aumento dell’evasione fiscale (con l’aumento l’Italia avrà il tetto più alto? Ve ne abbiamo parlato qui) .

Dietrofront del Governo sul tetto al contante?

Ma cosa è successo e perché il tetto al contante è stato rimosso dall’ultima bozza del decreto? A cercare di dare una risposta a questa domanda sono state fonti di governo che hanno detto non si tratta di dietrofront e che “il tetto al contante resterà quello indicato durante il Cdm“. La misura, che porterà al passaggio dai 1.000 ai 5.000 euro, sarà infatti inserita nella manovra o comunque nel decreto fiscale che accompagnerà la legge di bilancio, attesa lunedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Sul perché della “cancellazione” le fonti sono state chiare: “Non c’erano i requisiti di urgenza previsti dal decreto legge“.

La decisione pare che sia stata presa dopo le osservazioni della presidenza della Repubblica sulla mancanza dei requisiti di necessità e urgenza che devono caratterizzare tutte le misure e poiché l’aumento del tetto al contante sarebbe scattato dal primo gennaio 2023, questa urgenza non sarebbe stata riscontrata. Fonti della Lega, in una nota, chiudono la discussione sull’argomento sottolineando che la norma non ha avuto alcun intoppo e che “dal 1° gennaio 2023 il tetto per l’uso del contante salirà a 5.000 euro e la norma sarà inserita nella legge di Bilancio“.