La famiglia Agnelli fa pace col Fisco: quanti milioni hanno pagato

Il patto siglato con l’Agenzia delle Entrate dopo il trasferimento della sede della holding Exor in Olanda: quanti soldi ha dovuto versare John Elkann

Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla le società Stellantis, Juventus Fc, Cnh Industrial, Ferrari e gruppo editoriale Gedi, ha raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere un contenzioso fiscale relativo alla nuova domiciliazione in Olanda del 2016. Il presidente John Elkann – che negli ultimi giorni è tornato sotto la luce dei riflettori per la presentazione della nuova monoposto Ferrari F1-75 – verserà allo Stato italiano ben 746 milioni di euro.

Anche la Giovanni Agnelli Bv, controllante di Exor, ha definito le proprie pendenze con il Fisco per il 2016 circa la determinazione dell’Exit Tax da parte della vecchia accomandita di famiglia uscente, la Giovanni Agnelli e C. S.a.p.az. Pagherà all’Erario 203 milioni di euro, di cui 28 milioni per interessi. In tutto quindi quasi un miliardo. Entrambe le intese non comportano sanzioni per le due società da parte delle Entrate.

Exor, la decisione di John Elkann a distanza di anni dalla fusione del 2016

Per evitare un lungo e costoso contenzioso tributario, Exor ha scelto di sottoscrivere l’accordo e di pagare quanto pattuito, pur rimanendo del tutto convinta di aver agito correttamente e rivendicando di non aver violato alcuna norma in tema di Exit Tax, secondo quanto riferito in una nota della società. Idem la Giovanni Agnelli Bv, che “ritiene di avere correttamente operato e agito al solo fine di evitare tempi e costi di un rilevante contenzioso fiscale.

Tecnicamente si tratta di un accertamento con adesione, uno fra i più consistenti in Italia, secondo dopo quello con Kering da 1,2 miliardi di euro avvenuto nel 2019. La contestazione riguarda la società di diritto italiano Exor S.p.A., che nel 2016 si era fusa con la sua controllata olandese Exor Holding N.V. creando l’attuale Exor. In occasione della fusione transfrontaliera la società uscente Exor S.p.A. aveva applicato il regime di “participation exemption” (cosiddetta “Pex”). In base a questo regime, le plusvalenze sul valore di tali partecipazioni erano state esentate e dunque escluse dal reddito imponibile ai fini della determinazione della Exit Tax nella misura del 95% del loro ammontare.

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Le regole dell’Agenzia delle Entrate

Nel 2021 l’Agenzia delle Entrate (diretta – anche nella sua sezione riservata unicamente alle riscossioni – dall’avvocato Ernesto Maria Ruffini) ha affermato l’inapplicabilità della “Pex” nei casi in cui una holding trasferisca la sua residenza fiscale all’estero senza mantenere una stabile organizzazione in Italia. Per effetto del principio di diritto pubblicato nel 2021, è sorta una complessa questione interpretativa riguardante l’applicazione della normativa “Pex” sull’operazione del 2016.

Onde evitare un lungo contenzioso fiscale, Exor ha così deciso di transare, ma “l’accordo non comporta né può essere interpretato come un’accettazione — né tantomeno una condivisione, neppure parziale — delle tesi sostenute a posteriori dall’Agenzia delle Entrate”, afferma il presidente di Exor, che ribadisce come l’importo versato all’Erario non sia tale da modificare le strategie di sviluppo della holding di famiglia. Nel 1927, l’avvocato Gianni Agnelli diede origine all’Ifi, divenuta poi Ifil. Exor S.p.A. fu il risultato della fusione tra le due.