Dove le banche stanno chiudendo: addio filiali in oltre 3mila Comuni

In Italia c’è un’area vasta sprovvista di sportelli bancari, diverse le banche che stanno chiudendo o hanno chiuso le proprie filiali: il report aggiornato

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Federica Petrucci

Consulente del lavoro, redattore

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

In Italia c’è un’area vasta quanto i territori di Lombardia, Veneto e Piemonte messi assieme totalmente sprovvista di sportelli bancari: diverse le banche che stanno chiudendo (o hanno chiuso) le proprie filiali, oltre 3mila i Comuni sprovvisti di uffici per l’assistenza e l’accoglienza clienti.

Il report aggiornato dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria.

Sempre di più i Comuni senza banche

Grazie ai dati aggiornati dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria, lanciato e curato da First Cisl, gli studi del Comitato scientifico della Fondazione Fiba, ci permettono – da diverso tempo in realtà – di analizzare da vicino l’evoluzione relativa alla chiusura delle filiali a degli sportelli bancari sparsi in tutta Italia.

Dall’ultimo monitoraggio, per esempio, risulta che sono quasi 600 sportelli chiusi da inizio anno sulla spinta della tecnologia e del taglio dei costi, mentre i comuni privi di presenza bancaria ammontano a oltre 3200, il 41% del totale. La situazione, inoltre, non pare certo destinata a cambiare, perché il numero di sportelli e filiali chiuse o in procinto di chiudere continua a salire, non solo le aree interne, montane o i piccoli centri.

Ad oggi, però, a risentirne di più sono i Paesi più piccoli, quelli dove paradossalmente l’aggiornamento tecnologico e digitale tra gli abitanti non è sempre così diffuso, specie se si tiene conto degli anziani. Ben 4 milioni e 300 mila persone e 249 mila imprese non hanno accesso ai servizi bancari nel comune di residenza e questo “trend” sta prendendo piede anche nelle grandi, come sottolineato infatti dal Presidente della Repubblica all’assemblea Federcasse è dettagliato dalla Fondazione Fiba del sindacato First Cisl.

Confrontando i numeri con quelli relativi alla fine del 2022, emerge che nel primo semestre del 2023 la desertificazione è avanzata più velocemente nelle Marche (- 5%), in Lombardia (- 3,9%), Sicilia (- 3,6%), Lazio (- 2,9%), Umbria e Veneto (- 2,6%).

Dove le banche stanno chiudendo

I dati dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria, costantemente aggiornati, dicono che, ad oggi:

  • 4 milioni e 300 mila persone risiedono in comuni che non registrano la presenza di alcuna banca;
  • 380 milioni di persone in più negli ultimi 12 mesi (c’è da aggiungere anche che oltre la metà di questi è stata privata del servizio già nel 2015);
  • 6 milioni di persone risiedono in Comuni che hanno un solo sportello bancario (150 mila persone in più negli ultimi 12 mesi);
  • 249 mila imprese hanno sede in Comuni che non vedono la presenza di alcuna banca, 23 mila imprese in più negli ultimi 12 mesi;
  • 387 mila imprese hanno sede in Comuni con un solo sportello bancario, 14 mila in più negli ultimi mesi.

I risultati dell’Indicatore elaborato dalla Fondazione Fiba, comunque, fanno luce su un’altra tendenza. Ovvero: anche se il monitoraggio fino ad ora è andato a discapito dei piccoli centri, le chiusure stanno investendo anche – e con maggiore velocità e crescita – le grandi città peggio delle piccole.

Trovare uno sportello bancario sta diventando sempre più difficile, e non solo nei piccoli centri o nelle aree montane. Nei primi sei mesi dell’anno si conferma la tendenza delle banche italiane a diminuire la loro presenza sui territori. Sono state chiuse 593 filiali e i comuni “desertificati”, senza sportelli sul loro territorio, sono cresciuti ulteriormente (+ 2,9%).

Aumenta di conseguenza il numero delle persone (+ 270mila, 4,3 milioni in totale) e delle imprese (+ 17mila, 249 mila in totale) che non hanno accesso ai servizi bancari nel comune di residenza.

La mappa delle province

Grazie ai dati dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba, è stato elaborato un indicatore (Ipd, Indicatore di desertificazione provinciale) che assegna ad ogni provincia italiana un punteggio sulla base della percentuale, calcolata sui rispettivi totali, del numero di comuni senza sportello o con uno sportello, della popolazione residente, delle imprese con sede legale in detti comuni e della relativa superficie.

In base a quanto emerso, sono solo sette le province in tutta Italia dove nessun comune è rimasto senza sportelli bancari. Si tratta di: Barletta-Andria-Trani e Brindisi (Puglia), Grosseto e Pisa (Toscana), Ravenna e Reggio Emilia (Emilia Romagna) e Ragusa (Sicilia)

Il fondo della graduatoria è occupato invece da Calabria e Molise. Nello specifico, tra le dieci province più desertificate ci sono, all’ultimo posto, appaiate, Vibo Valentia e Isernia, precedute da Campobasso e Cosenza. Poi troviamo Rieti (Lazio), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Aosta (Valle d’Aosta), Avellino (Campania), Reggio Calabria e Catanzaro (Calabria).

Messe un po’ meglio, dopo le prime due in classifica, abbiamo le province di Bari (Puglia) e Livorno (Toscana). A scendere, al terzo posto troviamo Mantova (Lombardia), al quarto Siena (Toscana) e Venezia (Veneto), al quinto Modena (Emilia Romagna).

Filiali bancarie: perché chiudono e qual è l’impatto?

Le banche hanno chiuso e chiudono le filiali per aumentare la loro redditività e reindirizzare gli investimenti, con i clienti evitano sempre più le filiali fisiche e passano all’online banking. Il passaggio ai servizi bancari digitali ha portato a un forte calo dell’uso di sportelli automatici tradizionali e bancomat, che è stato amplificato dall’accelerazione della diffusione dei pagamenti digitali (prima, durante e dopo la pandemia).Per questo motivo il numero di filiali bancarie, secondo le previsioni, è destinato a scendere ulteriormente. Gli esperti hanno infatti affermato a più riprese che sono ancora diverse le chiusure in programma.

La perdita di filiali può avere un impatto quotidiano limitato su coloro che sono stati in grado di passare all’online banking e che hanno accesso ai servizi fisici quando ne hanno bisogno. Tuttavia, sono state sollevate preoccupazioni circa l’effetto della chiusura delle filiali su coloro che necessitano dell’infrastruttura fisica, come disabili, anziani e persone non ancora in grado di usare i servizi online.

Non è un segreto né una novità che sempre più persone oggi scelgono di affidarsi al digitale quando si tratta di un’attività, un servizio o anche solo una commissione. Lo sanno le aziende di vendita al dettaglio, tant’è che persino le piccole imprese ora hanno uno shop online, e lo sanno anche le banche, poiché si sono accorti già da tempo che i clienti continuano a visitare le filiali fisiche con minore frequenza, prediligendo l’home banking.

Dall’inizio del decennio, le nostre vite e i nostri mezzi di sussistenza sono stati soggetti a continui e radicali cambiamenti. Ma anche prima dell’inizio della pandemia – e della radicale trasformazione digitale che ha innescato – il panorama imprenditoriale e quello dei servizi finanziari in realtà era già in fermento.

Tale è l’entità di questo cambiamento che, secondo alcuni analisti, le filiali bancarie potrebbero estinguersi entro i prossimi dieci anni se le attuali tendenze – pagamenti elettronici, uso del contante sempre meno diffuso e home banking – continuano a mantenersi e diffondersi così.