Superbonus, crediti 2024 non pagabili: l’analisi Eurostat

Giunge il parere dell'Eurostat in merito al Superbonus, ancora una volta al centro del dibattito politico: ecco tutti i dettagli da conoscere

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Uno dei temi più discussi nell’ambito della politica italiana negli ultimi anni è il Superbonus. Un terreno di scontro costante, che ora torna sotto i riflettori in maniera preponderante. Il motivo? Il parere espresso da Eurostat, che lo considera di fatto “non pagabile”. Ecco come dovrebbe essere considerato nell’ambito dei conti pubblici il credito d’imposta maturato in seguito alla riforma del 2024.

Superbonus non pagabile

Giunge di colpo come un fulmine a ciel sereno la valutazione dell’Eurostat in merito al Superbonus. Il governo di Giorgia Meloni lo ha posto più volte al centro della discussione politica e ora torna come un boomerang.

Si ritiene che quanto maturato dopo la riforma contenuta nel dl di marzo, convertita poi in legge a maggio, debba “essere registrato nei conti pubblici come credito d’imposta non pagabile nel 2024”. Ciò, salvo per le eccezioni previste dalla legge.

Comprensibilmente, questo è stato l’aspetto principalmente evidenziato nel più ampio parere inviato all’Istat sulla contabilizzazione dei crediti italiani. Guardando al recente passato, invece, è stata confermata la classificazione per il Superbonus attivato nel periodo intercorso tra il 2020 e il 2023: “Credito di imposta dovuto”.

Tirando le somme, risulta chiaro come, dall’adozione delle ultime norme, l’effetto del Superbonus sul deficit sarà spalmato nel corso dei prossimi anni. Una soluzione già prevista dal governo. In sostanza viene confermato l’approccio adoperato dall’istituto italiano fino a oggi.

Rientro del deficit

Fino al termine del 2023, la spesa relativa a tutti gli incentivi edilizi al 110% garantiti risulta contabilizzata nei conti pubblici passati. Ecco, in estrema sintesi, cosa si intende con la valutazione “pagabile” assegnata al Superbonus entro quel lasso di tempo indicato.

Dal 2024, però, il parere cambia e si valuta il tutto come “non pagabile”. Ciò vuol dire che la spesa da sostenere potrà (e dovrà) essere spalmata nel corso di più anni. In parole povere, l’impatto sul deficit pubblico sarà inferiore nell’immediato, al netto di un prolungamento dei tempi.

Il tutto nel rispetto delle regole del Patto di stabilità europeo. Sappiamo infatti che dall’1° gennaio 2024 sono tornate a essere in vigore tali norme che, dopo la riforma di aprile, presentano dei criteri molto stringenti anche in merito al “percorso” dei governi per il rientro dei deficit pubblici in eccesso.

A questo aspetto fa riferimento pienamente la legge di maggio sul Superbonus. In relazione alle spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2024, infatti, è prevista la possibilità di portare in detrazione il tutto in 10 anni e non più 4, come in precedenza.

In conclusione di parere, Eurostat ha precisato un aspetto per la sezione della spesa 2024 relativa alle deroghe. Anche in questo caso è applicabile la trasferibilità e il Superbonus maturato dovrà essere contabilizzato ancora come “credito d’imposta pagabile”. Per il passato, l’ufficio di statistica aveva indicato come la propria valutazione relativa al Superbonus fosse basata su un preciso presupposto: gli importi dei crediti d’imposta, eventualmente persi in futuro, saranno trascurabili per il solo periodo 2020-23.