Quante riserve di gas ha l’Italia, crisi bollette in crescita: cosa ci attende

Riserve gas sopra la media UE ma rincari pesanti sulle bollette: l’Italia affronta la crisi energetica tra tensioni globali e misure in arrivo

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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La situazione degli stoccaggi energetici in Italia è solida. Questo nonostante le forti tensioni sui mercati internazionali, scatenate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Un contesto geopolitico che ha fatto impennare le quotazioni di gas e petrolio, con pesanti ricadute sui costi energetici per famiglie, automobilisti e trasportatori. Ecco un quadro completo della situazione, tra riserve strategiche, tariffe e misure del governo.

L’Italia è seconda in Europa per livello di riempimento

Con l’inizio di aprile è partita la stagione di iniezione del gas negli stoccaggi. L’obiettivo, fissato dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), è raggiungere un livello di riempimento di almeno il 90% entro la fine di ottobre, in vista dell’inverno 2026-2027.

L’Italia parte da una posizione di vantaggio rispetto alla media europea. Al 2 aprile, secondo Gas Infrastructure Europe (Gie), il livello di riempimento delle riserve italiane è pari al 44,49% (88,24 TWh), ben al di sopra della media Ue, ferma al 27,6% (314,2 TWh). In Europa, il Portogallo guida la classifica con l’88,28%, seguito dalla Spagna con il 57,49%. Tra i principali Paesi, la Polonia si attesta al 43,24%, poco sopra l’Italia.

  • Portogallo — 88,28%;
  • Spagna — 57,49%;
  • Italia — 44,49%;
  • Polonia — 43,24%;
  • Danimarca — 37,29%;
  • Gran Bretagna — 37,14%;
  • Austria — 34,13%;
  • Bulgaria — 33,83%;
  • Ungheria — 32,38%;
  • Repubblica Ceca — 29,75%;
  • Belgio — 25,52%;
  • Romania — 23,84%;
  • Lettonia — 22,97%;
  • Slovacchia — 22,42%;
  • Francia — 22,06%;
  • Germania — 21,9%;
  • Norvegia — 17,45%;
  • Ucraina — 16,83%;
  • Croazia — 14,75%;
  • Svezia — 9,9%;
  • Paesi Bassi — 4,64%.

Il confronto con i maggiori partner europei è significativo: la Germania, che per mesi aveva detenuto il primato delle scorte, ha ora i depositi pieni solo al 21,9% (55,68 TWh), mentre la Francia è poco sopra, al 22,06% (25,51 TWh).

A fine marzo, il flusso giornaliero medio verso gli stoccaggi dell’Ue è risultato ancora leggermente negativo (-0,05%), a causa di un inverno caratterizzato da condizioni climatiche sfavorevoli e prelievi prolungati. In Italia, invece, il flusso è già tornato positivo (+0,11%), un segnale incoraggiante.

Bollette alle stelle, gas +19,2%

Se le riserve tengono, lo stesso non si può dire per le tasche degli italiani. L’Arera ha comunicato un aumento del 19,2% della tariffa del gas per gli utenti vulnerabili (circa 2,3 milioni di famiglie a basso reddito, anziani e residenti in zone disagiate), direttamente legato all’escalation militare in Medio Oriente.

Sul fronte elettrico, la tariffa per gli stessi utenti nel secondo trimestre 2026 è salita dell’8,1% rispetto al trimestre precedente. Secondo le associazioni dei consumatori Unione Nazionale Consumatori e Codacons, con questi rincari la spesa annua per l’energia di un utente vulnerabile raggiungerà i 2.046 euro: 1.441 euro per il gas e 605 euro per l’elettricità, con un aumento di 232 euro solo per il gas.

Perché l’Europa rischia di pagare cara la crisi in Medio Oriente

L’Unione europea non si trova sull’orlo di una crisi energetica immediata, ma il rischio è più insidioso: non tanto la disponibilità di gas, quanto il suo costo. Lo sottolinea il think tank Bruegel:

La vulnerabilità europea è tutta nella dipendenza dalle importazioni. Con una competizione globale più intensa, soprattutto con l’Asia, i prezzi potrebbero salire rapidamente. Un raddoppio del prezzo del gas comporterebbe un aumento della bolletta energetica europea di circa 100 miliardi di euro in un anno.

Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo del gas nell’Ue è già aumentato del 70%, aggiungendo circa 14 miliardi di euro alla spesa per le importazioni di combustibili fossili nel solo primo mese.

La Commissione europea sta lavorando a un pacchetto di misure, tra cui interventi sulle tariffe di rete, Power Purchase Agreement e Contracts for Difference. Tuttavia, non sono ancora state definite né una tempistica precisa né una strategia definitiva.