I dati più recenti sul commercio al dettaglio restituiscono una fotografia articolata dei consumi delle famiglie italiane. Come risulta dai dati Istat pubblicati a gennaio 2026, le vendite mostrano segnali di crescita, ma dietro l’apparente ripresa si nascondono dinamiche molto diverse a seconda dei canali distributivi e delle tipologie di prodotto.
La grande distribuzione organizzata (Gdo) e il commercio elettronico continuano a rafforzare il proprio ruolo, mentre i piccoli negozi e le vendite al di fuori dei canali tradizionali faticano a tenere il passo.
Indice
Canali di vendita: grandi catene e internet in crescita
Analizzando i dati per canale distributivo, rispetto al 2024, nel 2025 il valore delle vendite al dettaglio è cresciuto per la grande distribuzione (+2,1%). Soprattutto l’e-commerce, dove l’incremento è stato del +8,3%.
Questo è stato possibile perché la Gdo beneficia di economie di scala, politiche promozionali aggressive e di un’offerta sempre più integrata tra punti vendita fisici e servizi digitali.
L’online, dal canto suo, continua a conquistare quote di mercato grazie alla comodità, alla possibilità di confrontare prezzi e a una logistica sempre più efficiente.
Di segno opposto l’andamento delle imprese operanti su piccole superfici, che registrano una flessione dello 0,5% su base annua, e delle vendite al di fuori dei negozi, in calo dell’1,9%.
Per i piccoli esercizi commerciali si tratta di una difficoltà strutturale, legata non solo alla concorrenza dei grandi operatori, ma anche ai cambiamenti nelle abitudini di acquisto dei consumatori, sempre più orientati verso canali che garantiscono ampiezza di scelta e prezzi competitivi.
Crescono le vendite al dettaglio, ma si compra meno
Eppure, nel 2025, c’è stato un generale aumento delle vendite, che ha coinvolto sia il settore alimentare che non alimentare.
A novembre 2025 le vendite al dettaglio sono cresciute in un mese sia in valore (+0,5%) sia in volume (+0,6%). Se però si allarga lo sguardo al trimestre settembre–novembre 2025, il quadro diventa più prudente.
In termini congiunturali, le vendite al dettaglio risultano stazionarie: +0,1% in valore e -0,1% in volume.
Si tratta di un equilibrio fragile, che racconta di consumi complessivamente fermi, poiché solo i beni alimentari hanno registrato in questo caso un lieve aumento in valore (+0,1%), ma un calo in volume (-0,2%).
Le famiglie tendono a ridurre le quantità, probabilmente orientandosi verso prodotti più economici o rinunciando a parte dei consumi.
Un comportamento coerente con una fase di cautela, in cui la spesa alimentare resta prioritaria ma viene gestita con attenzione crescente.
Si fanno infatti attenzione a sconti e promozioni, e questo spiega la crescita delle vendite online e della grande distribuzione, che specie quando si tratta di prodotti non alimentari, sono due comparti che riescono ad essere più competitivi rispetto ai piccoli negozi.
Come spendono e comprano le famiglie
Tendenzialmente, nell’ultimo anno, nel comparto alimentare le famiglie hanno speso di più ma comprato di meno, confermando l’atteggiamento di controllo dei bilanci domestici e nelle scelte di consumo, più selettive.
Su base tendenziale, cioè nel 2025 rispetto al 2024, i beni alimentari sono cresciuti in valore (+1,3%), ma non in volume (-0,5%), mentre i beni non alimentari hanno registrato un aumento sia in valore (+1,4%) sia in volume (+1,1%).
Il non alimentare ha beneficiato di una domanda più dinamica, favorita anche da promozioni, canali digitali e una maggiore varietà di offerta.
Le vendite al dettaglio sono aumentate infatti dell’1,3% in valore e dello 0,5% in volume. In particolare i prodotti per la cura della persona segnano un +5,9% su base annua.
Si tratta del dato più elevato tra i gruppi considerati e riflette una crescente attenzione al benessere individuale, oltre alla capacità di questo comparto di intercettare la domanda attraverso innovazione di prodotto e strategie di marketing mirate.
Questo scenario suggerisce che la trasformazione dei consumi sta diventando strutturale, poiché in un anno ha replicato tendenzialmente le stesse dinamiche.
Le famiglie italiane continuano a spendere con cautela, ma scelgono i canali in grado di offrire convenienza, servizi e flessibilità.
Per i piccoli negozi la sfida diventa quindi quella di ripensare il proprio modello, puntando su specializzazione, prossimità e qualità del servizio, per ritagliarsi uno spazio in un mercato sempre più competitivo e polarizzato.