Cos’è la sharing economy e quali i suoi vantaggi

Scopri su cosa si basa il modello di business della sharing economy e quali vantaggi ha

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Gabriele Zangarini

Content Writer

Gabriele Zangarini, Content Writer freelance. Dopo 11 anni nel settore bancario ho abbandonato i numeri per dedicarmi alla scrittura. Non tornerei mai indietro.

La Sharing economy è senza dubbio un modello di business figlio della diffusione di Internet, tecnologia che ha dato nel tempo nuova linfa all’idea di condivisione. Negli ultimi anni, inoltre, le crisi economiche e le emergenze sociali e sanitarie sembrano aver dato nuovo impulso ai business sostenibili, tra i quali rientra a pieno titolo anche l’economia collaborativa. Vediamo cos’è e quali sono i suoi punti di forza.

Cos’è la sharing economy

To share” significa “Condividere”. La sharing economy è quindi facilmente traducibile come economia della condivisione, o economia collaborativa. Definirla in termini generici pare abbastanza facile, meno semplice è spiegarne caratteristiche e vantaggi in modo più approfondito.

Il concetto di base della sharing economy è quindi la condivisione, ma questa potrebbe anche essere declinata in riutilizzo. Di fondo l’economia collaborativa è una struttura economica di tipo circolare, dove i consumatori condividono con la comunità le proprie conoscenze, i propri beni o il proprio tempo sfruttando i canali offerti dalle nuove tecnologie digitali.

Gli obiettivi della sharing economy

Obiettivo ultimo e dichiarato della sharing economy è il risparmio. Ma sarebbe poco edificante ridurre il tutto a una migliore redistribuzione economica. La sharing economy, secondo le stime degli esperti, potrà raggiungere nel 2025 un giro d’affari di quasi 600 miliardi di euro, toccando alcuni degli ambiti più apprezzati dai consumatori, quali l’immobiliare, i trasporti, la finanza e i servizi ad personam.

Questo sviluppo continuo e geometrico nella proiezione ci fa comprendere come il risparmio non sia l’unica leva su cui si fonda la Sharing economy. Ci sono infatti anche obiettivi più “alti” che si nascondono dietro questa nuova forma di economia, come la sostenibilità ambientale e una maggiore necessità di socializzazione (tema sempre più attuale dopo la pandemia).

Come funziona l’economia collaborativa

La prima volta che si è parlato di sharing economy è stato nel 1978, grazie a una pubblicazione sull’American Behavioral Scientist. Da quel momento l’idea di creare un’economia circolare e sostenibile ha trovato sempre maggior supporto nello sviluppo tecnologico.

In questo modo si sono sviluppate piattaforme in grado di consentire agli utenti di condividere beni e servizi prima impensabili. I due pilastri della sharing economy sono stati la razionalizzazione dei beni (in contrasto con la spinta capitalista) e l’idea che lo scambio sia molto più sostenibile che l’acquisto, preferendo l’idea di accesso rispetto al possesso. Un esempio? Per l’ambiente è meglio avere quattro automobili che si spostano dallo stesso punto A allo stesso punto B con a bordo una persona a testa, oppure una sola automobile con a bordo 4 persone?

Esempi di Sharing economy

Nel contesto economico moderno ci sono numerosi esempi, anche molto famosi, di sharing economy. Il più conosciuto è senz’altro il portale AirBnb, che nasce come spazio online dove condividere appartamenti e stanze per turisti o chi ha necessità di muoversi per lavoro.

Altri esempi molto famosi di economia collaborativa li troviamo nel settore dei trasporti. Uber è una app che può aiutare a contattare chi ha necessità di muoversi con autisti muniti di autovettura, mentre BlaBlaCar è un servizio che modernizza il vecchio concetto di autostop: consente di condividere un viaggio assieme suddividendone le spese (benzina, pedaggi, etc.).

Come influisce sull’economia?

Molti si interrogano sull’impatto che una rivoluzione di tale portata può e potrà influire sull’economia. Come abbiamo accennato le previsioni sugli ulteriori futuri sviluppi di questa tendenza sono estremamente ottimistiche. Da una parte la sensazione è che la sharing economy sia rappresentabile come un treno in corsa oramai difficilmente arginabile, soprattutto alla luce di nuovi strumenti digitali che stanno affinando sempre più i comportamenti degli utenti.

Dall’altra, come prevedibile, ci potranno essere atteggiamenti ostruttivi di buona parte delle multinazionali, che preferiscono avere a che fare con un utente “acquirente” anziché animato dal fuoco sacro della sostenibilità. In questa direzione servirà un gran lavoro delle autorità sulla regolarizzazione della sharing economy, più volte (e spesso ingiustamente) tacciata come illegittima nelle aree di tribunale.

Un altro aspetto da considerare e strettamente collegato alla sharing economy è la cosiddetta “economia dei lavoretti”, più conosciuta come GIG economy. Si pensi agli autisti o ai pedalatori del food delivery, spesso imbrigliati in un contesto dall’anima sostenibile ma dalla realtà economica molto critica. È chiaro che per un completo sviluppo delle economie collaborative si tratta di criticità da risolvere al più presto.