L’Italia riempie le scorte di gas, ma le bollette rischiano comunque di salire

I nostri serbatoi di riserva sono pieni al 78%, quelli della Germania solo al 49%. Se gli altri Paesi dell'Ue non si mettono al sicuro, i costi delle bollette in inverno saliranno anche per noi.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Leggere le notizie sull’energia a metà agosto rischia di lasciare disorientati. Da una parte ci sono i dati rassicuranti sugli stoccaggi italiani di gas, che hanno già superato il 78% della loro capacità totale. Dall’altra arrivano gli allarmi degli analisti di Oxford Economics, secondo cui l’Europa non deve temere il caldo estivo ma le insidie del prossimo inverno.

Ma il suono delle due campane non stona, anzi, sono armonizzate: le partiture sono semplicemente scritte in due chiavi diverse, perché parlano di due aspetti diversi del mercato energetico.

Quanto gas consumiamo e quanto riusciamo a conservare

Per comprendere la dimensione del problema occorre guardare ai numeri del fabbisogno nazionale. L’Italia consuma in media circa tra i 60 e i 65 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con una forte concentrazione nei mesi invernali tra riscaldamento domestico, produzione elettrica e settore industriale.

La capacità totale degli stoccaggi sotterranei italiani è di circa 16,5 miliardi di metri cubi, di cui circa 4,5 miliardi rappresentano la riserva strategica di emergenza. Dire che sono stati riempiti per il 78% significa aver depositato circa 12,5-13 miliardi di metri cubi. Tenendo conto che nei mesi invernali più freddi in Italia si consumano tra i 300 e i 350 milioni di metri cubi al giorno, si capisce come le scorte sotterranee non bastano a coprire l’intero fabbisogno annuale, ma agiscono come un ammortizzatore per garantire il flusso costante nei momenti di massima richiesta.

La trappola del mercato: il divario tra Italia e Germania

L’Italia sta facendo i compiti a casa con ritmi di riempimento superiori alla media europea, ma la sicurezza energetica non si misura entro i soli confini nazionali. A fare la differenza è la situazione dei partner europei e la struttura del mercato unico:

  • la Germania, motore industriale d’Europa con consumi annui vicini agli 80 miliardi di metri cubi, ad agosto registra scorte ferme a circa il 49% della propria capacità;
  • se la Germania arriva alle porte dell’inverno con i serbatoi semivuoti, la sua domanda d’acquisto sul mercato spot farà impennare le quotazioni al Ttf di Amsterdam;
  • il rialzo dei prezzi sul listino olandese si riflette immediatamente sulle bollette di famiglie e imprese italiane, a prescindere da quanto siano pieni i depositi nazionali.

La debolezza delle riserve tedesche rappresenta quindi una minaccia diretta.

L’incognita del rigido inverno e la corsa al Gln

A complicare il quadro c’è il cambio strutturale nell’approvvigionamento europeo. L’addio al gas via tubo dalla Russia ha aumentato la dipendenza dal Gln trasportato via nave dagli Stati Uniti o dal Qatar.

La stabilità dei prezzi in inverno dipenderà dalle condizioni meteorologiche non solo europee, ma anche asiatiche. Se nel vicino Oriente ci sarà un inverno rigido, si potrebbe scatenare una competizione commerciale sulle metaniere, facendo schizzare verso l’alto i costi del gas naturale liquefatto. Le scorte di agosto servono sostanzialmente a evitare blackout fisici, ma non bloccano eventuali oscillazioni di prezzo date da basse temperature in altri punti del globo o speculazioni finanziarie in risposta a tensioni geopolitiche.

L’illusione dell’estate rischia di scontrarsi con la realtà di gennaio, quando a fare la differenza non sarà solo la quantità di gas conservata sottoterra, ma il costo necessario per continuare a importarlo. È lecito nutrire un po’ di speranza che l’onda lunga di Super El Niño, che può irrigidire le temperature, si esaurisca prima dell’inverno.