Wall Street si prepara oggi ad assistere a un evento di portata storica: il debutto ufficiale di Space Exploration Technologies Corp. (SpaceX) sul listino Nasdaq.
Sotto il ticker SPCX, la compagnia aerospaziale guidata da Elon Musk dà il via alle contrattazioni pubbliche concludendo la più grande Offerta Pubblica Iniziale (Ipo) della storia dei mercati globali, superando abbondantemente il precedente primato stabilito dal colosso petrolifero Saudi Aramco nel 2019 (in quell’occasione il collocamento aveva consentito una raccolta di 29 miliardi).
Contemporaneamente, Borsa Italiana ha confermato l’ammissione delle azioni anche sul mercato Euronext GEM (Euronext Global Equity Market) per agevolarne gli scambi europei.
I numeri chiave del collocamento
I dettagli finanziari finali, emersi dopo la chiusura delle borse americane di ieri sera, delineano un’operazione dalle proporzioni senza precedenti:
- Prezzo di collocamento: Fissato a 135 dollari per azione. SpaceX ha rotto le convenzioni tradizionali rinunciando a una forchetta di prezzo indicativa per puntare direttamente a una cifra fissa.
- Capitale raccolto: La compagnia ha collocato 555.555.555 azioni ordinarie di Classe A, raccogliendo ben 75 miliardi di dollari. È prevista inoltre un’opzione di sovrallocazione (greenshoe) che potrebbe aggiungere fino a ulteriori 83,3 milioni di azioni.
- Valutazione di mercato: Con questo prezzo di partenza, la capitalizzazione di mercato implicita di SpaceX si attesta a ben 1,77 trilioni di dollari (circa 1.770 miliardi), posizionandosi fin dal primo giorno come la sesta azienda più capitalizzata d’America.
- La governance: Elon Musk mantiene saldamente il controllo della società con il 42% del capitale azionario e ben l’84,2% dei diritti di voto totali attraverso una struttura a doppia classe di azioni.
Boom domanda: ordini 4 volte l’offerta
Secondo quanto trapelato dalle sale operative e dai principali organi di stampa finanziari (tra cui Reuters e Bloomberg), la fase di bookbuilding (raccolta ordini) – che si è conclusa con alcune ore di anticipo rispetto al consueto – ha registrato un vero e proprio assalto da parte degli investitori.
Le indiscrezioni parlano di una domanda complessiva che ha superato i 250 miliardi di dollari L’offerta è risultata dunque sovrascritta tra le 3,5 e le 4 volte rispetto ai 75 miliardi richiesti dalla società.
Questo enorme squilibrio tra domanda e offerta promette di innescare una forte pressione rialzista fin dai primi minuti di contrattazione sul mercato secondario. Ma c’è anche chi ritiene che gli investitori puntino a monetizzare velocemente l’investimento e che questo possa generare una pressione ribassista, nel caso in cui nessuno si presenti sul mercato per acquistare.
Ad alimentare la frenata istituzionale vi è anche la cosiddetta scarsità di flottante: solo il 4,3% circa delle azioni totali è stato effettivamente distribuito sul mercato pubblico, mentre il resto rimane blindato dai vincoli di lock-up degli insider.