Risparmi, 10mila miliardi fermi sui conti: cosa rischia chi non investe

La BCE fotografa l’Europa che accumula liquidità: perché l’inflazione può ridurne il potere d’acquisto

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Gli europei risparmiano molto, ma quasi 10mila miliardi di euro, circa un terzo delle attività finanziarie delle famiglie dell’Eurozona, restano concentrati in contanti e depositi bancari con rendimenti bassi. Inoltre, circa otto famiglie su dieci non possiedono azioni né altri strumenti finanziari negoziati sui mercati.

È la fotografia contenuta nella nuova analisi della Banca centrale europea sulle scelte di risparmio delle famiglie. Il dato non significa che tutti debbano investire in Borsa, né che lasciare denaro sul conto sia sempre sbagliato. La liquidità serve per pagare le spese quotidiane e affrontare gli imprevisti.

Il problema nasce quando rimangono sul conto anche somme che non saranno utilizzate per anni. In quel caso il saldo apparentemente non cambia, ma può diminuire ciò che quel denaro permette realmente di acquistare.

Gli europei tengono un terzo dei risparmi nei depositi

Le famiglie dell’Eurozona conservano mediamente nei depositi bancari circa un terzo delle proprie attività finanziarie. Negli Stati Uniti la quota si ferma all’11%.

La distanza non dipende soltanto dalla ricchezza disponibile. Tra il 20% delle famiglie americane più benestanti, oltre il 65% possiede azioni quotate, obbligazioni o fondi comuni. Nell’Eurozona la percentuale rimane inferiore al 45%.

Secondo la BCE, quindi, non è solo la mancanza di denaro a tenere gli europei lontani dai mercati. Contano anche:

  • la percezione del rischio
  • la scarsa conoscenza dei prodotti finanziari
  • la limitata fiducia nei mercati
  • la disponibilità di strumenti semplici
  • il funzionamento dei sistemi pensionistici
  • le differenze fiscali tra i Paesi.

La situazione appare ancora più netta osservando i diversi profili delle famiglie europee.

Profilo individuato dalla BCE Quota delle famiglie Caratteristica principale
Proprietari immobiliari Oltre il 60% Gran parte della ricchezza è concentrata nelle case
Risparmiatori da deposito Circa il 25% Tengono prevalentemente il denaro in banca
Titolari di prodotti pensionistici Circa il 10% Investono indirettamente tramite previdenza e assicurazioni
Investitori nei mercati Circa il 4% Detengono una quota rilevante in azioni, obbligazioni, fondi o ETF

Soltanto il 4% delle famiglie, dunque, investe una parte consistente della propria ricchezza direttamente nei mercati.

Quanto rende oggi il denaro lasciato sul conto

La distanza tra rendimento dei depositi e aumento dei prezzi permette di capire il costo reale della liquidità inutilizzata.

Secondo le più recenti statistiche della BCE sui tassi bancari, a luglio 2026 i depositi delle famiglie immediatamente disponibili rendevano in media lo 0,28% lordo nell’Eurozona. I nuovi depositi con durata concordata fino a un anno offrivano, invece, mediamente il 2,10% lordo.

Nello stesso periodo l’inflazione dell’Eurozona rilevata da Eurostat è salita al 3,3% ad agosto, dal 2,9% di luglio.

Questo non produce una sottrazione visibile dal conto. Il denaro continua a esserci e può persino aumentare leggermente grazie agli interessi. Tuttavia, se i prezzi crescono più del rendimento netto, diminuisce il suo potere d’acquisto.

Lasciare soldi sul conto è sempre sbagliato?

No. Il conto corrente serve a ricevere entrate, effettuare pagamenti e affrontare gli imprevisti. Il problema nasce quando vi rimangono per anni anche somme non necessarie a breve. Conto e investimenti non sono, quindi, alternative assolute: ogni parte del risparmio deve avere una funzione coerente con i tempi e le necessità della famiglia.

Esigenza Orizzonte indicativo Possibile destinazione
Spese quotidiane Immediato Conto corrente
Fondo per gli imprevisti Breve Strumento liquido e prudente
Spesa già programmata Entro uno o due anni Deposito o strumento a breve coerente con la scadenza
Progetto futuro Medio periodo Soluzioni diversificate compatibili con il rischio
Capitale non necessario per molti anni Lungo periodo Portafoglio diversificato secondo il proprio profilo

Anche la protezione dei depositi deve essere considerata. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi spiegato dalla Banca d’Italia copre, nei casi previsti, fino a 100mila euro per depositante e per banca.

Dai BOT agli ETF: strumenti diversi per necessità diverse

Non esiste uno strumento migliore in assoluto. Esiste quello più coerente con il tempo a disposizione, la necessità di recuperare il denaro e la capacità di tollerare oscillazioni.

Strumento Rendimento Rischio principale Disponibilità
Conto corrente Generalmente contenuto Erosione dell’inflazione Immediata
Conto deposito Stabilito dalla banca Vincolo e rendimento insufficiente rispetto ai prezzi Variabile
BOT Conoscibile se mantenuto fino alla scadenza Vendita anticipata e reinvestimento Breve periodo
BTP Cedole e rimborso a scadenza Oscillazione del prezzo e rischio emittente Medio-lungo periodo
ETF obbligazionario Variabile Tassi e oscillazione dei titoli sottostanti Quotidiana
ETF azionario Non garantito Possibili perdite anche rilevanti Adatto soprattutto al lungo periodo

Azioni ed ETF non offrono garanzie di guadagno. I BOT mantenuti fino alla scadenza rendono più prevedibile il risultato, ma presentano comunque rischi e costi. Anche i depositi possono avere condizioni, vincoli e spese differenti.

La ricchezza italiana ha già pagato il conto dell’inflazione

Il tema riguarda direttamente l’Italia. Secondo la ricostruzione di Banca d’Italia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane valeva 11.732 miliardi di euro.

Il dato era aumentato del 2,8% rispetto all’anno precedente a prezzi correnti. Una volta considerata l’inflazione, però, la ricchezza risultava ancora inferiore di oltre il 5% rispetto al 2021.

È la dimostrazione della differenza tra valore nominale e valore reale: vedere una cifra più alta non significa necessariamente essere diventati più ricchi.

La domanda da farsi prima di investire

La nuova analisi della BCE non suggerisce che ogni risparmiatore debba spostare il denaro dai conti alla Borsa. Evidenzia, invece, un problema più ampio: milioni di famiglie non partecipano ai mercati neppure quando avrebbero risorse che potrebbero essere destinate al lungo periodo.

Prima di scegliere un prodotto, le domande utili sono quattro:

  1. Quanto denaro potrebbe servire in qualsiasi momento?
  2. Quando sarà necessaria la somma che rimane?
  3. Quale perdita temporanea si sarebbe realmente disposti a sopportare?
  4. Quanto incidono costi, imposte e inflazione sul risultato finale?

L’errore non è mantenere liquidità. È lasciare per anni tutto il patrimonio su un conto scarsamente remunerato senza aver calcolato il costo della scelta. Investire senza conoscere i rischi può essere pericoloso; non decidere, però, è già una decisione finanziaria.