Cos’è il risiko bancario, cosa significa e perché le banche continuano a fondersi

Fusioni, acquisizioni e scalate: perché il risiko bancario torna al centro dell'attenzione e quali conseguenze per clienti e lavoratori

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Cos’è il risiko bancario? E perché ciclicamente si torna a parlarne? Comporta dei rischi per i correntisti e per i dipendenti delle banche?

Ma soprattutto: dal momento che ci sono in ballo aziende e soldi, non sarebbe meglio chiamarlo “monopoli bancario?”. Proviamo a rispondere a tutte queste domande.

Cos’è il risiko bancario

Il termine “risiko bancario” non è una locuzione ufficiale: è più che altro una semplificazione giornalistica che indica una fase di fusioni, acquisizioni, scalate, offerte pubbliche di acquisto (Opa) o di scambio (Ops) tra banche e gruppi finanziari.

L’immagine evocata è quella del famoso gioco da tavolo Risiko!, nel quale i giocatori “combattono” spostando le truppe sulla mappa per contendersi territori, alleanze e posizioni di potere. Non si sa con esattezza chi abbia coniato l’espressione relativa al risiko bancario, dal momento che la si utilizza ormai da decenni sulla carta stampata, nei telegiornali e sul web.

Il gioco di società preso a modello per tali operazioni è il Risiko! e non il Monopoli perché il primo evoca maggiormente tatticismi e scontri diretti.

Nella stampa finanziaria internazionale per indicare questo genere di movimenti si usano formule come:

  • banking consolidation;
  • banking M&A wave oppure solo M&A (Mergers & Acquisitions);
  • takeover battle;
  • banking dealmaking;
  • bank merger wave;
  • banking shake-up;
  • corporate raid o hostile takeover (per le scalate ostili).

Il consolidamento del settore bancario ha ricevuto un’accelerazione agli inizi degli Anni ’90, per poi impennare dal 2000 in poi. I volani del risiko bancario sono stati l’internazionalizzazione dei mercati e la proliferazione della tecnologia. Le banche hanno capito che per prosperare devono ingrandirsi, conquistando quote di mercato nazionali e internazionali.

Le banche più grandi, in sintesi, hanno capito che il risiko bancario è utile per ridurre i costi operativi e offrire una gamma più ampia di servizi ai loro clienti.

In genere le banche più piccole tendono a voler resistere al risiko bancario, ma non è sempre così: qualora si tratti di realtà piccole, possono anche esserci vantaggi significativi. Si pensi ai costi per l’innovazione tecnologica in questa epoca in cui gli attacchi hacker sono strutturali. Il rispetto degli standard internazionali e le spese per la cybersicurezza possono essere di difficile gestione per una piccola banca. Far parte di un circuito più grande, inoltre, permette di attrarre clienti globali. Le banche, dunque, cercano fusioni e acquisizioni nel tentativo di rendersi competitive.

La Bce guarda positivamente al consolidamento tra banche, perché banche più grandi sono considerate più stabili ed anche più facili da controllare. Ma non solo: l’Ue punta al consolidamento dei gruppi bancari europei, in contrapposizione ai titani cinesi e americani.

I rischi del risiko bancario

Ogni medaglia ha il suo rovescio ed anche il risiko bancario non è esente da criticità.

I primi a guardare con sospetto alle fusioni e alle acquisizioni sono i dipendenti delle banche, che temono che gli accorpamenti possano creare sovrapposizioni nelle mansioni, portando a licenziamenti.

Ma anche per i clienti delle banche, talvolta, non mancano problemi. Un esempio realmente accaduto, senza citare i soggetti coinvolti (che chiameremo “Banca A” e “Banca B”), riguarda gli amministratori di condominio. I professionisti che operavano con conti correnti presso la Banca A potevano gestire decine di rapporti bancari (uno per ciascun condominio amministrato) accedendo all’home banking tramite un unico account. Un unico account per decine di condomini. Ebbene, dopo l’acquisizione da parte della Banca B, questa modalità operativa non è stata mantenuta: gli amministratori si sono trovati costretti a dover creare e gestire credenziali separate per ogni singolo condominio. Risultato: decine di account bancari per decine di condomini.

Esempi recenti di risiko bancario

Attualmente sono diversi i fronti aperti per quanto riguarda il risiko bancario. Come è noto, UniCredit ha messo gli occhi sulla tedesca Commerzbank, suscitando il disappunto del Governo di Berlino.

Ma il fronte caldissimo del risico bancario attualmente è un altro: in Italia Banco Bpm ha proposto formalmente a Banca Monte dei Paschi di Siena un’aggregazione concordata. Dall’unione nascerebbe il secondo gruppo bancario italiano. Ma la concorrenza non è rimasta a guardare: Intesa Sanpaolo ha dato il via libera a un’Opas volontaria totalitaria su Mps.

Solo fino a pochi anni fa, Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo, era in rovina: venne salvata dal fallimento solo grazie all’intervento diretto dello Stato. Oggi macina miliardi, il suo titolo cresce in maniera lenta e costante ed è una mucca da dividendi. Ha addirittura acquisito Mediobanca, entrando così anche in Assicurazioni Generali. Oggi Mps, tramite Mediobanca, detiene il 13,32% di Generali.