È panic selling sui mercati azionari mondiali dopo l’attacco di Stati Uniti ed Israele in Iran, mentre trionfano i beni rifugio e volano i prezzi dell’energia, in risposta ad uno shock che rischia di mettere in ginocchio l’Occidente in una fase economica già fragile. Il petrolio è volato sino a sfiorare gli 80 dollari al barile e gli ha fatto eco il prezzo del gas, che ad Amsterdam balza del 20%, mettendo a rischio l’Europa che dipende fortemente dal gas importato. Nel frattempo, il trasporto aereo mondiale è in tilt, con una portata che non si vedeva dai tempi della pandemia. Ma vediamo quale è stata la reazione dei mercati agli eventi bellici.
La serrata dello stretto di Hormuz
La rappresaglia di Teheran all’attacco israelo-statunitense come detto ha portato alla serrata dello stretto di Hormuz, punto vitale del commercio di petrolio, dove transita circa un quinto del greggio commerciato nel mondo. Immediatamente, centinaia di petroliere e navi di gas liquefatto sono state bloccate ai lati dello Stretto di Hormuz così come le portacontainer commerciali dei colossi internazionali della logistica come Maesrk, costrette a deviare su rotto più lunghe.
Il petrolio è volato assieme al gas
Per tutta risposta, negli scambi over the counter del weekend, il petrolio ha fatto un balzo di circa il 10%, superando la soglia dei 70 dollari al barile, che non vedeva da tempo. Questa mattina, alla riapertura dei me0rcati regolamentati, il Brent arriva quasi a sfiorare gli 80 dollari in rialzo del 9%, mentre il WTI statunitense evidenzia un rialzo dell’8,6% a 72,81 dollari al barile. E mentre la febbre del petrolio sale, nonostante il tentativo dell‘Opec+ di raffreddare i prezzi con un aumento non previsto dell’offerta, gli esperti già pronosticano una ascesa delle quotazioni fino a 100 dollari, livello toccato in occasione dello scoppio della guerra in Ucraina.
La reazione più violenta è quella del gas: i future sul Dutch TTF alla Borsa di Amsterdam sono volati del 20% a 38,535 euro, confermando che il blocco avrà pesanti ripercussioni anche sul mercato del gas, nella delicatissima fase di uscita dall’inverno. Secondo gli esperti il gas potrebbe far segnare un rialzo del 130% se la chiusura di Hormuz si prolungherà almeno per un mese. Un trend che rischia di mettere in ginocchio l’Europa che dipende fortemente dal gas importato dal Medioriente.
La fragile risposta dell’Opec+
A poco o nulla è servito l’intervento immediato degli otto Paesi dell’Opec+, che hanno deciso un aumento della produzione di oltre 200mila barili al giorno per il mese di aprile. Il rialzo è superiore alle previsioni, ma rappresenta una percentuale trascurabile della produzione del cartello e sicuramente insufficiente a dare una risposta decisa al blocco imposto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Dollaro, Oro & Co
Controcorrente viaggiano ovviamente il dollaro e lo Yen, l‘oro e gli altri metalli preziosi, che rappresentano dei beni rifugio in fasi come questa. Il dollaro index, che rappresenta l’andamento del dollari rispetto ad un basket delle principali valute globali, segna un rialzo dello 0,75% a 98,30, mentre l’euro è stato spinto al ribasso a 1,1724 (-0,75%). Avanza anche lo yen a 183,98 contro euro (-0,2%).
L‘Oro non è da meno e guida i rialzo dei preziosi con un progresso del 3,3% a 5.422,298 dollari l’oncia, molto vicino ai recenti record raggiunti sopra i 5.600.
Mercati azionari mondiali in rosso
I mercati azionari globali sono in rosso. All’andamento negativo dei mercati asiatici fa eco un’apertura in pesante ribasso per le Borse europee, stando all’andamento dei Futures. Il derivato sul Dax di Francoforte segna un -2,2%, Quello sul Cac-40 francese un -1,9%, in linea con l’Ibex -35 di Madrid. Non va meglio per Piazza Affari dove il FIB segna un -2,2%. Terreno più stabile per Londra (-0,06%).