Tornano i riflettori sull’IPO di Space X, attesa da tempo a Wall Street. La società spaziale che fa capo a Elon Musk e che punta a rendere l’accesso alla Luna alla portata di tutti e costruire data center sul nostro satellite naturale, dovrebbe sbarcare al Nasdaq entro il mese di giugno. Una data che avrebbe significati più profondi del timing prettamente finanziario, perché coinciderebbe con il compleanno di Musk che cade il 28 giugno e con un allineamento planetario tra Giove e Venere.
Musk alza il tiro sulla raccolta
Il gruppo di Elon Musk conta di raccogliere dall’IPO circa 75 miliardi di dollari. Lo ha annunciato il management di Space X durante un incontro con gli investitori, alzando l’asticella rispetto ai 50 miliardi precedentemente indicati, cifra già rivista al rialzo e che rappresentava già un record di raccolta per uno sbarco in Borsa.
I collocamento di Space X dunque supererebbe ampiamente l’attuale primato che va al gigante petrolifero saudita Saudi Aramco con 29 miliardi di dollari di raccolta nel 2019. La nuova cifra porterebbe la valorizzazione complessiva della società di Musk a circa 1.750 miliardi di dollari.
Le ragioni dell’IPO
Nonostante il flusso di cassa significativo vantato da SpaceX, in gran parte derivante dall’operatore satellitare Starlink, di cui si prevedeva in precedenza uno spin-off ed una quotazione a se stante, l’azienda spaziale di Musk avrebbe bisogno di molti più fondi per finanziare le sue ambizioni. Secondo Bloomberg, n una nota interna ai dipendenti di dicembre, SpaceX avrebbe affermato che i proventi dell’IPO finanzieranno lo sviluppo del razzo Starship, i centri dati per l’intelligenza artificiale nello spazio e una base sulla Luna.
Musk vuole piazzare un terzo delle azioni al pubblico
Secondo quanto riferito da Reuters, Musk starebbe valutando la possibilità di riservare fino al 30% delle azioni oggetto di offerta agli investitori retail, pari ad almeno il triplo della quota che, in questi casi, è tradizionalmente riservata agli investitori individuali. Nei casi normali, le società al debutto piazzano al pubblico retail non più del 5-10% dell’IPO.
Questa scelta farebbe perno sulla convinzione che l’ampia base di sostenitori fedeli contribuirebbe a stabilizzare il titolo dopo il debutto. Si attende una domanda record dagli investitori retail, come avvenne ai tempo del collocamento di Google. Si prevede un certo interesse sia da parte dei family officer che sostengono Space X da anni, sia dai piccoli investitori attratti ideologicamente dalle società di Musk, non solo Space X ma anche Tesla e Starlink.
Ruoli precisi per le banche collocatarie
Il piano di Musk prevede anche anche ad un approccio insolitamente selettivo nella scelta delle banche che cureranno il collocamento. Il patron di Space X avrebbe scelto personalmente Bank of America per la distribuzione presso gli investitori più ricchi ed i family officer in USA, mentre Morgan Stanley curerebbe il collocamento presso i risparmiatori meno agiati, e Citigroup coordinerebbe il collocamento al pubblico retail internazionale ed agli istituzionali. Ruolo diversi dunque per fascia di clientela ed area geografica.