Hormuz, blocco navale di Trump spaventa i mercati: Brent di nuovo sopra i 102 dollari

Dall'Europa nessun sostegno all'iniziativa Usa, Cina e Russia preoccupate su impatti economici.

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Redazione

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Il fallimento dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran ad Islamabad ha innescato una nuova escalation: il presidente Trump ha annunciato su Truth che la marina americana bloccherà tutte le navi “in entrata o in uscita dai porti iraniani a partire dal pomeriggio di lunedì. I mercati hanno reagito immediatamente con il prezzo del petrolio che è tornato a viaggiare sopra i 100 dollari, con il Brent intorno ai 102 dollari al barile (+7,3%) e il WTI a 104 dollari (+7,7%). La notizia ha impattato negativamente anche sui mercati europei, tutti in netto calo: la performance peggiore è quella di Francoforte (-1,1%), seguita da Milano e Parigi (-0,9%). Più contenuta la perdita di Londra (-0,4%).

Israele si è schierata immediatamente con Washington. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato il pieno sostegno di Israele al blocco navale, confermando la piena coordinazione tra i due paesi.

Le reazioni europee

Le reazioni europee sono invece frammentate. Il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato alla BBC che il Regno Unito “non sostiene il blocco navale dello Stretto di Hormuz”, ribadendo che Londra ha partecipato solo ad “azioni difensive” dall’inizio del conflitto. Starmer ha comunque sottolineato che la riapertura dello Stretto resta “l’unico modo per far scendere i prezzi dell’energia nel più breve tempo possibile”.

La Francia ha annunciato un’iniziativa diplomatica autonoma: il presidente Macron ha comunicato che Parigi “organizzerà con la Gran Bretagna, nei prossimi giorni, una conferenza con i paesi pronti a contribuire a una missione multinazionale pacifica destinata a riportare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. La missione sarà “strettamente difensiva e distinta dai belligeranti”. Macron ha aggiunto che “non deve essere risparmiato alcuno sforzo per giungere rapidamente a una soluzione solida e duratura del conflitto attraverso le vie diplomatiche”, citando tra le questioni da affrontare le “attività nucleari e balistiche dell’Iran” e la sovranità del Libano.

La Spagna ha espresso “massima preoccupazione” per l’ultimatum americano. La ministra della Difesa Margarita Robles ha definito il conflitto “una follia, una guerra senza senso e illegale” e ha auspicato la ripresa dei colloqui di pace, mentre ha respinto le minacce del premier israeliano Netanyahu, secondo cui “la Spagna pagherà un prezzo” per le sue posizioni, assicurando che Madrid “resterà molto ferma nella difesa della pace”. “Abbiamo avuto un dibattito orientativo in particolare sull’impatto economico della crisi in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un danno e la libertà di navigazione è di primaria importanza”, ha intanto commentato Ursula von der Leyen in conferenza stampa dopo la riunione della Commissione sulla crisi in Medio Oriente.

Cina e Russia: libertà di navigazione e mercati a rischio

Dalla Cina, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha dichiarato che “lo Stretto di Hormuz è un’importante rotta commerciale internazionale e garantire la sua sicurezza e la libera circolazione è nell’interesse comune della comunità internazionale”. Mosca ha previsto ulteriori ricadute negative sui mercati: il portavoce del Cremlino Peskov ha affermato che il blocco “continuerà ad avere un impatto negativo sui mercati internazionali”, pur astenendosi da commenti più sostanziali per i dettagli ancora poco chiari.