Autonomia strategica tra geopolitica e allocazione di portafoglio, la visione di Barclays

L'analisi sottolinea come il cardine per gli investimenti restino diversificazione internazionale e autonomia strategica

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Pubblicato:

A nuovo anno appena iniziato, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, appare già come “uno dei principali motori del sentiment del mercato”, chiamato ad affrontare la non facile “sfida” di trovare un equilibrio tra le politiche “America First” e le misure di accessibilità economica rivolte a Main Street, senza compromettere la performance di Wall Street. Questa è l’analisi che emerge da un recente report di Barclays, che sottolinea come il cardine per gli investimenti restino diversificazione internazionale e autonomia strategica.

 

Trump l’equilibrista

La banca d’affari segnala come i tassi di approvazione per l’amministrazione Trump “sono in costante calo a causa dei venti contrari sui dazi e degli elevati tassi di interesse, che continuano a mettere sotto pressione i consumatori”.
Considerato l’appuntamento delle elezioni di mid-term a fine anno, l’attenzione del presidente Usa sembra spostarsi verso “il miglioramento dell’accessibilità economica e l’alleviamento della pressione dei consumatori, soprattutto nella fascia più bassa,” con il rinvio ad esempio di dei dazi su alcuni beni. Un ulteriore sollievo alle famiglie potrebbe essere offerto dalla recente azione militare in Venezuela che potrebbe, secondo Barclays, “contribuire a contenere i prezzi del petrolio”.
Ma se Trump dovesse spingersi oltre, dando seguito a mosse più aggressive, come ad esempio la questione dell’annessione della Groenlandia, “questo potrebbe mettere a dura prova i nervi del mercato”.

Quindi la sfida per Trump “sarà trovare un equilibrio tra le politiche “America First” e le misure di accessibilità economica rivolte a Main Street, senza compromettere la performance di Wall Street”.

 

Altri elementi chiave per l’agenda del presidente: Corte Suprema e macroeconomia

A differenza di quanto atteso in precedenza, la Corte Suprema non si è pronuncia venerdì sull’uso da parte del presidente Trump dei poteri tariffari di emergenza ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Trump aveva invocato l’IEEPA, una legge del 1977, per imporre i cosiddetti dazi “reciproci” sui beni importati da singoli paesi – quasi tutti i partner commerciali esteri – per affrontare quella che ha definito un’emergenza nazionale legata ai disavanzi commerciali statunitensi. Il 2 gennaio, in un post sui social, Trump ha detto che una sentenza della Corte Suprema contraria ai dazi sarebbe un “colpo terribile” per gli Stati Uniti.

Sul fronte macroeconomico, gli investitori riceveranno i primi dati chiari dopo lo shutdown delle attività governative dorato per oltre 40 giorni e conclusosi a metà di novembre. Nell’attesa dell’indice dei prezzi al consumo la prossima settimana, venerdì sono usciti i dati sulle buste paga del settore non agricolo di dicembre. Il rapporto del Dipartimento del Lavoro ha mostrato che i Nonfarm Payrolls sono aumentati di 50.000 unità, rispetto a un aumento atteso di 66.000 e a fronte delle 56.000 unità di novembre, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, leggermente al di sotto del 4,5% previsto.

 

Parola chiave: autonomia strategica 

Non solo gli Stati Uniti puntano a una maggiore autonomia strategica. E questa non passa solo dalle materie prime ma ora sempre più anche dalla difesa.

Anzitutto, Barclays sottolinea che “un governo più favorevole in Venezuela amplierebbe l’accesso degli Stati Uniti a significative riserve petrolifere, contribuendo a contenere i prezzi dell’energia e a rafforzare la stabilità economica interna”. Inoltre, la “rinnovata retorica sull’annessione della Groenlandia“, che detiene ingenti giacimenti di terre rare, esprime il tentativo dell’America trumpiana di ridurre la propria “dipendenza dalle importazioni di materie prime industriali e di terre rare, fondamentali per settori strategici come l’intelligenza artificiale, la tecnologia spaziale e la difesa”.

E proprio in tema di difesa si colloca l’annuncio in settimana di Trump circa l’intenzione di aumentare la spesa per la difesa del 50%, portandola a 1,5 trilioni di dollari entro il 2027.

Spese per la difesa destinate ad aumentare anche al di qua dell’Atlantico. Nel Vecchio continente, infatti lo scorso dicembre, ricorda Barclays, la Germania ha approvato 50 miliardi di euro in acquisti militari, portando la spesa complessiva per l’anno a un importo record di 83 miliardi.

Parallelamente in Asia, crescono le tensioni tra Cina e Giappone, con Pechino che sta imponendo restrizioni alle esportazioni di prodotti a duplice uso per uso militare e di terre rare verso Tokyo.

 

Effetto sui portafogli: necessità di diversificazione internazionale

In conclusione, concentrando lo sguardo sugli investimenti, sembrerebbe proprio che, come suggerisce la banca di affari, in termini di allocazione “gli investitori trarrebbero vantaggio da un’esposizione più diversificata a livello internazionale nei portafogli“, considerato che le “frizioni geopolitiche sono destinate a perdurare” e che un “numero maggiore di politiche “America first” probabilmente guiderà l’agenda dell’amministrazione Trump”.