É Giunta una proposta da parte di Faib Confesercenti e Fegica, che sono le sigle dei gestori degli impianti di rifornimento del carburante. Si chiede un tetto massimo al prezzo di benzine gasolio, che sia uguale per l’intera rete e calcolato con una formula resa pubblica.
Idea presentata al Forum 2026 di Confesercenti, con l’intento evidente di dare una risposta agli aumenti degli ultimi mesi. Non sarebbe la prima risposta, in realtà, ma in questo caso si chiedono regole chiare e valide per tutti i distributori. Dinanzi a ciò si attende ora la risposta del Governo.
La proposta dei benzinai
Tra il 27 febbraio e il 24 novembre il prezzo in modalità self è salito di circa 49 centesimi al litro per la benzina e 62 centesimi per il gasolio. Ciò al netto del taglio delle accise. Ad agosto, ricordano le sigle, la componente energetica segnava un +17% e l’inflazione il 3,3% (salita poi a oltre il 4% a settembre”.
Proprio dai rincari nasce l’idea di un “price cap” nazionale, ovvero di un tetto massimo pensato come strumenti uguale per tutti e reso pubblico, da introdurre con un intervento normativo per contenere i costi per gli automobilisti. Un’azione dall’alto, dunque, e non dal settore privato.
Il meccanismo proposto avrebbe due livelli. Da un lato il Garante per la sorveglianza dei prezzi accerterebbe la situazione straordinaria. Dall’altro, invece, il Ministro attiverebbe il tetto con un atto motivato. La misura avrebbe una durata di 90 giorni, con una sola proroga di altri 90.
Il tetto sarebbe poi rivisto ogni 15 giorni, al rialzo o al ribasso. Nel caso specifico, il prezzo massimo partirebbe dal prezzo industriale del 27 febbraio, cui si sommerebbero le variazioni delle componenti di costo e un margine di salvaguardia per le scorte.
“Nessuno vuole introdurre il prezzo amministrato”, ha spiegato il presidente di Fegica, Roberto Di Vincenzo. Ha poi sottolineato come il meccanismo sia costruito “sulla scorta di atti amministrativi nazionali e europei”.
Il margine di raffinazione
C’è un punto delicato in questa vicenda ed è il margine di raffinazione che, secondo le sigle, risulta superiore alla media del 2025 di circa 21 centesimi sulla benzina e di 39 centesimi sul gasolio.
La quota di questo margine da riconoscere sarebbe una scelta politica, affidata a un parametro chiamato alfa:
- con alfa a 0,25 il tetto si attesterebbe a 2,04 euro al litro per la benzina e 2,02 per il gasolio;
- con alfa a 0,5 il tetto salirebbe a 2,10 euro al litro per la benzina e 2,14 per il gasolio.
Le sigle precisano che il calcolo non prova una speculazione, ma indica un’area di indagine, con un margine di incertezza di 1-2 centesimi. Il tetto resterebbe comunque un massimo, con la possibilità di vendere a prezzi inferiori, e in caso di rischi per l’approvvigionamento è prevista la sospensione come ultima istanza, a tutela del rifornimento.
Le sigle attendono ora un incontro con il Ministro Adolfo Urso. Il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, ha spiegato come il contatto con il Mimit sia costante. Ha infatti ricordato i tre anni di lavoro comune sul disegno di legge di settore, “che speriamo venga approvato al più presto”.