La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha minacciato le aziende del settore energetico con nuove tasse se dovessero essere scoperte a speculare sugli aumenti dei costi dell’energia dovuti alla guerra in Iran. La premier ha ipotizzato o un nuovo aumento dell’Irap, oppure una tassa sugli extraprofitti.
I prezzi alti stanno però diventando un problema anche per gli stoccaggi di gas. Ad aprile ricominceranno gli accumuli per l’inverno, ma il prezzo rischia di essere ancora troppo alto. Dubbi anche sulla possibilità di vendere il metano già in riserva per abbassare i costi delle bollette delle imprese energivore.
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Le minacce di Meloni sulla speculazione energetica
In un’intervista alla rete radiofonica Rtl 102.5, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato il piano del Governo per evitare che l’aumento dei prezzi del gas dovuto alla crisi in Iran dia il via a una speculazione sul prezzo dell’energia nel nostro Paese. Alle società che speculano, verranno imposte tasse più alte, con due ipotesi:
- un’Irap maggiorata, da inserire nel decreto energia in discussione in Parlamento;
- una tassa sugli extraprofitti simile a quella attuata sulle banche.
Per capire quali sono le aziende che speculano, l’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, attiverà un monitoraggio straordinario. Saranno emessi due bollettini giornalieri che paragoneranno gli aumenti del prezzo del gas all’ingrosso con quelli in bolletta.
Il solito problema sugli extraprofitti
Tra le due ipotesi di tassazione ipotizzati, l’Irap è quella più semplice da realizzare, ma anche quella più accettabile dalle imprese. Si tratterebbe infatti di una percentuale fissa sulla produzione netta. Non colpirebbe direttamente i profitti e rischierebbe, sul lungo periodo, di finire scaricata sui clienti attraverso ulteriori aumenti in bolletta.
Una tassa sugli extraprofitti sarebbe invece più efficace, perché disincentiverebbe l’aumento dei prezzi. Il problema di questa opzione è definire cosa sia un “extraprofitto”. In un mercato libero, ogni operatore può fissare il prezzo che vuole. È il consumatore a scegliere, sia a seconda del prodotto offerto, sia a seconda proprio del prezzo. Non esiste un profitto “extra”.
Il problema è che, nel settore dell’energia italiano, l’introduzione del mercato libero è relativamente nuova. Spesso i clienti non si rendono conto che potrebbero cambiare operatore in 24 ore senza nessuna attesa e risparmiare. Sono quindi più propensi a subire gli aumenti, come succedeva nel mercato monopolistico, quando esisteva un unico operatore.
I dubbi del Governo sugli stoccaggi
L’ultima questione è quella degli stoccaggi. Ad aprile le società inizieranno ad accumulare gas per l’inverno. I prezzi alti potrebbero comportare bollette del riscaldamento più alte tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Le aziende del settore energetico potrebbero attendere, ma se gli stoccaggi non fossero pieni entro la fine dell’estate, un’altra crisi rischierebbe di creare una situazione simile a quella del 2022.
C’è però un altro problema sugli stoccaggi. Il Governo aveva programmato di vendere il gas rimasto in riserva, circa il 47% del totale accumulabile dall’Italia, prima della fine dell’inverno. Il ricavato avrebbe finanziato interventi per ridurre le bollette alle aziende che consumano più energia. Ora, però, quegli stessi stoccaggi potrebbero risultare strategici se la crisi in Medio Oriente dovesse prolungarsi.