Samsung, sciopero di 3 giorni in Corea del Sud per mancato accordo sui salari: è la prima volta

Nella storia di Samsung si tratta del secondo sciopero e del primo che si prolunga per tre giorni. Il primo in assoluto, di un solo giorno, è stato messo in atto a inizio giugno. Al centro della disputa, il rinnovo dei contratti e l'accordo salariale

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Per la Corea del Sud lo sciopero dei lavoratori Samsung, che hanno deciso di incrociare le braccia per tre giorni, è una novità assoluta, quasi scioccante. L’agitazione sindacale è stata decisa quando le trattative sui salari si sono interrotte con un nulla di fatto. Migliaia di lavoratori si sono riuniti davanti agli impianti Samsung di Hwaseong, nella provincia di Gyeonggi, a sud di Seoul, indossando nastri con la scritta “lotta di solidarietà”.

La novità degli scioperi in Samsung

Un altro sciopero in Samsung Electronics si era tenuto a inizio giugno. Era stato uno sciopero di un solo giorno, ma aveva fatto molto rumore dal momento che era la prima agitazione in assoluto nel gigante sudcoreano della tecnologia. Ma anche il soggetto coinvolto aveva contribuito ad accendere il dibattito nel Paese, suscitando anche l’attenzione dei media internazionali. Samsung non produce solo smartphone, tv, condizionatori e altri elettrodomestici: il colosso è anche una delle poche aziende mondiali a produrre chip di memoria di fascia alta utilizzati per l’intelligenza artificiale generativa.

Samsung è una delle potenze economiche più importanti della Corea del Sud: contribuisce al Pil nazionale per il 15%. Dato l’immenso peso economico-politico della Big Tech coreana, capace di orientare le scelte del governo fatturando miliardi e distribuendo migliaia di posti di lavoro in patria, un articolo del Washington Post del 2012 titolava parlando della “Republic of Samsung”. Allo sciopero di un solo giorno di giugno è dunque seguito uno sciopero di ben tre giorni a luglio. Samsung per decenni è stata libera dai sindacati e questo contribuisce ad aumentare il clamore per quanto sta accadendo.

Trattative arenate

Le trattative fra management dell’azienda e sindacati dei lavoratori sono bloccate dal gennaio scorso. Al centro del braccio di ferro ci sono il rinnovo dei contratti e l’aumento dei salari.

“Lo sciopero generale di oggi è solo l’inizio”, ha dichiarato il rappresentante dei lavoratori Son Woo-mok. “Vi chiediamo di non andare al lavoro prima del 10 luglio e di non ricevere telefonate di lavoro”. Secondo il sindacato, circa 5.200 persone che lavorano nello stabilimento, nei settori della produzione e dello sviluppo, hanno aderito alla protesta. “La direzione pensa ancora che questo non influirà sulla linea di produzione?”, ha chiesto Lee Hyun-kuk, vicepresidente del sindacato.

Il sindacato in protesta conta circa 30.000 iscritti, più di un quinto della forza lavoro totale dell’azienda.

Quante ore si lavora in Corea del Sud

Incrociare le braccia per tre giorni filati in un Paese che è stato sul podio degli stacanovisti mondiali è una notizia: una rilevazione del 2017 vedeva la Corea del Sud al terzo posto fra i Paesi Ocse per le ore settimanali lavorate, dietro a Messico e Costa Rica. All’epoca l’orario di lavoro massimo fissato per legge ammontava a 68 ore settimanali. Nel 2018 il governo decise che il carico era eccessivo, tenuto in considerazione fra le altre cose, l’alto numero di suicidi e di morti per iperlavoro. Tale causa di decesso è tanto diffusa in Corea del Sud da avere un nome specifico: “gwarosa” (letteralmente “morte per troppo lavoro”). Il limite di legge è stato così abbassato a 52 ore. Ma ancora oggi nella cultura sudcoreana lavorare fino allo stremo delle energie è spesso considerato sinonimo di abnegazione e virtù.