Il Rapporto Nazionale Invalsi 2026 segnala una difficoltà rilevante nella scuola primaria: quasi il 40% dei bambini delle elementari non raggiunge le conoscenze di base in matematica. La quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica scende di tre punti percentuali sia in seconda sia in quinta primaria. Il confronto con il 2019 mostra un calo ancora più evidente: allora la percentuale superava il 70%, mentre ora si colloca poco sopra il 60%.
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Prove Invalsi 2026, allarme matematica
Il dato più critico delle prove Invalsi 2026 riguarda la matematica nella scuola primaria. Quasi quattro bambini su dieci non possiedono le conoscenze considerate di base. Non si tratta solo di un risultato statistico: il mancato raggiungimento di queste competenze può avere effetti anche negli anni successivi, quando lo studio richiede strumenti più solidi per affrontare problemi, ragionamenti logici e contenuti più complessi.
Il calo rispetto al periodo precedente alla pandemia è stimato tra l’8% e il 10%. La diminuzione riguarda sia la seconda sia la quinta elementare, quindi due passaggi diversi ma entrambi centrali nel primo ciclo. Secondo il Rapporto, il problema non può essere letto solo come conseguenza della didattica a distanza.
I risultati risentono anche della composizione della popolazione scolastica: con meno abbandoni, restano tra i banchi anche studenti che partono da livelli più fragili. Questo può abbassare le medie generali, pur rappresentando un segnale positivo sul fronte dell’inclusione.
Italiano, difficoltà nella comprensione alle medie
Il secondo fronte critico riguarda l’italiano nella scuola secondaria di primo grado. In terza media, la quota di studenti che raggiunge il livello obiettivo scende dal 59% al 57%. Il problema principale riguarda la comprensione della lettura, una competenza fondamentale per tutte le materie.
Il dato interessa una generazione che ha vissuto una parte importante della scuola primaria durante gli anni della pandemia. Le difficoltà rilevate oggi alle medie mostrano quindi effetti che non si esauriscono nel breve periodo.
La comprensione del testo è una competenza trasversale: serve per studiare storia, scienze, matematica, geografia e per orientarsi nelle informazioni quotidiane. Una fragilità in questo ambito può incidere sull’intero percorso scolastico.
Alle superiori migliorano italiano e matematica
Il Rapporto Invalsi 2026 registra anche segnali positivi. All’ultimo anno delle superiori, i risultati migliorano sia in matematica sia in italiano. La quota di studenti che raggiunge il livello atteso in matematica sale dal 49% al 52%, mentre in italiano passa dal 52% al 54%.
Il dato indica che una parte del sistema scolastico riesce a recuperare lungo il percorso. Gli studenti più grandi mostrano miglioramenti rispetto alle rilevazioni precedenti, anche se il quadro resta differenziato tra territori.
Il recupero alle superiori non elimina le difficoltà della scuola primaria, ma segnala che alcuni interventi e percorsi possono produrre risultati negli anni successivi.
Il Mezzogiorno cresce più velocemente
Il Nord resta avanti nei risultati, con livelli superiori al 60%, ma i miglioramenti più marcati arrivano dal Mezzogiorno. In matematica, il Sud passa dal 40% al 45%, mentre Sud e Isole salgono dal 38% al 41%. In italiano, il Sud cresce dal 44% al 47%.
I dati sugli effetti di Agenda Sud, il programma di sostegno rivolto alle scuole più fragili, mostrano risultati più evidenti in Campania, Basilicata e Calabria. Sicilia e Sardegna, invece, faticano maggiormente a intercettare gli effetti positivi del programma. Restano ancora circa 10-15 punti percentuali di distanza tra Centro-Nord e Mezzogiorno, ma il divario si sta riducendo grazie al miglioramento delle aree che partivano più indietro.
Dispersione scolastica in calo
Nel 2025 la quota di studenti che abbandonano il percorso di istruzione scende all’8,2%, con una stima al 7,3% per il 2026. L’obiettivo europeo del 9%, fissato per il 2030, risulta quindi già superato con alcuni anni di anticipo. Dal 2019 al 2026 la quota di studenti che arriva al diploma o alla qualifica professionale passa dall’86,5% al 92,7%.