A distanza di qualche anno dalle restrizioni pandemiche che sembravano aver spinto la transizione verso una società emancipata dal contante per evitare il contagio tramite la cartamoneta, il quadro dipinto dall’ultimo rapporto della Banca Centrale Europea sul comportamento delle imprese delinea uno scenario inaspettato.
Il contante non solo resiste, ma torna ad aumentare la propria presenza nei punti vendita fisici dell’Eurozona. Contemporaneamente, si assiste a una profonda trasformazione dei pagamenti elettronici. L’adozione dei classici POS bancari e delle carte di credito cresce a rilento, mentre esplodono le soluzioni alternative ai circuiti finanziari tradizionali, come Satispay e PayPal, a dimostrazione di come consumatori ed esercenti siano alla ricerca di strumenti più leggeri, immediati e con commissioni meno soffocanti.
Indice
I Paesi dell’Eurozona più affezionati ai contanti
L’indagine della BCE condotta su un campione di oltre 8.000 imprese mostra come il 92% dei punti vendita fisici nell’area euro continui ad accettare banconote e monete. Se l’accettazione delle carte di credito o debito registra un timido incremento dall’87% all’88%, ad azionare il turbo sono i pagamenti via smartphone e wallet mobile, la cui presenza è quasi raddoppiata passando dal 36% al 68%.
Dal punto di vista settoriale, il contante tocca la cima del 93% nel commercio al dettaglio, nei bar, nei ristoranti e negli hotel, mentre scende all’84% nel comparto di arte, spettacolo e intrattenimento, dove biglietterie digitali e sistemi automatizzati hanno preso più rapidamente il sopravvento.
La disponibilità ad incassare moneta fisica varia però sensibilmente all’interno dei confini comunitari:
- Grecia e Italia sono in cima alla graduatoria, con un tasso di accettazione che raggiunge picchi del 99% e la quasi totalità degli esercizi garantisce la possibilità di saldare in banconote;
- poco distante si posiziona la Slovacchia, che ha registrato uno dei balzi in avanti più marcati dell’area euro con un aumento di 9 punti percentuali rispetto al 2024;
- sul fronte opposto si muove invece il Belgio, protagonista di uno dei cali più ripidi con una perdita di 10 punti in soli due anni che lo attesta all’81%;
- chiude la classifica Cipro, che con il suo 76% rappresenta la quota d’accettazione più bassa dell’Eurozona, sebbene mostri primi segnali di ripresa rispetto alle rilevazioni precedenti.
Perché l’Europa diffida del digitale
Nel dibattito nostrano la resistenza verso il POS viene quasi sempre liquidata come un rifiuto legato alle commissioni bancarie e alle logiche di controllo fiscale. Sbirciando oltreconfine, tuttavia, si scopre che le ragioni di questa diffidenza affondano in motivazioni molto diverse, quasi tutte di natura culturale, psicologica o strategica.
In Germania e Austria, per esempio, si crede molto nella protezione dei dati personali. Nelle economie di lingua tedesca l’anonimato finanziario è percepito come un diritto fondamentale, e l’idea che banche o istituzioni possano tracciare ogni singola spesa crea una forte avversione diffusa. A questo si aggiunge la convinzione psicologica che maneggiare banconote fisiche aiuti a mantenere un controllo reale ed effettivo sui propri risparmi.
Un secondo elemento chiave riguarda la tenuta della rete in caso di blackout. Gli attacchi informatici e i continui guasti ai sistemi di pagamento elettronici hanno riacceso i riflettori sulla resilienza operativa, riaffermando il contante come l’unica infrastruttura di pagamento in grado di funzionare sempre offline, priva di rischi di blocco informatico.
Infine pesa la memoria delle recenti crisi bancarie. Nelle aree dell’Europa orientale e meridionale che hanno vissuto sulla propria pelle periodi di restrizione o congelamento dei crediti, detenere denaro contante rappresenta ancora una tutela psicologica immediata contro l’instabilità del sistema creditizio.
Quale futuro per l’Euro Digitale?
Il paradosso registrato dalla BCE, che vede convivere un rialzo del contante con il boom delle piattaforme di pagamento alternative, manda un segnale chiarissimo a Francoforte in vista del debutto dell’Euro Digitale.
Per evitare che la nuova valuta dematerializzata finisca per essere respinta da utenti e mercati, la BCE dovrà tenere in considerazione diversi fattori cruciali:
- l’anonimato e la modalità offline non sono valori negoziabili, per cui anche la nuova moneta digitale dovrà consentire transazioni che non lascino traccia centralizzata degli spostamenti di denaro, esattamente come avviene oggi con le banconote;
- il successo travolgente delle app di pagamento istantaneo dimostra che il mercato premia i modelli privi di balzelli accessori e a costo quasi azzerato per gli esercenti, soprattutto sui piccoli importi;
- l’Euro Digitale non potrà nascere con l’obiettivo di abolire il contante, ma dovrà proporsi come una sua alternativa pubblica e sovrana, concepita per affiancare la cartamoneta e proteggere i cittadini dalla dipendenza dai grandi circuiti privati d’oltremare.