Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio vuole la holding: 3,7 miliardi a testa agli altri eredi

Con un prestito Citi da 22 miliardi punta all'82,5% della holding di EssilorLuxottica, Generali, UniCredit e Mps: incontro entro il 7 novembre

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Leonardo Maria Del Vecchio torna nella partita per il controllo di Delfin, la holding lussemburghese che custodisce l’eredità finanziaria del fondatore di Luxottica. Con una lettera inviata agli altri sette eredi e resa nota dal gruppo editoriale di cui è proprietario, il presidente di Lmdv Capital si è detto pronto a rilevare il 75% della cassaforte di famiglia.

Sul piatto un’offerta di circa 3,7 miliardi di euro a ciascun fratello. Un’operazione che, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe sostenuta da un finanziamento da 22 miliardi di euro concesso dalla banca statunitense Citi. Fissata già una data cruciale, quella del 7 novembre, ovvero l’ultimo giorno entro il quale poter concretizzare un incontro tra le parti.

Una mossa che apre l’ennesimo capitolo di una vicenda che da oltre 4 anni, dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio nel 2022, vede gli 8 eredi divisi sulla gestione di uno dei patrimoni più rilevanti d’Italia.

L’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio ai fratelli

Leonardo Maria Del Vecchio ha presentato la sua iniziativa come una svolta rispetto ai tentativi precedenti. Di fatto, dice, “è la proposta più seria che io abbia mai fatto”. Con l’acquisto delle quote dei fratelli, l’imprenditore salirebbe all’82,5% di Delfin.

L’offerta però non prevede una strada unica. Agli altri soci sono stati proposti “sia un acquisto totale e immediato delle quote, sia altre forme di acquisizione più diluite nel tempo”, lasciando “a ciascuno la libertà di scegliere”.

Per discutere i dettagli, Leonardo Maria propone un incontro entro il 7 novembre, come detto, con tutti gli eredi insieme oppure singolarmente. I 3,7 miliardi a testa vanno confrontati con il valore teorico di ciascuna quota del 12,5%, pari a circa 5 miliardi di euro. L’offerta implica quindi uno sconto intorno al 26% rispetto al patrimonio netto.

Il finanziamento di Citi e i suoi costi

Il cuore della nuova proposta è la copertura finanziaria. Secondo quanto riportato, Citi avrebbe accordato un prestito da 22 miliardi di euro a un tasso dell’1,75%. Il tutto con oneri finanziari a carico di Leonardo Maria pari a circa 450 milioni di euro l’anno. Si tratterebbe di un’operazione straordinaria, da ripagare nel tempo grazie ai flussi generati dalle partecipazioni della holding.

Un’iniziativa che sorprende, giungendo a poche settimane da indiscrezioni di tutt’altra natura. A metà ottobre, infatti, era emersa l’ipotesi che fosse proprio Leonardo Maria a cedere la sua quota in Delfin. Il tutto al fine di riorganizzare la propria esposizione finanziaria di circa 1 miliardo di euro (legata a investimenti di Lmdv Capital), di cui tanto si è parlato.

L’imprenditore aveva valutato inoltre la vendita di alcuni immobili e dello yacht No Rush, messo sul mercato per 33,5 milioni di euro. Con la lettera, invece, si propone come acquirente e non più come venditore.

Cosa c’è dentro Delfin e quanto vale

Delfin è la cassaforte che controlla EssilorLuxottica, il colosso dell’occhialeria nato dalla fusione tra Luxottica ed Essilor, e detiene partecipazioni rilevanti in:

  • Generali;
  • UniCredit;
  • Monte dei Paschi di Siena.

Il suo patrimonio netto è stimato in circa 40 miliardi di euro. Alla morte del fondatore, il capitale è stato suddiviso in 8 quote uguali del 12,5%, ciascuna con un valore teorico di circa 5 miliardi di euro.

Una struttura paritaria che, in assenza di un socio di riferimento, ha però reso complessa la governance della holding e alimentato le tensioni tra gli eredi. Chi riuscisse a concentrare la maggioranza delle quote avrebbe in mano non solo un patrimonio enorme, ma anche un ruolo decisivo in alcune delle principali partite della finanza italiana.

Le mosse degli altri eredi e l’offerta di Strnad

Leonardo Maria non è però l’unico “player” in azione. Negli ultimi giorni infatti gli equilibri si sono già spostati. Il 27 ottobre Clemente Del Vecchio, il più giovane degli eredi, è diventato il primo socio di Delfin, acquistando da Rocco Basilico un piccolo pacchetto di azioni per circa 800.000 euro.

In questo modo è salito appena sopra il 12,5%. Un’operazione che si inserisce nel contenzioso sulla piena proprietà delle quote di Basilico, contestata proprio da Leonardo Maria. Pochi giorni dopo è arrivata anche un’offerta dall’esterno.

Il miliardario ceco Michal Strnad, proprietario del gruppo della difesa Czechoslovak Group, ha proposto circa 30 miliardi di euro per acquisire il controllo di Delfin. Gli eredi l’hanno giudicata irricevibile, anche perché implicherebbe uno sconto del 30% sul valore del patrimonio.

Uno sconto non molto lontano, per quanto riguarda le singole quote, da quello implicito nella proposta di Leonardo Maria, che però punta a mantenere la holding all’interno della famiglia.