In un Paese segnato da un inverno demografico sempre più profondo e da un progressivo invecchiamento della popolazione, il lavoro domestico è diventato un pilastro insostituibile per la tenuta del welfare familiare. Colf, badanti e baby sitter non rappresentano più una soluzione d’emergenza, ma una necessità quotidiana che ha spinto un numero crescente di famiglie a far uscire queste professioni dall’area del lavoro nero, scegliendo la via della regolarizzazione.
Per chi gestisce un rapporto di lavoro domestico si avvicina ora una data fondamentale: dal 1° al 10 ottobre 2026 va versata la contribuzione Inps relativa al terzo trimestre dell’anno, riferita alle retribuzioni di luglio, agosto e settembre.
Indice
Quando scade il termine di pagamento e perché la data slitta
Il calendario delle retribuzioni di colf e badanti prevede quattro scadenze fisse durante l’anno: aprile, luglio, ottobre e gennaio.
Di norma la finestra utile per il terzo trimestre si chiude il 10 ottobre, che quest’anno cade di sabato. Quando l’ultimo giorno utile coincide con un fine settimana o con una festività, si applica la regola dello slittamento automatico: il termine limite viene così spostato al primo giorno lavorativo successivo, che corrisponde a lunedì 12 ottobre.
Anche se si hanno 48 ore in più, è sempre preferibile non attendere gli ultimi minuti per eseguire l’operazione, evitando così di incorrere in sanzioni da parte dell’Inps dovute a problemi tecnici o errori del sistema bancario.
Come si calcolano le quote dei contributi passo dopo passo
Per calcolare la somma esatta da versare all’Inps bisogna eseguire una formula: moltiplicare il totale delle ore lavorate e retribuite nel trimestre per la quota contributiva oraria prestabilita.
Ecco come procedere per non sbagliare i conti:
- conteggiare tutte le ore svolte nei mesi di luglio, agosto e settembre, aggiungendo anche le ore di ferie, festività o permessi retribuiti fruiti dal lavoratore;
- verificare la circolare Inps di riferimento per individuare la fascia di paga in cui rientra la retribuzione oraria concordata;
- selezionare l’importo di contributo corrispettivo e moltiplicarlo per il numero totale delle ore.
I parametri sono stati aggiornati dalla circolare Inps in base all’adeguamento all’indice di inflazione. Nello specifico, le soglie ordinarie per i contratti a tempo indeterminato si dividono in tre fasce:
- per le paghe orarie fino a 9,61 euro il contributo complessivo è di 1,70 euro per ogni ora lavorata;
- per la fascia intermedia tra 9,61 e 11,70 euro l’importo orario è pari a 1,92 euro;
- per i compensi superiori a 11,70 euro si applica la quota massima di 2,34 euro all’ora.
Se il rapporto di lavoro è a tempo determinato, occorre aggiungere un contributo addizionale dell’1,4% della retribuzione imponibile previdenziale (pari a circa 12 o 16 centesimi di euro in più all’ora), salvo il caso in cui l’assunzione a termine sia stata fatta per sostituire un lavoratore assente.
Come si versano i contributi Inps online e di persona
A partire dal 2026 l’Inps ha eliminato l’invio dei bollettini cartacei per i datori di lavoro di età inferiore ai 76 anni. Il pagamento si effettua oggi in modo digitale tramite il circuito pagoPA.
La procedura guidata si articola in poche fasi operative:
- entrare sul Portale dei pagamenti Inps con le credenziali Spid, Cie o Cns, oppure tramite le app IO o Inps Mobile;
- selezionare la voce dedicata al Lavoro Domestico e inserire il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro;
- inserire le ore lavorate ed effettivamente svolte nel trimestre, aggiornando i dati nel caso in cui durante l’estate vi siano stati cambi di orario o ferie;
- generare il bollettino o l’avviso pagoPA aggiornato;
- pagare direttamente online tramite home banking con circuito Cbill oppure stampare il documento per versare l’importo presso sportelli bancari, uffici postali, tabaccherie e punti vendita abilitati.
Cosa succede e quanto paghi se versi i contributi in ritardo
I pagamenti effettuati dopo la scadenza del 12 ottobre comportano l’applicazione di sanzioni calcolate su base annua dall’Inps, che crescono proporzionalmente al numero dei giorni di ritardo.
Se il datore di lavoro provvede a sanare la propria posizione spontaneamente tramite il portale, la sanzione viene calcolata al tasso legale d’interesse. Se invece la violazione viene accertata a seguito di controlli d’ufficio dell’Inps o dell’Ispettorato del Lavoro, vengono applicate penali più elevated.
Prima di eseguire il pagamento è quindi fondamentale conteggiare le ore effettive del trimestre, scaricare l’avviso pagoPA aggiornato e conservare la ricevuta di saldo, utile anche ai fini delle deduzioni fiscali nella dichiarazione dei redditi.