Centrali a carbone, Pichetto Fratin: “Sì a riattivarle se il gas supera i 70 euro”

Il ministro fissa la soglia: gas oltre i 70 euro e le centrali a carbone tornano operative. Il piano B del governo per l'emergenza energetica

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha affermato che se il prezzo del gas naturale dovesse superare i 70 euro al megawattora, il governo italiano potrebbe essere costretto a riattivare le centrali a carbone. Lo ha dichiarato a margine dell’evento “Il Santo Graal dell’Energia” organizzato da Il Giornale e Moneta.

Quando si riattiveranno le centrali a carbone

Pichetto Fratin ha tenuto a precisare che non si tratta di un ritorno strutturale al carbone, ma di un piano di emergenza da attivare solo in condizioni estreme. Ha affermato alla stampa:

Parliamo di uno scenario emergenziale, non della normalità. Il carbone resta una soluzione residuale, ma in caso di necessità dobbiamo farci trovare pronti.

La soglia dei 70 euro è definita come “punto di caduta”: al di sopra di essa, riaccendere le centrali diventerebbe economicamente più conveniente rispetto a produrre energia con il gas.

Allo stato attuale, il prezzo del gas Ttf si aggira intorno ai 38-40 euro per megawattora, anche se il percorso che ha portato fin qui è stato tutt’altro che lineare. Le stime iniziali del governo erano di 28-30 euro, ma la crisi in Medio Oriente ha cambiato radicalmente lo scenario. A inizio marzo 2026, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e lo stop agli impianti Gnl del Qatar, i prezzi erano arrivati a sfiorare i 62 euro in pochi giorni, con oscillazioni anche del 20% da una seduta all’altra.

Impianti non smantellati, i motivi

Le centrali a carbone italiane, in particolare quelle di Brindisi e Civitavecchia, sono già state sostanzialmente chiuse – ad eccezione della Sardegna – entro il 31 dicembre 2024. Ma il ministro ha scelto consapevolmente di non ordinarne lo smantellamento, chiarendo i motivi:

La determinazione resta quella della chiusura del carbone. Quello che non ho fatto, perché non mi sentivo di farlo, era ordinare lo smantellamento.

Una cautela che si rivela oggi strategicamente lungimirante: le due centrali potrebbero essere rese operative con un semplice decreto, senza la necessità di costose ricostruzioni.

Hormuz, gas russo e instabilità geopolitica

La discussione sulle centrali a carbone si inserisce in uno scenario geopolitico ad alto rischio. La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz ha messo a rischio circa il 20% del commercio mondiale di Gnl, con effetti immediati sulle forniture europee. In questo quadro, l’Italia deve fare i conti anche con le riserve di stoccaggio del gas nell’Ue, scese sotto il 31% – contro il 40% dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il ministro ha escluso qualsiasi ritorno al gas russo, precisando che la posizione italiana è perfettamente allineata con quella dell’Unione Europea.

Bollette e nucleare, il piano dell’Italia

Sempre nel corso dell’evento, Pichetto Fratin ha ricordato le misure già adottate dal governo per alleggerire il peso delle bollette. Un provvedimento approvato due mesi fa ha ridotto il costo dell’energia elettrica di circa il 20%, con l’obiettivo di avvicinarsi ai livelli di Germania e altri Paesi europei.

Il ministro ha tuttavia riconosciuto che l’incertezza attuale rende difficile prorogare o rafforzare quelle misure:

Quando abbiamo fatto quel provvedimento eravamo in una situazione stabile, ma pochi giorni dopo si è aperto il fronte del Golfo Persico.

Sul nucleare, il ministro ha ribadito l’ambizione di dotare l’Italia di un quadro giuridico chiaro. La prima centrale di nuova generazione potrebbe arrivare entro il 2035. I piccoli reattori modulari, attualmente in sperimentazione in molti Paesi, potrebbero integrarsi nel sistema produttivo italiano già nei primi anni del prossimo decennio. L’obiettivo di lungo termine è che entro il 2050 il nucleare copra fino al 20% della produzione energetica nazionale, riducendo progressivamente il ruolo del gas.