Per la prima volta nella storia dello sport italiano, il tennis non solo domina i campi internazionali ma supera anche il calcio sul piano economico. Nell’anno appena concluso, la Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) ha chiuso i conti con incassi superiori ai 230 milioni di euro, superando così la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), che nel 2025 si è fermata poco sopra i 200 milioni nelle previsioni di bilancio.
Un traguardo impensabile solo pochi anni fa, quando i ricavi del tennis rappresentavano circa la metà di quelli attuali. E lo sguardo è già rivolto al futuro: nel 2026 la FITP prevede di superare i 250 milioni, mentre per il calcio sarà cruciale la qualificazione ai Mondiali in Nord America, con il loro inevitabile effetto traino su sponsor e diritti.
Non solo effetto Sinner
A rendere possibile questa crescita è stata, prima di tutto, una stagione sportiva senza precedenti. Negli ultimi due anni il tennis italiano ha vissuto la sua età dell’oro: cinque Slam complessivi, una continuità di risultati mai vista e una presenza stabile ai vertici dei circuiti internazionali.
Nel 2025 Jannik Sinner ha vinto Australian Open e Wimbledon, Sara Errani e Jasmine Paolini hanno conquistato il Roland Garros in doppio, mentre il tennis italiano ha collezionato 11 titoli nei circuiti ATP e WTA, un record assoluto: sei firmati da Sinner, tre da Luciano Darderi e due da Flavio Cobolli. A completare il quadro, l’Italia è stata l’unico Paese rappresentato in tutte le categorie delle Finals di Torino.
Risultati che hanno avuto un impatto diretto sulla popolarità del movimento, ma anche sulla sua capacità di attrarre pubblico, sponsor e investimenti. Un’enormità se si pensa che il movimento arrivava da quasi mezzo secolo di carestia sportiva e che solo vent’anni fa la FITP faticava a raggiungere i 50 milioni di euro di fatturato. Nel 2021 il valore della produzione era circa la metà di quello attuale.
Un sistema che vale oltre 8 miliardi di euro
Oggi tennis e padel rappresentano uno dei comparti sportivi più rilevanti del Paese, con un impatto economico stimato in oltre 8 miliardi di euro l’anno tra eventi, turismo, circoli, praticanti e indotto. I numeri della base raccontano una crescita che non ha paragoni recenti nello sport italiano:
- 6,2 milioni di praticanti, contro i 6,5 milioni del calcio;
- 1,2 milioni di tesserati, in crescita di oltre il 200% rispetto al 2020;
- 4.465 circoli affiliati (+47% sul 2004);
- 2.553 scuole di tennis e padel e circa 15mila tecnici.
Anche il numero degli ufficiali di gara è esploso, superando le 10mila unità, il triplo rispetto a dieci anni fa. Secondo le ricerche Nielsen, inoltre, gli sport della racchetta (tennis, padel, pickleball, squash e badminton) contano circa 20 milioni di appassionati, più di pallavolo, basket, atletica e nuoto, e ormai a ridosso del calcio, che resta primo con un margine ridotto, 21,6 milioni.
Il “modello Binaghi”: eventi, territorio e gestione industriale
Alla base di questo percorso c’è una trasformazione avviata ben prima dei successi sportivi, sotto la guida di Angelo Binaghi, che ha puntato su una rifondazione della governance federale e su una gestione sempre più aziendale del movimento.
Il simbolo di questa strategia è l’evoluzione degli Internazionali d’Italia. All’inizio degli anni Duemila era un torneo in declino; oggi è un evento capace di generare, in circa due settimane, un impatto economico stimato in 900 milioni di euro, con oltre 400mila presenze. Gli incassi diretti nel 2025 hanno superato i 35 milioni, in crescita del 22% rispetto al 2024, anche grazie all’ampliamento strutturale del Foro Italico.
Dal 2021, poi, al torneo romano si sono affiancate le ATP Finals e, dal 2025, la Final 8 di Coppa Davis a Bologna, che da sola ha generato 144 milioni di impatto economico. Le Finals di Torino hanno attirato quasi 230mila spettatori, con un impatto complessivo stimato in 591 milioni di euro, quasi sei volte quello della prima edizione. Il gettito fiscale sfiora i 100 milioni, a fronte di un contributo pubblico annuo di 13,7 milioni.
Non è un caso che oltre il 70% del fatturato FITP derivi proprio dalle manifestazioni internazionali. Nel 2024 questa voce valeva 157 milioni di euro e nel 2025 supererà i 170 milioni, confermando un modello fondato sugli eventi e sulla capacità di attrarre pubblico e flussi turistici. Un approccio molto diverso da quello del calcio, dove le sponsorizzazioni federali hanno un peso decisamente maggiore, mentre nel tennis i grandi sponsor restano soprattutto legati agli atleti.
Costi sotto controllo e reinvestimento nel sistema
Un altro elemento chiave è la gestione dei costi. Nel 2025 i costi di funzionamento della struttura federale non dovrebbero superare i 16 milioni di euro, mentre oltre l’80% del valore della produzione viene reinvestito nello sviluppo del settore. I cosiddetti “costi per l’attività sportiva” sono stati 182 milioni nel 2024 e dovrebbero superare i 200 milioni nel 2025, destinati soprattutto all’organizzazione di eventi, ai premi, alla formazione e ai contributi a società e associazioni.
Le prospettive future
Il sorpasso della FITP sulla FIGC nel 2025 non è solo un record: è il segnale di un cambiamento strutturale nello sport italiano. Grazie a grandi eventi, a una partecipazione in forte crescita e a un modello gestionale efficace, il tennis si è ormai ritagliato il ruolo di vera alternativa al calcio come sport più seguito e praticato nel Paese.
Se per il calcio il 2026 potrebbe rappresentare l’anno del rilancio grazie ai Mondiali, per il tennis la sfida è consolidare quanto costruito: difendere il primato nei ricavi, allargare la base giovanile e continuare a trasformare i successi sportivi in valore economico stabile.