Superbonus ancora in alto mare, scenderà all’80%? Le ipotesi

Il Governo Meloni lavora a diversi scenari, che però prevedono quasi sicuramente il taglio dell'aliquota dell'agevolazione. Cosa cambia per chi ha già iniziato i lavori?

Il Governo Meloni è chiamato a mettere mano a tutti i contributi statali in materia di edilizia previsti dalla Legge di Bilancio (ecco i bonus in scadenza: cosa cambierà con la Manovra?). In cima alla lista non poteva che esserci il Superbonus 110%, che però sembra ormai destinato a cambiare aliquota. Ciononostante, l’Esecutivo sembra puntare ancora sulla misura, non foss’altro perché gli investimenti attirati dal bonus sul settore immobiliare superano ampiamente i 70 miliardi di euro.

L’intenzione sarebbe di cambiare le carte in tavola diminuendo dunque il Superbonus e modificando i requisiti per l’accesso all’agevolazione in funzione delle caratteristiche dell’abitazione e del reddito del contribuente (qui avevamo spiegato cosa è più a rischio in Manovra tra Superbonus e Reddito di cittadinanza).

Superbonus: a che punto siamo

La parabola del Superbonus ci ha già abituati a cambi di rotta, colpi di scena e ipotesi di modifica. Attualmente per i condomini c’è tempo fino a tutto il 2023 per sfruttare il Superbonus, mentre gli interventi agevolati sulle villette unifamiliari scadono quest’anno per chi ha effettuato almeno il 30% dei lavori entro settembre.

Si parla però già di aliquote e detrazione ridotte, anche del 40-50%. Un viale del tramonto previsto già dalla precedente Legge di Bilancio, la quale prevede un taglio del contributo al 70% nel 2024, per poi scendere al 65% nel 2025, anno di “scadenza naturale” della misura.

Aliquota all’80%?

Le ipotesi al vaglio della maggioranza sembrano orientate con più convinzione verso una riduzione dell’aliquota di detrazione all’80% già a partire dal 2023. C’è tuttavia un’altra possibilità che prevede invece la diversificazione del bonus in base al reddito del beneficiario o al tipo di immobile oggetto dei lavori: più alto in caso di prima casa (non di lusso), più basso per la seconda abitazione. Il tutto, sulla carta, senza che le posizioni in essere subiscano modifiche (come abbiamo spiegato anche qui).

L’Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) ha chiesto al Governo di prorogare l’aliquota del 110% di qualche mese, per recuperare il tempo perduto per lo stallo relativo alla cessione del credito e dare respiro a imprese e contribuenti. L’Esecutivo sembra però intenzionato a proseguire per la sua strada, ridimensionando il vantaggio fiscale. Uno degli obiettivi principali è la “responsabilizzazione” dei committenti, apparsi “di manica larga” nella contrattazione dei costi perché questi sono a carico dello Stato.

Cosa cambierà per chi utilizza il Superbonus?

Se l’aliquota del Superbonus sarà effettivamente abbassata, le conseguenze per chi accede all’agevolazione potrebbero rivelarsi notevoli. Quella differenza del 20-30% potrebbe infatti rivelarsi insostenibile per il committente, alle prese con lavori di miglioramento energetico che senza contributi statali sono molto onerosi. Senza contare che il fardello delle spese renderà molto più complicata l’approvazione dei lavori per i condomini.

Le tre ipotesi

Non dovrebbe cambiare invece nulla per chi i lavori li ha già inaugurati. Ma a quali condizioni continueranno a godere del beneficio statale? Le ipotesi principali sono sostanzialmente tre, con la prima in cima alla lista delle probabili scelte governative:

  • mantenere il Superbonus al 110% per chi ha già presentato la Cilas, ovvero la Comunicazione di inizio lavori);
  • salvaguardare chi ha dovuto già investire i propri risparmi;
  • chiedere che ci sia almeno il primo Sal (Stato avanzamento lavori) del 30%.