Covid, incredibile scoperta italiana sui cani: cosa dice il primo studio al mondo

Una scoperta italiana ha dimostrato quanto i cani siano in grado di scoprire il Covid nelle persone. Ecco come e con quale certezza

E se ci fosse qualcosa che “scova” meglio il Covid rispetto ai comuni tamponi? Forse è possibile. Anzi, c’è già una dimostrazione che lo sia. Grazie a uno studio che parla italiano, è stato infatti scoperto che esiste un modo per rilevare il virus prima di effettuare un test, a casa o in farmacia.

La diagnosi di Covid prevede l’utilizzo di esami e test piuttosto invasivi, che richiedono tempo per essere effettuati e sono costosi. Alcune recenti ricerche scientifiche pubblicate su prestigiose riviste internazionali hanno dimostrato che i cani da rilevamento sono in grado di riconoscere campioni di sudore ascellare prelevati da soggetti positivi al Sars-Cov-2 con sensibilità e specificità comparabili a quella dei migliori test rapidi.

Com’è stato condotto lo studio italiano

Un progetto davvero speciale coordinato dall’Università Politecnica delle Marche ha dimostrato che i cani sono in grado di rilevare il Covid, con una sicurezza quasi assoluta.

La ricerca ha coinvolto diverse realtà: il laboratorio di Patologia Sperimentale afferente al Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari e il Corso di Laurea in Infermieristica (Polo di Macerata) di UNIVPM e la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di UNICAM, diretta dal Prof. Andrea Spaterna, unità sanitarie, quali Asur Marche AV3 diretta dalla dott.ssa Daniela Corsi e ATS Sardegna Sassari con referente dott.ssa Soggiu, e unità cinofile, Progetto Serena Onlus (Fondatore dott. Zampieri e presidente Sara Calgaro) la sua affiliata Semplicemente cane ASD e Cluana Dog (presidente Andrea Arbuatti).

Il primo studio scientifico multicentrico, e italiano, si chiama “C19-screendog” ed è stato condotto su cani da rilevamento nello screening diretto su persona del Covid. Obiettivo del progetto è validare un protocollo per l’addestramento di cani specializzati nel rilevamento di soggetti positivi al Covid e dimostrare che i cani, preparati da cinofili esperti, possono rappresentare un valido sistema di screening diretto su persona, senza ricorrere al prelievo di campioni biologici da far annusare, con specificità e sensibilità comparabile a quella dei tamponi rapidi.

Durante lo studio sono stati raccolti i campioni di sudore in alcuni drive in: i campioni sono stati collezionati e conservati nei laboratori di ricerca UNIVPM e ATS Sassari. Successivamente, si è passati alla fase di imprinting dei cani e validazione dell’imprinting: i cani sono stati educati dai cinofili a distinguere i campioni positivi dai negativi segnalando, sedendosi, solo i positivi e seguendo uno specifico protocollo.

Infine, si è passati alla validazione del test ai drive in: questa fase conclusiva, la più importante, è stata fondamentale per dimostrare che i cani sono capaci di segnalare persone positive in una situazione reale dove non è più il campione di sudore a essere annusato ma la persona stessa.

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Quanto sono affidabili i cani nella diagnosi Covid

Mentre in Italia si affacciava Omicron (qui i nuovi sintomi “spia” da tenere sotto controllo), in 5 mesi sono stati testati 1251 soggetti, tra vaccinati e non, di cui 206 positivi. I risultati ottenuti sono sorprendenti, e ben al di sopra delle aspettative. Lo studio ha mostrato una sensibilità dei cani specializzati al rilevamento del Covid tra il 98 e il 100%, addirittura maggiore rispetto ai test antigienici rapidi, che hanno una sensibilità minore, che va dall’87 al 98%.

Grazie alla collaborazione dei ricercatori veterinari di UNICAM, è stata inclusa nello studio l’analisi del benessere dei cani in tutte le fasi, dall’imprinting alla validazione del test, giungendo alla conclusione che nessun indicatore comportamentale di stress, stanchezza o esaurimento è stato rilevato durante tutte le fasi, inclusa la sessione di screening e che pertanto questa attività non ha avuto un impatto negativo sul benessere del cane.

Gli stessi studiosi hanno evidenziato il concetto di quanto sia particolarmente importante il binomio cane-conduttore, ovvero che il conduttore conosca e comprenda il comportamento normale del cane per poter riconoscere eventuali segni comportamentali di stress durante l’attività di screening e di interpretazione corretta della segnalazione.

Perché questo studio è così importante

Questo è il primo studio in Italia, probabilmente anche a livello internazionale, in cui la validazione del test di screening con i cani da rilevamento è stata eseguita direttamente su persona, quindi senza l’ausilio della raccolta del campione di sudore, su una coorte numerosa di soggetti (1251), per i quali sono stati collezionati dati clinici – sintomatologia, stato vaccinale per il Covid, sesso, età, malattie pregresse o in atto, trattamenti farmacologici, contatti con persone positive… –  e in cui la segnalazione dei cani è stata incrociata con il referto del test molecolare effettuato nello stesso giorno.

Mentre si inizia a parlare di Omicron 2 e 3 (qui cosa sappiamo di queste sottovarianti e chi colpisce ora di più il Covid), questo è anche il primo studio in cui si è valutata l’opportunità di usare due cani nella stessa seduta per aumentare la sensibilità del test che è fondamentale per lo screening di popolazione.

I cani possono prendere il Covid e lo possono trasmettere?

L’altra relazione che mette in relazione cani e Covid, e che prescindere dallo studio in questione, riguarda invece la possibilità che i cani contraggano il virus. Cosa sappiamo a questo proposito?

I coronavirus sono una grande famiglia di virus: alcuni causano malattie simili al raffreddore nelle persone. Altri causano malattie in alcuni tipi di animali, come bovini, cammelli e pipistrelli. Altri ancora infettano solo gli animali e non infettano l’uomo.

Del Covid sappiamo che può diffondersi dalle persone agli animali durante il contatto ravvicinato. Gli animali domestici in tutto il mondo, compresi cani e gatti, sono stati infettati, principalmente dopo uno stretto contatto con persone positive. Il rischio invece che gli animali domestici diffondano il Covid alle persone è basso, secondo quanto riportato dai CDC americani.

I sintomi del Covid nei cani

Gli animali positivi al Covid possono ammalarsi o meno. Degli animali domestici che si sono ammalati, la maggior parte ha avuto solo una malattia lieve e si è completamente ripresa. Le malattie gravi negli animali domestici sono estremamente rare. Gli animali che presentano sintomi di solito hanno una malattia lieve che può essere curata a casa.

Gli animali, e quindi anche i cani, Covid positivi possono avere questi sintomi:

  • febbre
  • tosse
  • difficoltà di respirazione o mancanza di respiro
  • letargia (insolita mancanza di energia o lentezza)
  • starnuti
  • rinorrea (naso che cola)
  • scarico oculare
  • vomito
  • diarrea.

Come comportarsi, dunque, con i propri cani? Ecco alcune regole semplici, indicate dai Centers for Disease and Control and Prevention Usa:

  • non mettere mascherine agli animali domestici: potrebbero fare loro male
  • non strofinare o fare il bagno al proprio animale domestico con disinfettanti chimici, alcol, perossido di idrogeno o altri prodotti, come disinfettanti per le mani, salviette detergenti o altri detergenti industriali o per superfici. Non ci sono prove che il virus possa diffondersi alle persone dalla pelle, dalla pelliccia o dai peli degli animali domestici.