Sette giorni di meditazione: così la mindfulness riaccende il cervello e contrasta l’infiammazione

Uno studio aiuta a capire come approcci non farmacologici come la meditazione possano favorire la salute generale

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Una settimana. Se si punta su un percorso di meditazione in ritiro, per ritemprarsi ed affrontare le fatiche di un anno di attività professionale, i sette giorni possono aiutare a riprendersi al meglio. E non solo sul fronte psicologico visto che c’è la speranza di ottenere anche veri e propri mutamenti (in positivo) per l’intero organismo, testimoniati anche da parametri biologici. E non si tratta di effetti di poco conto. Si va dalla funzione del sistema nervoso, per arrivare fino alle risposte del sistema immunitario che ci difende dalle infezioni e non solo e alle difficoltà del metabolismo.

A promuovere la mindufulness guidata con un menù di tecniche mente-corpo (e l’impegno per un valido livello di partecipazione e coinvolgimento) è una ricerca degli studiosi dell’Università della California di San Diego coordinati da Hemal H. Patel, pubblicata su Communications Biology.

Cosa cambia nell’organismo

Lo studio, molto approfondito e per questo svolto su una popolazione particolarmente ridotta (siamo solo sui 20 volontari adulti sani) mette in luce come combinando meditazione ed altre tecniche mente-corpo possa indurre rapidamente cambiamenti misurabili sia nell’attività cerebrale che addirittura su specifici esami del sangue. L’adozione ed il coinvolgimento (fondamentale è applicarsi) di pratiche guidate di questo tipo consentono di mettere in attività positiva circuiti coinvolti nella flessibilità cerebrale, nel metabolismo, nella funzione immunitaria e addirittura nell’alleviare il dolore.

Il ciclo di “trattamento” si è svolto in un ritiro residenziale, portando a completare un percorso di circa 33 ore di meditazione guidata. Le sessioni, per avere una sorta di “controllo”, hanno utilizzato un approccio che ha previsto anche un placebo, quindi una specie di trattamento “inerte” di cui i partecipanti erano consapevoli. Prima e dopo questo trattamento settimanale i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per monitorare l’attività cerebrale e sono stati effettuati prelievi di sangue per misurare variazioni nel metabolismo, nella funzione immunitaria e in altri marcatori biologici.

Risultato: l’approccio non consente solo di alleviare lo stress o di rilassarsi ma aiuta a cambiare radicalmente il modo in cui il cervello interagisce con la realtà e di quantificare questi cambiamenti a livello biologico. In questo senso, i ricercatori hanno anche riscontrato segni di una maggiore neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di adattarsi, riorganizzarsi e formare nuove connessioni.

Non solo cervello

Il controllo con la Risonanza Magnetica funzionale ha permesso di vedere come ci sia stato un relativo calo dell’attività cerebrale nelle regioni associate al flusso di pensieri interni durante la meditazione. I ricercatori hanno interpretato questo schema come un segno di una funzione cerebrale più efficiente.

Non solo: la ricerca ha previsto anche l’esposizione in laboratorio di neuroni coltivati in laboratorio al sangue prelevato ai partecipanti al ritiro. Sotto questo stimolo “invisibile” le cellule nervose in provetta sono state caratterizzate dallo sviluppo di ramificazioni più lunghe e dalla possibilità di creare un numero maggiore di connessioni, tracce indirette della possibile maggior facilità di “comunicazione” tra neuroni.

Sul fronte del metabolism0, le cellule esposte al plasma prelevato dopo il ritiro hanno mostrato un aumento della capacità di bruciare gli zuccheri grazie alla glicolisi. Questo meccanismo trasforma il glucosio in energia ed è indice di uno stato metabolico più flessibile.

Capitolo dolore: dopo la settimana di meditazione sono aumentate le concentrazioni nel sangue di oppioidi prodotti dall’organismo. questi possono aiutare il corpo a reagire meglio al dolore. Infine sono cambiate le reazioni del sistema immunitario: sia i segnali infiammatori che quelli antinfiammatori sono aumentati contemporaneamente, suggerendo che il sistema immunitario stesse mettendo in atto una risposta adattativa più complessa, piuttosto che limitarsi a una semplice variazione di attività.

Insomma: lo studio aiuta a capire come approcci non farmacologici come la meditazione possano favorire la salute generale. I meccanismi d’azione ipotizzati per spiegare questi effetti sono diversi: si pensa che lo stimolo alla neuroplasticità, e quindi alla capacità di adattamento del cervello, si possano ottenere risultati importanti. Ovviamente siamo solo all’inizio. Ma la ricerca prova come mente e corpo siano interconnessi e come pratiche che agiscono sulla psiche lasciano tracce chiare anche sul fronte biologico. Ci sono cose da capire, come ad esempio quanto durano i cambiamenti biologici e se c’è necessità di “richiami” meditativi. Ma la strada è estremamente affascinante.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.