Con i giusti (e nutrienti) pasti a scuola si combatte la denutrizione e si protegge l’ambiente

Pasti scolastici sani e sostenibili potrebbero ridurre la denutrizione, ridurre i decessi correlati all'alimentazione e ridurre significativamente l'impatto ambientale

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Curare la persona e preservare il mondo che ci circonda con un’alimentazione più sana e nutriente. In termini di sanità pubblica e politiche ambientali questo potrebbe essere un obiettivo fondamentale, soprattutto per le aree del Pianeta a minor reddito pro capite. La mensa scolastica, in questo senso, potrebbe diventare il punto ottimale di erogazione di componenti nutrizionali in grado di favorire il benessere delle persone.
Ed allora, puntiamo sui programmi di pasti scolastici mirati, in termini di macro e micronutrienti perché potrebbero diventare un investimento strategico per un futuro più sano e sostenibile. A dirlo è una ricerca basata su modelli e coordinata da Marco Springmann, responsabile della modellizzazione per il Research Consortium con sede presso l’Institute for Global Health dell’UCL-University College di Londra.

Una serie di ricerche

L’analisi è parte di una serie di lavori scientifici pubblicati su Lancet Planetary Health dai membri del Research Consortium for School Health and Nutrition, l’iniziativa di ricerca indipendente della School Meals Coalition di Londra. E mostra come pasti scolastici sani e sostenibili potrebbero ridurre la denutrizione, ridurre i decessi correlati all’alimentazione e ridurre significativamente l’impatto ambientale.

Unendo modellizzazione, casi di studio e prove provenienti da diverse discipline, le sei analisi pubblicate sulla rassegna mostrano infatti come programmi di pasti scolastici rispettosi dell’ambiente possano migliorare contemporaneamente la nutrizione infantile, ridurre la prevalenza di malattie a lungo termine legate all’alimentazione, attenuare le pressioni climatiche e ambientali e stimolare sistemi alimentari più resilienti. I sistemi alimentari globali sono responsabili di un terzo delle emissioni di gas serra di origine antropica, contribuendo anche all’aumento della malnutrizione e delle malattie legate all’alimentazione. Allo stesso tempo, i programmi nazionali di pasti scolastici rappresenterebbero il 70% del sistema alimentare pubblico globale, una portata che offre ai governi un’influenza senza pari. Ma attenzione: c’è ancora molto da fare considerando che solo circa il 20% dei bimbi nel mondo riceve un pasto a scuola.

Cosa potrebbe cambiare

Lo studio coordinato da Springmann, in particolare, mette in luce come fornire un pasto sano e sostenibile ad ogni bambino entro il 2030 potrebbe consentire di raggiungere alcuni importanti risultati. In primo luogo potrebbe permettere di ridurre la denutrizione globale del 24%, con impatti particolarmente significativi nelle regioni a rischio di insicurezza alimentare. Tradotto in vantaggi per le persone, si potrebbe quindi limitare di circa 120 milioni di persone il numero di soggetti che non assumono abbastanza vitamine, minerali e soprattutto energia dal cibo.

Ancora: grazie ad una dieta più sana, passando proprio per il pasto principale a scuola come momento “educativo”, si potrebbe prevenire oltre 1 milione di decessi ogni anno per malattie legate all’alimentazione come diabete e coronaropatia, supponendo che gli studenti mantengano, almeno in parte, la preferenza per cibi sani anche in età adulta.

Sul fronte dell’ambiente questa semplice misura potrebbe consentire di dimezzare l’impatto ambientale legato all’alimentazione, comprese le emissioni e l’uso del suolo, quando i pasti seguono modelli alimentari sani e sostenibili, ad esempio aumentando la percentuale di verdure e riducendo carne e latticini, oltre a generare notevoli risparmi in termini di salute e clima.

Il pranzo a scuola come leva per migliorare la situazione

Quanto emerge dai modelli proposti dal ricercatore è che investire nei pasti scolastici è efficace ed economicamente vantaggioso. Ovviamente, bisogna avere alcuni punti fermi che vengono ben ripresi nei diversi articoli che appaiono nella raccolta di contributi scientifici. Occorre puntare su menù scolastici sani, diversificati e culturalmente rilevanti, su metodi di cottura puliti e moderni, sulla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, su un’educazione alimentare olistica che colleghi bambini, famiglie e comunità. Questi pilastri, come riporta una nota, offrono ai governi un percorso per migliorare la salute dei bambini e l’alfabetizzazione alimentare, rafforzare l’agrobiodiversità, stimolare la produzione locale ecologica e costruire sistemi alimentari resilienti al clima.

Silvia Pastorino, Responsabile Diete e Salute Planetaria del Research Consortium e curatrice della collezione presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM), ricorda come il quadro che emerge dalle analisi mostri come

“i pasti scolastici non siano solo un programma nutrizionale, ma una potente leva per trasformare i sistemi alimentari. Quando i pasti sono sani, sostenibili e collegati all’educazione alimentare, migliorano il benessere dei bambini oggi e promuovono abitudini sostenibili a lungo termine, aiutando al contempo i paesi a proteggere la biodiversità, ridurre le emissioni e costruire comunità resilienti. Pochi interventi offrono benefici così ampi e duraturi”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.