In Italia, durante la quarta settimana di gennaio 2026, si osserva una diffusione dell’infezione respiratoria acuta (ARI) in calo rispetto alle settimane precedenti, ma con alcune fasce di età e territori in cui la circolazione rimane sostenuta. Il sistema di sorveglianza RespiVirNet rileva una diminuzione complessiva dell’incidenza rispetto alla settimana precedente, ad eccezione dei bambini sotto i 5 anni, dove si registra una risalita dei casi riportati.
Il quadro complessivo mostra una convivenza di più virus respiratori, tra cui influenza, virus respiratorio sinciziale (VRS), Rhinovirus e in minor misura SARS-CoV-2, che contribuiscono insieme ai livelli attuali di ARI nella popolazione. La variante virale preponderante tra quelle dell’influenza A risulta A(H3N2), ma nell’ambito ospedaliero è leggermente più alta la quota A(H1N1)pdm09. Le forme gravi e le complicanze riguardano principalmente soggetti non vaccinati, e sono prevalentemente legate a infezioni da A(H1N1)pdm09.
Riassunto della settimana: casi totali
Nella settimana di riferimento, si stimano circa 621.000 casi di infezione respiratoria acuta in Italia (dal 19 al 25 gennaio 2026), con una incidenza totale di 11,3 casi ogni 1.000 assistiti.
L’attività settimanale, pur mostrando una flessione rispetto ai valori di dicembre e inizio gennaio, mantiene un livello significativamente elevato, superiore ai valori minimi degli scorsi anni pur restando sotto i picchi stagionali massimi. La quota totale di casi dall’inizio stagione sfiora quasi 10 milioni su scala nazionale.
Distribuzione per fascia d’età
L’incidenza maggiore si conferma nella fascia 0-4 anni, con un valore che sale a circa 40 casi per 1.000 assistiti (rispetto ai 33 della settimana precedente), a fronte di una tendenza alla diminuzione nelle altre fasce anagrafiche. Nella fascia 5-14 anni l’incidenza si attesta intorno a 13,4 casi/1.000, mentre tra 15-24 anni il valore è 10,9/1.000 e tra 25-44 anni 11,6/1.000.
Nelle fasce di età più anziane si riscontrano quote via via più basse: tra 45-64 anni 9,2/1.000 e per i 65 anni e oltre 5,9/1.000.
Influenza: casi per regione
La distribuzione territoriale vede valori di incidenza generalmente in calo in quasi tutte le regioni, fatta eccezione per alcune realtà dove la circolazione resta sostenuta, come in Puglia e Basilicata (incidenza rispettivamente di 17,3 e 21,9 casi/1.000). In diverse regioni il valore rimane comunque superiore a 10 casi/1.000 (tra cui Abruzzo, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia).
Alcune regioni riportano i dati di incidenza più bassa (ad esempio Liguria, Valle d’Aosta, Molise), ma spesso anche il livello di partecipazione regionale alla sorveglianza è differenziato.
Confronto con gli anni precedenti
La situazione attuale mostra un’intensità dell’infezione respiratoria acuta che resta superiore ai valori minimi della primavera-estate delle stagioni precedenti, ma ancora lontana dai picchi massimi raggiunti negli anni passati, soprattutto nella fascia 0-4 anni dove a dicembre-gennaio si sono superati anche i 50 casi/1.000 assistiti.
Il progressivo affermarsi di ARI come definizione sindromica, in largo uso da quest’anno, limita i confronti diretti con il passato, ma l’osservazione dei livelli di incidenza suggerisce una fase ancora dinamica della circolazione respiratoria, soprattutto tra i più piccoli, mentre negli adulti e anziani il periodo epidemico sembra in lenta regressione. Resta alta l’attenzione su eventuali varianti emergenti e sulla co-circolazione di altri virus.