Epidemia Ebola, la mossa dell’Italia: il Ministero della Salute attiva una sorveglianza speciale

Il ceppo Bundibugyo preoccupa per la mancanza di vaccini. Gli aeroporti di Fiumicino e Malpensa si attrezzano per gestire i voli a rischio

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Avanza velocemente l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo gli ultimi dati aggiornati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si parla di 136 morti e di altri 543 casi sospetti. Per questo l’ente ha convocato il comitato di emergenza per far fronte a quella che è stata definita una “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale”, ovvero il secondo livello di allerta più alto.

Anche in Italia ci si muove con l’attivazione della sorveglianza sanitaria per il personale impiegato nelle zone del focolaio del virus. Il Ministro della Salute in una circolare fa riferimento all’evento epidemico come potenzialmente grave per via della mancanza di terapie o vaccini. Per questo ha deciso di applicare delle misure di vigilanza per il personale di organizzazioni governative, non governative e altri enti impiegati nel Paese interessato e che si sposteranno sui territori della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda.

Epidemia Ebola: diffusione e casi

Domenica 17 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola scoppiata nella Repubblica Democratica del Congo un’emergenza sanitaria internazionale. Le stime attuali, comunque molto difficili da fare, parlano di 543 casi e 136 morti, alcuni dei quali in Uganda.

Il direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è dichiarato profondamente preoccupato per le dimensioni e la rapidità dell’epidemia.

Ricordiamo che la prima vittima della nuova epidemia di Ebola è stata un operatore sanitario che ha manifestato i primi sintomi il 24 aprile, ma i test sono arrivati solo il 15 maggio.

Secondo questi, il virus appartenente alla famiglia Ebola è un ceppo con una mortalità del 32% chiamato “Bundibugyo”. Si tratta di un ceppo per il quale non esiste un vaccino o un farmaco per trattare i sintomi e per il quale ci sono ancora pochi strumenti per i test.

Si è sviluppato in una zona molto complessa, tra carenze sanitarie e una guerra civile in corso, mal controllata dal governo e che negli ultimi mesi ha accolto 100.000 sfollati. Per questo si sospetta che il virus covasse già da marzo e che quindi abbia avuto molto tempo per diffondersi.

L’Oms ammette che alcune delle persone che hanno contratto il virus sono morte prima di essere isolate e questo significa che i dati conteggiati al momento sono soltanto la punta dell’iceberg.

La mossa dell’Italia: attivati i controlli

L’epidemia potrebbe quindi essere molto più estesa e ha già superato i confini africani. Peter Stafford, un medico americano, si è ammalato proprio lavorando nell’ospedale Nyankunde nella zona dell’epidemia. Ora sua moglie e un altro operatore risultano contatti a rischio e sono stati isolati.

Gli Stati Uniti hanno vietato ai cittadini non americani provenienti da Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan di entrare sul loro territorio. L’Italia ha attivato invece la sorveglianza sanitaria.

Le Ong che impiegano personale nelle zone dove l’epidemia è attiva dovranno notificare il loro rientro in Italia. Se invece i sintomi si presenteranno durante il volo, l’aereo dovrà essere dirottato a Roma Fiumicino o Milano Malpensa, che sono i due aeroporti attrezzati per l’isolamento dei passeggeri.

Come funziona la sorveglianza speciale?

La sorveglianza speciale messa in campo dal Ministero della Salute si suddivide quindi in alcune pratiche fondamentali, che possono essere riassunte così:

  • chi impiega personale nelle aree colpite è tenuto a comunicare al ministero con almeno quarantotto ore di anticipo rispetto al rientro i dati dell’operatore, l’itinerario di viaggio e i dettagli di ingresso in Italia;
  • se durante il volo un passeggero manifesta sintomi compatibili con l’Ebola (febbre, vomito, debolezza, sanguinamento), deve segnalarlo al personale di volo e l’aereo sarà dirottato verso i due aeroporti attrezzati per l’isolamento dei passeggeri;
  • se l’operatore è asintomatico, all’arrivo deve attendere al gate di uscita il personale per la verifica della scheda anamnestica e la misurazione della temperatura. In caso negativo scatta l’attivazione della sorveglianza, in caso positivo scatta la procedura prevista dall’ordinanza Usmaf e il tracciamento dei contatti.