Nuova tessera sanitaria: ecco perché manca il microchip

Dal 1° giugno è in circolazione la nuova versione del documento. In molti hanno notato l’assenza del classico microchip: cosa fare con la vecchia tessera

Tra le molte novità che la Pubblica amministrazione riserva ciclicamente nei confronti degli italiani ce n’è una dell’ultimo periodo che non è passata inosservata agli occhi dei cittadini più attenti. La questione riguarda la tessera sanitaria, il documento conosciuto anche con il nome di Carta dei servizi che attesta l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e riporta alcuni dei dati personali più sensibili della persona, tra cui il nome, il cognome, la data e il luogo di nascita e il codice fiscale.

Utilizzata anche e soprattutto per svolgere le pratiche di identificazione online (in alternativa all’identità digitale Spid e alla Carta d’identità elettronica), la tessera consente anche l’autenticazione per usufruire dei servizi offerti sui portali istituzionali, per apporre la firma elettronica e per consultare i documenti presenti sui portali in gestione allo Stato italiano.

Nuova tessera sanitaria: chi deve farla e perché manca il microchip

Ogni anno la procedura di rinnovo o di acquisizione della tessera sanitaria riguarda una platea di circa 10 milioni di italiani. A differenza di quanto accaduto fino ad oggi, a partire dal 1° giugno il governo presieduto da Mario Draghi ha autorizzato la diffusione di una nuova versione del documento, che ha iniziato a circolare nelle tasche degli italiani nella sua versione semplificata, emessa direttamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze. La novità più importante – quella su cui molti italiani stanno chiedendo delucidazioni – riguarda la scomparsa del microchip che fino ad ora aveva consentito ai cittadini di accedere ai servizi online.

Come spiegato dallo stesso dicastero tramite una nota emessa dagli uffici tecnici, il motivo di questo cambiamento risiede nella carenza di materiali semiconduttori  per la fabbricazione dei microchip. Infatti per produrli le fabbriche del settore si servono in grande quantità di due componenti, il neon e il palladio, elementi ad oggi indispensabili per la realizzazione della tessera come l’abbiamo sempre conosciuta. Le cause di questo deficit sono molteplici, ma ce ne sono alcune che incidono in maniera più importante di altre.

Nuova tessera sanitaria: cosa fare con la vecchia versione?

La grave carenza di molte materie prime a livello globale – assieme all’aumento senza precedenti dei costi per ottenerle – è causata principalmente dalle ripercussioni del conflitto in corso in Ucraina tra la resistenza locale e l’esercito russo: Kiev e Mosca sono infatti tra i Paesi con la maggiore disponibilità per quanto riguarda i semiconduttori utilizzati per produrre i microchip. Il prolungarsi della guerra ha reso difficoltose le partenze dai porti orientali, come testimoniato anche da quanto successo per il grano, un’impasse giunta ad un punto di svolta solo negli ultimi giorni.

A tutto questo va aggiunto un altro fattore internazionale destabilizzante. Tra gli Stati leader nell’estrazione di neon e palladio c’è anche Taiwan, l’isola del Mare delle Filippine tornata di recente nel mirino dell’embargo commerciale da parte della Cina. A differenza di Ucraina e Russia, la repubblica asiatica è anche tra i primi esportatori mondiali di microchip, che produce autonomamente in grande quantità. Sono questi i due fattori che hanno portato l’Italia a scegliere per l’emissione della nuova tessera sanitaria: il consiglio rivolto ai cittadini è quello di non buttare il vecchio documento fino a quando le autorità non avranno fornito indicazioni chiare sulla nuova versione, che rimarrà comunque valida fino alla fine del 2023.