Reddito di cittadinanza 2.0, la possibile proposta per il 2027: come funzionerebbe

M5S propone un nuovo sostegno economico con più beneficiari e percorsi di inserimento lavorativo. Intanto, secondo i dati INPS, lo Stato deve ancora recuperare 1,46 miliardi di euro

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il Reddito di cittadinanza potrebbe tornare nel 2027 con una nuova versione, denominata Reddito 2.0. La proposta arriva dal Movimento 5 Stelle e potrebbe entrare nel programma del Campo largo in vista delle prossime elezioni politiche. L’obiettivo è ampliare i sostegni contro la povertà e rafforzare i percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Il progetto deve però confrontarsi con i problemi emersi nella gestione della precedente misura. Secondo i dati INPS, gli importi indebitamente erogati tra Reddito e Pensione di cittadinanza ammontano a circa 1,71 miliardi di euro. Una parte rilevante deve ancora essere recuperata.

Reddito di cittadinanza 2.0, come funzionerebbe il nuovo bonus

Il Reddito 2.0 è una proposta politica ancora in fase di definizione. Non esistono quindi una legge approvata, importi mensili ufficiali o requisiti ISEE definitivi. Il piano del M5S prevede di ampliare la platea dei beneficiari rispetto all’attuale Assegno di inclusione, includendo anche persone in difficoltà economica che oggi non ricevono questo sostegno. Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS ed europarlamentare del M5S, ha indicato due obiettivi principali: aumentare le risorse destinate al contrasto della povertà e migliorare le politiche attive del lavoro.

Il progetto comprende una piattaforma informatica per collegare imprese, agenzie per il lavoro e Comuni, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di occupazione. Anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha proposto di riprendere il piano originario, che univa sostegno economico, formazione e occupabilità.

Quanto è costato il vecchio Reddito di cittadinanza

Il precedente Reddito di cittadinanza, introdotto nel 2019 e sostituito da nuove misure dal 2024, ha lasciato un problema legato alle erogazioni non dovute. Secondo i dati INPS, gli indebiti accertati raggiungono 1,71 miliardi di euro. Tra il 2021 e il 2023 sono stati recuperati circa 250,7 milioni, mentre al 31 dicembre 2025 risultavano ancora da riscuotere 1,46 miliardi. Gli indebiti comprendono somme corrisposte senza che fossero rispettati tutti i requisiti. Non coincidono necessariamente, in ogni caso, con frodi accertate penalmente.

Il recupero può risultare complesso quando i beneficiari non dispongono di redditi o patrimoni sufficienti per restituire gli importi. Le verifiche hanno individuato diverse anomalie nelle dichiarazioni e nelle comunicazioni dei percettori. Tra le principali irregolarità segnalate figurano:

  • 306mila domande con redditi da lavoro dipendente non dichiarati;
  • 207mila beneficiari che avevano iniziato un’attività lavorativa senza comunicarlo;
  • 132mila casi di dimissioni volontarie non dichiarate;
  • oltre 5.700 posizioni interessate da controlli su detenzioni o condanne ostative.

Per ridurre le erogazioni indebite, l’INPS ha rafforzato i controlli preventivi attraverso l’incrocio delle banche dati pubbliche. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha annunciato l’intenzione di estendere le nuove verifiche anche alle prestazioni del vecchio Reddito di cittadinanza.

Cosa cambia rispetto all’Assegno di inclusione

Attualmente le principali misure nazionali sono l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro. L’Assegno di inclusione è rivolto ai nuclei con specifiche condizioni familiari, tra cui la presenza di minori, persone con disabilità o componenti di almeno 60 anni. Il Supporto per la formazione e il lavoro riguarda invece persone tra 18 e 59 anni che rispettano i requisiti economici e partecipano ai percorsi previsti. Il contributo è pari a 500 euro mensili.

Il Reddito 2.0 dovrebbe ampliare le categorie tutelate e rafforzare il collegamento con il mercato del lavoro. Giuseppe Conte ha riconosciuto la necessità di rivedere la precedente misura, dichiarando che dovrà essere realmente utile alle persone in difficoltà. Il confronto tra i partiti del Campo largo servirà a definire il programma, comprese le risorse necessarie e le modalità di finanziamento dell’eventuale nuovo sussidio.