Reddito di cittadinanza 2.0, la proposta M5s per il campo largo: quanto costa e cosa cambia

Il M5s propone un Reddito 2.0 che riveda Assegno di inclusione e Sfl: costo stimato tra i 9 e i 10 miliardi l'anno, aperture da PD, Avs e Iv

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Di colpo il reddito di cittadinanza torna con forza al centro del dibattito politico. Il Movimento 5 Stelle ha infatti inserito nei 20 punti da portare al tavolo del programma comune del campo largo un “Reddito 2.0”.

Questa è una nuova misura di sostegno contro la povertà, che punta a rivedere in modo integrale l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, che sono stati introdotti dal governo Meloni. Stando alle prime ipotesi illustrate, la misura costerebbe tra i 9 e i 10 miliardi di euro l’anno. Ad annunciare questa svolta è stato proprio Giuseppe Conte.

Allo stato attuale parliamo di un punto programmatico e non di un testo di legge, ovviamente. Di fatto è una promessa elettorale. Importante sottolineare, però, come abbia già raccolto aperture da parte degli alleati, compresa Italia Viva, che in passato aveva chiesto l’abolizione della misura.

Cos’è il Reddito 2.0 del M5S

Il Movimento 5 Stelle non pensa di mettere sul tavolo semplicemente un ritorno secco alla misura del 2019. Il Reddito 2.0 è una nuova versione del reddito di cittadinanza e per questo vanta delle differenze. Ci saranno revisioni delle politiche di sostegno oggi in vigore.

L’Assegno di inclusione, destinato ai nuclei familiari con componenti in condizione di fragilità, e il Supporto per la formazione e il lavoro, pensato per le persone considerate occupabili e legato alla partecipazione a percorsi formativi, sono quelli sui quali si andrà a intervenire.

A lavorare sulla proposta è Mario Turco, professore di economia aziendale ed esponente del M5s. Il cuore del progetto riguarda le politiche attive del lavoro e i percorsi destinati ai beneficiari in grado di lavorare, a partire dalla formazione, sia a livello nazionale sia regionale. Un ambito nel quale, secondo i pentastellati, le cose “non funzionano”. L’idea è rafforzare il ruolo delle agenzie per il lavoro e coinvolgere direttamente imprese e Comuni.

Quanto costerebbe

Stando alle prime stime del M5s, il nuovo reddito di cittadinanza 2.0 peserebbe sulle casse tra i 9 e i 10 miliardi di euro all’anno. Una cifra calcolata però al netto delle risorse già impegnate dal governo Meloni per le misure attualmente in vigore. Di fatto, spiegano dal Movimento, se oggi il governo spende tra i 5 e i 6 miliardi, occorrerebbe trovarne altri 3-4.

Conte: “Una platea più ampia”

Il ritorno del reddito di cittadinanza resta una delle bandiere del Movimento. “Se reintrodurremo il reddito di cittadinanza? Certo che sì”, ha detto Giuseppe Conte sul Nove. Secondo il leader del M5s, il governo “non l’ha cancellato”, ma “lo ha riformulato, ha cambiato la norma e ha fatto cassa, 1 miliardo e 400 milioni all’incirca sui poveri”.

Conte ha poi richiamato il tema della povertà:

Adesso abbiamo 13 milioni di cittadini in povertà assoluta e relativa. (…) Dobbiamo riabbracciare una platea più ampia. Ma la misura anche oggi c’è e la dobbiamo assolutamente rivedere, rendere molto più efficace.

Campo largo: apertura e condizioni

Sorprendentemente, il reddito di cittadinanza 2.0 non sembra destinato a diventare un motivo di scontro tra i partiti del centrosinistra. Il PD è favorevole:

Il tema non è il nome, ma il principio che è condiviso e va adattato all’attuale contesto sociale.

Queste le parole di Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, che propone di costruire “una proposta di protezione sociale universale” rivolta a giovani, disoccupati, lavoratori discontinui e pensionati sotto la soglia di povertà.

Via libera anche da Avs. Il co-leader Angelo Bonelli spiega come una misura come il reddito di cittadinanza debba essere “certamente una priorità”. La novità più rilevante è però l’apertura di Italia Viva, come detto. Nel 2022 aveva minacciato un referendum per abolire la misura e ora la capogruppo al Senato, Raffaella Paita, si esprime così:

Siamo disponibili a discutere, ovviamente parlando anche di eventuali correttivi per evitare truffe e malfunzionamenti. (…) Una misura contro la povertà è giusta.

Qualcosa però dovrà essere dato in cambio, come l’appoggio potenziale a proposte care ai renziani, come l’abolizione degli anticipi Iva.

Le altre misure sul tavolo del programma

Il nuovo reddito non è l’unica proposta economica in discussione. Nel programma del campo largo inizia a delinearsi anche un salario minimo per chi lavora, da fissare intorno ai 10 euro lordi l’ora, affiancato a un sostegno economico più capillare per disoccupati e lavoratori discontinui senza mezzi sufficienti.

Tra le proposte del M5s trovano spazio poi:

  • una tassazione sulle grandi attività finanziarie, sopra i 5 milioni di euro;
  • una tassazione sulle transazioni finanziarie algoritmiche ad alta frequenza (compravendita di grandi quantità di titoli tramite algoritmi);
  • un fondo sovrano con 100 miliardi di investimenti;
  • una scala mobile fiscale per adeguare automaticamente il sistema delle imposte all’inflazione.

Avs, dal canto suo, insiste su una riforma fiscale progressiva e su una patrimoniale per i grandi patrimoni.