L’annuncio di modifiche al sistema pensionistico, in particolare sull’uscita anticipata, contenuto nel maxi emendamento del Governo alla Manovra 2026, non è piaciuto. Tante le critiche, non solo da parte dell’opposizione e della Cgil, ma anche da forze interne alla maggioranza, come la Lega e Forza Italia. Una giornata di malumori legata soprattutto al passaggio sul riscatto della laurea. Tanta la tensione, che la premier Giorgia Meloni è dovuta intervenire per chiarire che tutto ciò che riguarda il tema pensioni è ancora scritto a matita e tutto da confermare.
Già nella mattinata di ieri diversi esponenti di governo avevano preso le distanze dalla norma che aumenta l’età pensionabile. Così Claudio Borghi, senatore della Lega e relatore alla manovra, ha fatto depositare un emendamento che cancella la parte relativa alle pensioni, sia per quanto riguarda le finestre sia per il riscatto della laurea. Non solo opposizione e forze di maggioranza, anche i costituzionalisti sono intervenuti per criticare norme scritte “male”.
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Cosa dice il maxiemendamento del Governo sul riscatto di laurea
Per capire dove sta andando la discussione, facciamo un passo indietro a quando i nuovi emendamenti sulle pensioni sono arrivati nel testo della Manovra 2026. L’idea del governo era quella di allungare la “finestra mobile”, cioè il tempo che passa tra il raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata e l’effettivo arrivo dell’assegno, e di introdurre una sterilizzazione parziale del riscatto della laurea breve.
Nel caso della finestra mobile, se attualmente si attendono tre mesi, l’idea del governo era di farla salire progressivamente:
- nel 2032 a 4 mesi;
- nel 2033 a 5 mesi;
- nel 2034 a 6 mesi.
Per la seconda misura, invece, il governo prevedeva di scoraggiare il riscatto della laurea per raggiungere la pensione anticipata, fino a tre anni prima. L’idea era quella di:
- tagliare sei mesi dal 2031;
- tagliare 12 mesi dal 2032;
- tagliare 18 mesi dal 2033;
- tagliare 24 mesi dal 2034;
- tagliare 30 mesi dal 2035.
In questo modo, sul riscatto di tre anni per le lauree brevi (un riscatto che ha un costo) si arriverebbero a contare solo sei mesi ai fini del raggiungimento della pensione anticipata. Si tratta di manovre che avrebbero comportato un risparmio considerevole e crescente, fino a 2 miliardi di euro nel 2035.

Ma di fronte alle critiche provenienti da tutti i fronti, Meloni ha deciso di fare marcia indietro e tornare a ridiscutere le condizioni dell’uscita anticipata. Ha così dichiarato: “Nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiare l’attuale situazione. Qualsiasi modifica che dovesse intervenire varrà solo per il futuro”. Una dichiarazione che lascia intendere un passo indietro sulla retroattività, norma molto contestata, ma non necessariamente sul resto della proposta.
Borghi presenta un emendamento per cancellare le norme
Le norme non sono piaciute neppure alla maggioranza e tra Lega e Forza Italia in molti hanno preso le distanze. Claudio Borghi, senatore della Lega e relatore alla manovra, ha fatto depositare un emendamento che cancella la parte relativa alle pensioni, sia sulle finestre sia sul riscatto della laurea, e le sostituisce con una copertura individuata nell’Irap sulle banche, specificando che si tratta di una clausola di salvaguardia.
Gli fa eco Armando Siri, che dichiara: “Finché c’è la Lega al governo non esiste né oggi né mai alcun provvedimento che alzi i parametri dell’età pensionabile”. Anche Forza Italia si dice contraria, seppure in modo più prudente, e attraverso il portavoce nazionale Raffaele Nevi spiega:
Il governo ha inserito delle norme che entreranno in vigore nel 2030, ci ragioneremo. L’aspettativa di vita cresce e quindi si alza l’età per andare in pensione, ma chiaramente dobbiamo anche favorire il ricambio nel mondo del lavoro.
Opposizione e Cgil all’attacco
Occasione anche per l’opposizione di far sentire la propria voce contro la norma sul riscatto della laurea e sulla finestra mobile. Elly Schlein accusa la maggioranza di “furto” e ricorda che questo governo si era proposto di abolire la legge Fornero e che invece sta allungando l’età pensionabile per tutti, comprese le forze dell’ordine.
Anche la Cgil ha attaccato il governo, ricordando che proposta dopo proposta è stata azzerata qualsiasi forma di flessibilità in uscita dal lavoro e che ora si vogliono introdurre ulteriori peggioramenti, inserendoli in requisiti pensionistici destinati a crescere nel tempo, aggravati da nuove penalizzazioni e rinvii della decorrenza.
Il parere tecnico dei costituzionalisti
Infine, questi emendamenti non piacciono neppure ai costituzionalisti intervenuti sul tema del riscatto delle lauree brevi. Giulio Prosperetti, ex giudice della Corte costituzionale, ha spiegato che non esiste un diritto acquisito ai trattamenti pensionistici, poiché i requisiti possono essere sempre modificati prima del conseguimento della pensione. Allo stesso tempo, però, “la giurisprudenza della Corte costituzionale, in diverse sentenze, ha stabilito che deve esserci una gradualità, in modo che non si perda d’emblée un determinato diritto previdenziale”.
Vittorio Angiolini, ordinario di diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea come le norme in questione siano scritte male e presentino “dubbi di legittimità”, a partire proprio dalla retroattività dell’intervento sul riscatto della laurea breve, che la premier Meloni ha promesso di eliminare.
Un ulteriore problema è che il riscatto è un versamento volontario e, se il lavoratore ha scelto di farlo, è perché intende andare in pensione prima, in un preciso momento, in base al proprio progetto di vita. Secondo il professore, ci sono tutti gli elementi per sollevare forti dubbi di costituzionalità. “Tanto più – conclude – che si intravede anche un profilo discriminatorio: se il testo non venisse corretto, alla fine chi ha riscattato pagando verrebbe equiparato a chi non ha riscattato e non ha pagato nulla, perché a regime il vantaggio di andare in pensione sarebbe quasi annullato”.