Pensioni, quota 100 con nuove penalizzazioni ma senza cumulo

Ultima ipotesi di quota 100 a 62 anni con 38 di contributi, divieto di sommare pensione e redditi da lavoro e penalizzazioni sull'assegno fino al 7,5%: i sindacati chiedono un incontro al Governo

Potrebbe essere vietato sommare i contributi per chi intende andare in pensione con quota 100. Il governo starebbe infatti valutando l’ipotesi di vietare il ricorso al cumulo gratuito dei contributi. Introdotto dalla legge di bilancio 232/2016, il cumulo contributivo permette agli assicurati che hanno maturato periodi contributivi in diverse forme di previdenza obbligatoria di accedere al pensionamento di vecchiaia o di vecchiaia anticipata, sommando i periodi non coincidenti. Una possibilità che potrebbe essere negata dall’esecutivo giallo-verde per rendere la nuova misura previdenziale contenuta in manovra meno onerosa possibile.

Stando alle cifre contenute nel Def, infatti, per l’introduzione di ‘quota 100’ saranno stanziati 7 miliardi, la somma necessaria per consentire a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro quando la somma della loro età anagrafica e contributiva arriva, appunto, a quota 100. Una misura che, si legge sempre nella nota del Def, mira a “garantire il superamento degli squilibri dell’attuale sistema previdenziale per agevolare il ricambio generazionale e consentire ai giovani di poter avere accesso al mercato del lavoro”. Per usufruirne, però, bisognerà avere un’età minima di 62 anni e nel contempo almeno 38 anni di contributi.

Per quanto riguarda i paletti di età anagrafica e versamenti contributivi, bisogna rispettarli entrambi. Quindi, la somma di età e contributi deve fare 100 ma l’età non può essere inferiore a 62 anni e gli anni di contributi non possono essere meno di 38. In pratica, un lavoratore di 60 anni con 40 anni di contributi non può andare in pensione anche se la somma fa 100. Dovrà aspettare i 62 anni. Viceversa, un lavoratore che ha 64 anni e 36 anni di contributi non può utilizzare la quota 100 ma dovrà aspettare a sua volta di avere 38 anni di contributi.

Resta in piedi – si legge su pmi.it – anche l’ipotesi di ulteriori penalizzazioni legate all’età, con un taglio all’assegno per ogni anno di anticipo rispetto al requisito per la pensione di vecchiaia (dal 2019, a 67 anni). Ipotizzando una decurtazione dell’1,5% per ogni anno di anticipo, un lavoratore che si ritira con la quota 100 a 62 anni prende una pensione più bassa del 7,5% rispetto all’assegno pieno.

Infine, sembra probabile che ci saranno anche limiti alla contribuzione figurativa (al massimo due anni). Quindi, se un lavoratore ha 35 anni di contributi da lavoro effettivamente versati e tre anni di contributi figurativi, in realtà ai fini della quota 100 può conteggiare solo 37 anni di contributi, e non ha ancora il requisito per ritirarsi.

Mentre l’esecutivo è al lavoro sulle misure di Riforma Pensioni da inserire in manovra, i sindacati confederali esprimono parere contrario alle penalizzazioni per chi si ritira a 62 anni con la quota 100, e avanzano altre richieste:

  • proroga APe Sociale e Opzione Donna,
  • misure per i giovani
  • nuova salvaguardia esodati.

Cgil, Cils e Uil chiedono un incontro al Governo prima della presentazione della Legge di Bilancio 2019, quindi nei prossimi giorni (la manovra deve essere approvata entro metà ottobre).

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