I dati diffusi di recente dall’Inps sulle pensioni liquidate nel 2025 ha mostrato un calo nei nuovi assegni erogati dall’Istituto di circa 70mila unità rispetto all’anno precedente. Non significa che il numero di pensioni totali sia calato, al contrario è aumentato, ma è un segnale degli effetti della politica di austerità sulla previdenza sociale del Governo Meloni.
Nei più di tre anni da quando è in carica, infatti, l’Esecutivo ha eliminato quasi tutte le possibilità di uscire in anticipo dal lavoro rispetto alle regole fissate dalla legge Fornero. Le “Quote” e Opzione Donna sono state progressivamente rese meno accessibili, e questo ha ridotto il numero di nuovi pensionati.
Indice
Calano nel nuove pensioni nel 2025
L’Inps ha rilevato un calo delle nuove pensioni erogate nel 2025. Un dato importante che indica un’inversione di rotta nel sistema previdenziale italiano, che da anni sta cercando di diventare più sostenibile per le casse dello Stato in vista del picco di perone che andranno in pensione, previsto per la fine di questo decennio e l’inizio del prossimo, in corrispondenza con il raggiungimento dell’età pensionabile delle persone nate negli anni di picco del baby boom, tra il 1963 e il 1965.
Il calo è stato di circa l’8%, o 70mila unità:
- nel 2024 sono state erogate 901.152 nuove pensioni;
- nel 2025 sono state erogate 831.285 pensioni.
Questo non significa però che il numero di pensioni totali sia calato. Al contrario, è aumentato dello 0,6%, arrivando a più di 21,2 milioni di prestazioni.
Le politiche del Governo per ridurre le pensioni
Aver limitato l’aumento delle pensioni è un risultato ricercato per anni dal Governo Meloni. L’Esecutivo ha infatti sistematicamente smontato il sistema di flessibilità attorno alla legge Fornero, riportando la quasi totalità dei nuovi assegni alla lettera della norma elaborata dal governo Monti nel 2011 per limitare la spesa pubblica nel settore previdenziale.
A essere eliminate o comunque ad aver subito cambiamenti sostanziali sono state:
- Quota 103, nata come Quota 100 nel 2018 e voluta ai tempi dalla Lega;
- Opzione Donna, la cui platea si è ridotta soltanto a un numero ridotto di casi particolari.
Il prossimo obiettivo sarà quello di ridurre la spesa totale, che nel 2025 ha continuato a crescere. I soli trattamenti previdenziali, nel 2025, sono costati allo Stato 353,5 miliardi di euro.
Quanto spende l’Italia in previdenza sociale
Non è semplice capire quanto spenda l’Italia in pensioni, nonostante i dati dell’Inps sembrino essere molto chiari. La Ragioneria generale dello Stato, ad esempio, ha stimato la spesa pensionistica italiana per il 2025 a 289,4 miliardi di euro. Cifra molto inferiore al totale delle pensioni erogate dall’Inps, di 353 miliardi.
Si tratta però di una differenza dovuta al fatto che i due dati calcolano cose diverse. Parte del totale delle pensioni viene infatti pagato dai contributi dei lavoratori. Il resto viene coperto dallo Stato. Quest’ultima parte sono i 289,4 miliardi della Ragioneria generale, che comunque includono solo le prestazioni previdenziali e non quelle assistenziali.
Un dato che sottolinea l’insostenibilità del sistema attuale, che non riesce in nessun modo a coprire le spese con i contributi dei lavoratori. La spesa in carico allo Stato è pari al 15,3% del Pil, più di quanto l’Italia spenda in sanità (7%), scuola (4%) e difesa (2%) messe insieme.