Mentre gli automobilisti italiani continuano a subire il lento, inesorabile e costante rialzo dei listini, il caso di un piccolo comune montano dimostra come i costi alla pompa possano essere drasticamente più bassi. A Valle Castellana, un borgo in provincia di Teramo al confine con il territorio ascolano, l’amministrazione comunale gestisce direttamente l’unico impianto di carburante del paese. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: benzina e diesel vengono venduti con uno sconto reale tra i 10 e i 20 centesimi al litro rispetto alle medie nazionali e ai distributori privati del circondario.
Un’iniziativa nata per evitare che un’area interna rimanesse priva di un servizio essenziale, ma che si è trasformata in una lezione aperta sulle dinamiche speculative della distribuzione carburanti.
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Il caso Valle Castellana
Di fronte all’abbandono da parte dei grandi marchi privati, il Comune ha scelto di farsi carico della gestione diretta dell’impianto automatizzato. Stringendo accordi diretti con i fornitori e azzerando i costi di intermediazione aziendale, l’amministrazione riesce a fissare il prezzo della benzina attorno a 1,75 euro al litro e quello del diesel a 1,89 euro.
I numeri dicono che l’impianto comunale attira ogni giorno non solo i residenti, ma centinaia di automobilisti che salgono dalle città vicine per fare il pieno. Un afflusso straordinario che genera volumi di vendita e un giro d’affari considerevole per una piccola realtà locale.
Quanto guadagnerebbe un distributore senza costi di gestione
In una normale logica di mercato, il margine lordo di guadagno per un gestore di carburanti si attesta mediamente tra i 3 e i 5 centesimi al litro, cifra su cui pesano le commissioni bancarie, l’elettricità e la manutenzione degli impianti. Di fronte a un’affluenza costante e a volumi stimati in circa 500.000 litri erogati all’anno per un impianto di medie dimensioni che copre un intero comprensorio, il profitto ordinario si aggirerebbe tra i 15.000 e i 25.000 euro.
Se il Comune decidesse di azzerare lo sconto e allinearsi ai prezzi correnti praticati dalle grandi compagnie private, incassando quel margine aggiuntivo compreso tra 10 e 20 centesimi al litro, l’incasso extra per le casse pubbliche genererebbe tra i 50.000 e i 100.000 euro di utile netto annuo.
Una cifra considerevole a cui il sindaco ha scelto consapevolmente di rinunciare, azzerando le speculazioni e l’extra-profitto pur di abbattere i costi di trasporto delle famiglie e sostenere l’economia locale. La gestione pubblica dimostra così come l’eliminazione dei margini aziendali sul prezzo finale si traduca in un risparmio diretto di oltre 100 euro all’anno per ogni singola famiglia della zona.
La concorrenza che manca e l’asimmetria sui prezzi
L’esperienza di un distributore pubblico a prezzi calmierati mette a nudo i limiti strutturali del mercato privato. Gli automobilisti vivono quotidianamente una profonda asimmetria: quando il prezzo del greggio sale sui mercati internazionali, i listini alla pompa schizzano verso l’alto nel giro di poche ore. Quando invece le quotazioni scendono o si applicano manovre fiscali come il taglio delle accise sul gasolio, i ribassi vengono trasferiti con estrema lentezza e solo in modo parziale.
Gli studi di settore confermano che l’efficacia dei tagli fiscali e dei ribassi della materia prima dipende dal grado di concorrenza locale. Nelle aree a bassa concentrazione di pompe, oltre un terzo del beneficio o del calo del greggio viene regolarmente assorbito lungo la filiera della distribuzione per gonfiare i margini dei privati.
Il caso di Valle Castellana dimostra che le giustificazioni sui costi logistici non reggono. Quando si elimina la corsa al profitto, i prezzi calano e restano bassi, smentendo la narrativa secondo cui il mercato libero sia in grado di autoregolarsi.