Dopo una fase di relativa stabilizzazione osservata nella seconda parte del 2025, i prezzi di luce e gas tornano a crescere nei primi mesi del 2026, con effetti diretti sulle bollette delle famiglie e ricadute ancora più marcate sui costi delle imprese. I dati aggiornati al 2 febbraio 2026 sugli indici di riferimento PUN e PSV, insieme alle analisi dell’Osservatorio Confcommercio Energia, confermano un trend al rialzo, con rincari che, pur lontani dai picchi della crisi energetica del 2022, restano superiori ai livelli pre-pandemia.
Di quanto sono aumentati i prezzi di luce e gas
Nel mese di febbraio 2026, il PUN (prezzo nazionale unico) della luce si colloca attorno a 0,129 euro per kWh, con una dinamica oraria che mostra picchi fino a 140,36 euro per MWh e minimi inferiori a 108 euro per MWh, a seconda della fascia oraria e della domanda. Si tratta di valori più elevati rispetto alla media registrata a fine 2025 e che confermano una tendenza al rialzo dei prezzi dell’elettricità nel primo trimestre dell’anno.
Sul fronte del gas naturale, il PSV (punto di scambio virtuale), che rappresenta il prezzo del gas all’ingrosso sul mercato italiano. a inizio 2026 ha registrato oscillazioni giornaliere più alte rispetto ai valori storici precedenti al 2025. Nel dettaglio, il PUN mensile di gennaio si è mantenuto stabilmente sopra 0,13 euro per kWh, segnando un aumento su base annua e interrompendo una fase di relativa calma che aveva caratterizzato parte del 2024 e del 2025.
Per le famiglie, l’impatto di questi aumenti ha avuto impatti diversi in base al tipo di contratto sottoscritto. Chi ha una fornitura a prezzo variabile ha visto sicuramente il costo della materia prima adeguarsi, con maggiore o minore tempestività, all’andamento di PUN e PSV. Al contrario, per chi ha scelto un prezzo fisso, le variazioni non si sono viste immediatamente in bolletta, ma sicuramente hanno inciso e incideranno sulle nuove offerte e sui rinnovi contrattuali proposti dai fornitori.
Perché luce e gas costano di più
Nel mercato del gas, il PSV evidenzia un andamento più volatile, ma comunque coerente con uno scenario di prezzi sostenuti. Le cause sono molteplici: dalla dipendenza europea dalle importazioni di gas naturale liquefatto, alle incertezze geopolitiche, fino ai costi legati alla transizione energetica e alle politiche climatiche, che iniziano a riflettersi in modo più strutturale sui mercati.
La maggiore esposizione dell’Italia ai prezzi all’ingrosso rende il sistema energetico nazionale particolarmente sensibile alle variazioni internazionali. Ne deriva una trasmissione relativamente rapida degli aumenti dal mercato wholesale alle bollette finali, soprattutto per i contratti indicizzati.
L’impatto sulle bollette
Se per le famiglie l’aumento delle bollette è percepito come un aggravio sul bilancio domestico, per le imprese l’impatto del caro energia assume una dimensione più critica. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Confcommercio Energia (OCEN), i costi energetici per le imprese del terziario restano nettamente superiori ai livelli pre-crisi.
Rispetto al 2019, la bolletta elettrica media delle imprese risulta più alta del 28,8%, mentre quella del gas registra un incremento addirittura del 70,4%. Si tratta di aumenti che non dipendono solo dal prezzo della materia prima, ma anche dal ritorno a un peso significativo degli oneri generali di sistema, che incidono nuovamente in modo rilevante sui conti energetici.
Inoltre, mettendo a paragone il quarto trimestre 2025 con lo stesso periodo del 2019, la spesa per l’energia elettrica risulta superiore del 38,9%, mentre quella per il gas cresce del 52,6%. Per settori come alberghi, ristorazione e negozi alimentari, la spesa mensile per luce e gas può raggiungere diverse migliaia di euro, comprimendo i margini e incidendo sulla competitività delle piccole e medie imprese.
L’attesa del decreto Energia: cosa chiedono le imprese
Il contesto di prezzi elevati spiega le crescenti pressioni sul governo affinché intervenga con un nuovo decreto Energia. Secondo Confindustria, il costo dell’energia continua a rappresentare uno dei principali freni alla ripresa della manifattura italiana, già indebolita da un calo della produzione industriale nei primi undici mesi del 2025.
Il decreto, annunciato da mesi e atteso nelle prime settimane di febbraio 2026, dovrebbe prevedere misure di alleggerimento delle bollette, in particolare per le imprese più esposte ai rincari. Al centro del confronto ci sono possibili interventi sugli oneri di sistema e sui meccanismi di formazione del prezzo, sebbene i margini di manovra siano limitati dai vincoli di finanza pubblica e dalle regole europee sugli aiuti di Stato.