Bce e Bank of England sono in procinto di riunirsi per decidere la politica monetaria del 2026. Si tratta di un incontro molto atteso, non solo da parte degli analisti, ma anche di chi osserva il mercato, tra investitori e mutuatari. È molto probabile, dicono gli esperti, che gli istituti centrali lascino i tassi invariati. Una decisione che potrebbe arrivare in continuità con la Fed, che la scorsa settimana ha deciso di mantenere invariati i tassi, dopo tre ritocchi al ribasso consecutivi.
Ora, con Kevin Warsh alla guida della banca centrale USA, potrebbe cambiare il rapporto di forza tra dollaro ed euro. Nel 2025 quest’ultimo è stato forte, anche per via della debolezza del dollaro, che ora potrebbe venir meno. Sui tassi c’è certezza nell’aria: non ci saranno tagli e resteranno fermi al 2% per la quinta riunione consecutiva.
Ipotesi tassi fermi al 2%
In attesa della comunicazione ufficiale, gli analisti danno per scontati i tassi fermi al 2% per la Bce. Nadia Gharbi, Senior Economist di Pictet Wealth Management, prevede che la Bce punti a mantenere la politica monetaria invariata nella riunione del 5 febbraio, lasciando il tasso sui depositi al 2,0% e "confermando l'approccio riunione per riunione e dipendente dai dati".
Sembra quindi scontato che la Bce confermi i tassi attuali, escludendo di fatto nuovi tagli nel breve termine. Anche la Banca d'Inghilterra dovrebbe mantenere il tasso di riferimento al 3,75%, dopo quattro ritocchi al ribasso.
Per vedere nuovi tagli, dicono gli analisti, potrebbe essere necessario attendere fino alla seconda metà dell'anno. E molto, sottolineano, dipenderà dal contesto internazionale e dalle turbolenze geopolitiche.
Effetti sull'oro
La situazione economica degli Stati Uniti non è delle migliori e analisti, investitori e osservatori guardano alla debolezza del dollaro e al prezzo dell'oro, che ha superato la soglia record di 5.600 dollari l’oncia, per capire in che direzione stia andando il Paese e non solo.
Sappiamo infatti che il record dell'oro, bene rifugio, indica la ricerca di certezza e stabilità in un momento critico. Come nel caso attuale degli Stati Uniti, la domanda di oro è aumentata, facendo salire il prezzo, mentre si intensificavano le tensioni geopolitiche.
La maggiore domanda e l'acquisto dell'oro hanno un impatto sulle valute, in particolare lo si vede sul dollaro. Un crollo che non è senza conseguenze, a sua volta.
Le implicazioni: investimenti e mutui
La questione americana si ripercuote sui mercati finanziari globali e impone una revisione profonda delle strategie di portafoglio. Il primo aspetto è il rialzo dei rendimenti su titoli considerati sicuri, come i Bund tedeschi.
La politica monetaria, conferma la Bce, è "in una buona posizione" e lo provano anche gli ultimi dati Eurostat, secondo i quali nell'ultimo trimestre dello scorso anno l'economia dell'area euro si è dimostrata resiliente.
Per Eurostat:
crescita dello 0,3%, superiore di un decimo alle proiezioni degli analisti mentre su base annua l'espansione e' stata dell'1,3%, contro un consenso dell'1,2% grazie soprattutto alla ripresa dei consumi e degli investimenti.
Un segnale positivo anche guardando ai mutui, con le rate dei mutui variabili che resteranno ferme. In altre parole: stabilità.