Prestiti più rapidi e meno cari con la riforma del Fondo antiusura del Mef

Più garanzie, prestiti dei confidi fino a 40.000 euro e microcredito: il 15 giugno 2026 diventa operativa la riforma antiusura del Mef

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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Prestiti fino a 40.000 euro direttamente dai confidi, microcredito incluso tra le operazioni garantite e costi dello 0,50% per le piccole imprese: diventa operativa dal 15 giugno 2026 la riforma del Fondo del Mef per la prevenzione dell’usura, lo strumento pensato per chi rischia di finire nelle mani degli strozzini perché non riesce ad arrivare a fine mese o a pagare un fornitore. Il decreto ministeriale dello scorso febbraio, attuativo della Legge di Bilancio 2025, aggiorna un meccanismo nato 30 anni fa con l’articolo 15 della legge 108/1996 e ne allarga la platea. Oltre alle banche, ora possono erogare prestiti coperti dalla garanzia pubblica anche gli operatori di microcredito e gli intermediari finanziari.

A cosa serve il Fondo antiusura

Il Fondo antiusura del Mef non eroga soldi direttamente alle famiglie ma funziona da garanzia pubblica. Infatti copre il rischio della banca o dell’intermediario che concede un prestito a chi, per la propria situazione economica, non riuscirebbe a ottenerlo con i canali ordinari. Si tratta di individui in temporanea difficoltà (per uno stipendio saltato, una bolletta arretrata, una fattura non saldata) e che, senza un appoggio, rischiano di rivolgersi a circuiti illegali.

Dal 1996 a oggi il meccanismo ha sbloccato oltre 2 miliardi di euro di credito.

Ad applicarlo sul territorio sono tre tipi di soggetti:

  • i confidi (consorzi di garanzia collettiva dei fidi, soprattutto per artigiani e piccole imprese);
  • le fondazioni antiusura (in larga parte di matrice ecclesiale e diocesana);
  • le associazioni antiusura (di stampo laico, spesso vicine al volontariato).

Sono loro a ricevere le richieste, valutare i casi e attivare la garanzia.

Cosa cambia per chi chiede un prestito

La novità più importante riguarda i confidi. Per le piccole imprese e gli artigiani sale a 40.000 euro il tetto dei finanziamenti che il confidi può erogare direttamente senza passare dalla banca. Ciò si traduce in una procedura più rapida, soprattutto per chi ha ricevuto un no dagli sportelli tradizionali.

La seconda novità è il costo calmierato dello 0,50% dell’importo, fissato per le Pmi che accedono alle garanzie e ai prestiti diretti dei confidi. È una commissione molto bassa, pensata per non gravare su soggetti che già fanno fatica a stare in piedi.

Si allarga poi il tipo di operazioni coperte dal Fondo: entra a pieno titolo il microcredito (prestiti di piccolo importo, di norma sotto i 75.000 euro per le imprese e i 25.000 euro per i privati), e cambiano in meglio durate e tipologie dei finanziamenti garantiti.

Il coordinamento con il Fondo di garanzia per le Pmi rende le regole più chiare, raccolte ora nelle Disposizioni operative pubblicate dal Dipartimento del Tesoro.

A chi bisogna rivolgersi se si è in difficoltà

Sul sito del Dipartimento del Tesoro è pubblicato l’elenco completo, suddiviso per regione, dei confidi, delle fondazioni e delle associazioni accreditati.

Una famiglia o una piccola impresa a rischio usura può rivolgersi a uno di questi soggetti, presentare la propria situazione e farsi accompagnare nella richiesta del prestito. Viene valutato il caso, attivata la garanzia e creato un ponte con la banca o con l’intermediario.

Per il richiedente significa non doversi presentare da solo allo sportello e arrivare con una garanzia pubblica già pronta.

Le novità della riforma da febbraio 2027

La riforma scatta da subito, ma per gli operatori del sistema c’è una finestra di adeguamento.

I confidi già abilitati con le vecchie regole possono continuare a rilasciare garanzie sul Fondo fino al 31 dicembre 2026. Entro la stessa data devono però accreditarsi secondo la nuova disciplina per avviare ulteriori operazioni.

Fondazioni e associazioni hanno tempo fino al 26 febbraio 2027 per mettersi in regola e, fino ad allora, restano in attività con le regole precedenti.