Il 2025 si è chiuso in ripresa per il mercato dei mutui italiani. Ma se i tassi variabili sono scesi significativamente, diventando più convenienti, la stragrande maggioranza delle famiglie italiane ha continuato a preferire la sicurezza del fisso.
Una scelta che racconta una psicologia finanziaria ancora segnata dalle incertezze e dalla volatilità degli ultimi anni.
Quanti mutui sono stati concessi
Secondo il Gruppo Tecnocasa, nei primi nove mesi del 2025 sono stati erogati 40,6 miliardi di euro di mutui ipotecari, pari a un +32,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le previsioni per la chiusura dell’anno puntano a circa 54 miliardi di euro. Anche i dati Abi confermano il trend: a dicembre 2025, i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,3% su base annua; è il dodicesimo mese consecutivo che crescono.
Parallelamente, il tasso medio applicato sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni si è attestato a dicembre al 3,37%, in netto calo rispetto al 4,42% di dicembre 2023.
Cosa conviene tra fisso e variabile
Alla luce di questi dati, conviene per una famiglia un tasso fisso o variabile? A questa domanda risponde MutuiOnline.it: a dicembre 2025 il Tan medio del secondo è al 2,66%, in calo di oltre un punto percentuale da gennaio. Il primo, al contrario, è salito al 3,33% medio, dai 2,83% di inizio anno.
Sulla carta, il variabile è quindi più conveniente. Su un mutuo da 100.000 euro a 20 anni:
- la rata del tasso variabile è di circa 538 euro;
- quella del fisso è circa 571 euro.
Il risparmio è di circa 33 euro al mese rispetto al fisso, con un risparmio potenziale di oltre 8.000 euro sull’intera durata. Eppure, la scelta delle famiglie è stata netta e contraria: nel 2025, il 96,1% delle richieste è stato per mutui a tasso fisso. Solo il 2,9% ha optato per il variabile.
Perché molti scelgono il fisso
Per capire questa dinamica, dobbiamo guardare a due fattori chiave: la psicologia delle famiglie e il contesto di mercato specifico del 2025.
Innanzitutto, c’è una profonda ricerca della certezza. Dopo i rapidi rialzi decisi dalla Bce negli ultimi anni, le famiglie sono ancora psicologicamente scottate. Chi compra casa, soprattutto se è la prima, fa un calcolo che va oltre il puro risparmio mensile. Privilegia la tranquillità di una rata stabile per i prossimi 20 o 30 anni, anche se questo significa pagare di più oggi.
In secondo luogo, le dinamiche di mercato del 2025 hanno creato una situazione particolare. Spiega MutuiOnline:
Dietro l’aumento del tasso fisso c’è una concatenazione di eventi che parte da lontano. A partire dal mese di aprile, le crescenti tensioni geopolitiche a livello mondiale hanno iniziato a pesare sui mercati. Le prospettive incerte sulla crescita economica nell’eurozona, minacciata dai dazi statunitensi sulle esportazioni europee, hanno generato un clima di sfiducia che si è tradotto in un aumento dei rendimenti dei titoli di stato tedeschi a 30 anni.
Il risultato è stato che la differenza tra il tasso fisso e quello variabile si è ridotta. Ma questa forbice non si è ristretta abbastanza da offrire un vantaggio così schiacciante da far cambiare idea ai risparmiatori più prudenti.
Cosa ci si aspetta dal 2026
Il 2026 si prospetta come un anno di maggiore stabilità, con una Bce attendista dopo i cicli di rialzi e tagli. In questo contesto, la scelta tra fisso e variabile rimane profondamente personale e deve considerare:
- la propensione al rischio, preferendo il fisso se si vuole stare più tranquilli nonostante il costo iniziale superiore;
- l’orizzonte temporale, specie per chi prevede di estinguere il mutuo in tempi brevi (in questi casi conviene il variabile).
I tassi fissi, pur essendo risaliti, sono ancora su livelli storicamente accettabili. Bloccare oggi un tasso intorno al 3,3% può rivelarsi una mossa saggia se il ciclo economico futuro porterà nuovi rialzi.