Brionvega, quanto valgono oggi le radio e le tv entrate nella Storia del design

Dalle tv al MoMA alle radio cult: la storia di Brionvega e quanto costano oggi i suoi oggetti di design più famosi a livello mondiale

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Matteo Polimeni

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Web editor, grafico e videomaker con l’anima da storyteller. Mi muovo tra design, arte e architettura.

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C’è un televisore italiano che oggi è esposto al MoMA di New York, proprio accanto a Monet e alle opere dei più grandi artisti del Novecento. Il suo ingresso nella Storia del costume è il risultato di una visione precisa, quella di un’azienda milanese che ha capito prima di chiunque altro che un oggetto elettronico poteva essere, a tutti gli effetti, un’opera di design. Quell’azienda, oggi sinonimo e orgoglio del Made in Italy, si chiama Brionvega.

La storia di Brionvega dalla fondazione

Siamo nel 1945. L’Italia è appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale e c’è una gran voglia di ricostruire, creare e sperimentare. A Milano, in questo clima di fermento, Giuseppe Brion fonda, insieme alla moglie Onorina Tomasin e all’ingegnere Leone Pajetta, una piccola azienda di elettronica di consumo, la BP Radio, che si occupa della produzione di componenti elettronici ed elettrici per le radio. In questi anni è infatti la radio il mezzo di comunicazione per eccellenza, mentre la televisione entra in punta di piedi nelle case dei più facoltosi.

Negli anni ’50 la ragione sociale diventa Vega BP Radio S.r.l. e la ditta sceglie di specializzarsi nei televisori, intuendo il grande potenziale di questo nuovo medium. Nel 1963 l’azienda cambia definitivamente nome e diventa Brionvega.

Verso gli anni ’60 accade qualcosa di inaspettato: l’impresa compie una scelta che la distingue da tutti gli altri produttori del settore. Invece di limitarsi a investire solo in tecnologia, decide di affidare i propri prodotti ad alcuni dei designer più brillanti della scena italiana dell’epoca. Nomi come Marco Zanuso, Richard Sapper e i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni entrano a far parte di un progetto ambizioso: trasformare gli elettrodomestici in oggetti capaci di esistere nello spazio, senza limitarsi alla loro funzione.

Dopo la morte di Giuseppe Brion, avvenuta nel 1968, la direzione dell’azienda passa alla moglie e al figlio Ennio Brion, scomparso il 25 marzo 2026.

L’impatto nel mondo della tv e del design

Brionvega inizia negli anni ’60 una vera e propria rivoluzione culturale nel panorama del design industriale italiano. Il televisore passa da semplice scatola con qualche manopola, un oggetto anonimo da collocare in salotto, a uno status symbol per gli amanti dell’arte.

Nel 1962 esce il Doney, firmato da Zanuso e Sapper: è il primo televisore portatile a transistor prodotto in Europa. Non avendo più le valvole, rappresentava anche una notevole svolta tecnologica. Quello stesso anno vince il Compasso d’Oro, il premio più importante del design italiano.

Lo stand di Brionvega alla Fiera di Milano nel 1963 con l'Antares da 23" e il Doney da 14"
Getty Images | Mondadori Portfolio
Lo stand di Brionvega alla Fiera di Milano nel 1963 con l’Antares da 23″ e il Doney da 14″

Due anni dopo, nel 1964, arriva l’Algol 11, un televisore portatile con schermo inclinato e maniglia estraibile. Nello stesso anno, sempre Zanuso e Sapper firmano la Radio.Cubo, racchiusa in due gusci di plastica che si aprono e si chiudono come una conchiglia, rivelando o nascondendo la sua funzione. La forma essenziale, l’utilizzo intuitivo e i colori vivaci hanno contribuito a definire l’estetica pop di quegli anni.

L’anno successivo, i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni progettano il radiofonografo, un sistema che gioca sulla modularità degli altoparlanti, spostabili per celare o rivelare il giradischi posto nella parte superiore.

In quel periodo di intenso studio formale e sperimentazione, Brionvega ridefinisce – forse in maniera inconsapevole – il rapporto tra tecnologia e quotidianità, e il mondo se ne accorge. I suoi prodotti finiscono al MoMA di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra, consacrando il marchio come ambasciatore del design italiano nel mondo.

Anche dal punto di vista sociale, l’azienda ha un impatto significativo. L’introduzione dei suoi prodotti sul mercato contribuisce aumentare la domanda di beni di consumo tecnologici in Italia. Il Paese intanto vive un miglioramento sensibile del tenore di vita, con una maggiore diffusione di automobili, elettrodomestici e apparecchiature elettroniche, con un cambiamento nei modelli di consumo e maggiore accessibilità ai beni secondari.

Il radiofonografo Brionvega RR126
Getty Images
Il radiofonografo Brionvega RR126

Negli anni ’70, la collaborazione con Mario Bellini porta a nuovi esperimenti sulle forme geometriche, mentre il mercato inizia a cambiare rapidamente. Gli anni Ottanta e Novanta segnano un periodo difficile per l’azienda, stretta tra la concorrenza dei produttori asiatici – soprattutto giapponesi, trainati dal boom economico – e la rapida evoluzione tecnologica.

Il logo Brionvega entrato nel mito

Quando si tratta di creare un buon design nulla può essere lasciato al caso. Anche il logo di Brionvega è a cura di un grande artista.

L’identità aziendale è infatti a firma di Massimo Vignelli, uno dei designer che ha rivoluzionato la grafica internazionale. Tra i suoi lavori più famosi ci sono la realizzazione della mappa di New York City. La sua opera, così come quella di tutti i grandi italiani che hanno collaborato con Brionvega, è senza tempo e ancora perfettamente adattabile ai contesti domestici contemporanei.

Quanto costano oggi le tv e le radio di Brionvega

Se state pensando di mettere le mani su un pezzo di storia del design italiano, sappiate che non è impossibile, ma richiede un investimento più o meno importante. I modelli storici di Brionvega sono oggi oggetti da collezione molto ricercati e i prezzi riflettono la loro reputazione. Sono inoltre disponibili rivisitazioni in chiave moderna dei dispositivi del passato, che conservano il design originale ma hanno funzioni e tecnologie moderne (come il bluetooth).

L’Algol 11, il televisore portatile che ha fatto il giro del mondo, si trova sul mercato dell’usato a partire da circa 500 euro, mentre il nuovo modello, acquistabile sul sito ufficiale, supera i 1.190 euro.

La Radio.Cubo di Marco Zanuso e Richard Sapper oscilla sul mercato dell’usato intorno ai 400 euro. La nuova versione sul sito ufficiale arriva a circa 559 euro.

Alcune edizioni del radiofonografo dei fratelli Castiglioni possono raggiungere anche i 10.000 euro sull’usato e fino a 23.000 euro per le nuove incarnazioni con finiture in legno sul sito ufficiale.

I prezzi sull’usato variano in base alle condizioni e alla provenienza del pezzo. Non si tratta di cifre alla portata di tutti, ma bisogna considerare che si sta acquistando qualcosa che va ben oltre la funzione per cui è stato progettato: un oggetto che racconta una storia, un’epoca e un modo tutto italiano di intendere la bellezza.

Brionvega, del resto, ha sempre lavorato su questo confine sottile tra estetica e tecnologia, tra forma e funzione. E il fatto che i suoi prodotti vengano ancora cercati, esposti, collezionati e ammirati a distanza di decenni dalla loro uscita è la prova che quei designer hanno creato qualcosa di immortale.

Basti pensare che David Bowie possedeva un radiofonografo RR126 e una Radio.Cubo TS502 e, stando a quanto dichiara l’azienda italiana, li usava tutti i giorni per riprodurre la sua musica.