Con il Dm 29/2026 del Ministero dell’Istruzione e del Merito si sta portando avanti una riforma degli istituti tecnici che porterà a cambiamenti importanti nell’organizzazione della didattica. Nonostante non ci sia una riduzione del tempo scuola per gli studenti, entrando nel dettaglio, emergono modifiche sostanziali nella distribuzione delle ore tra le discipline. Alcune materie potrebbero perdere spazio, altre verranno potenziate o accorpate.
Il sistema cambia senza apparenti tagli complessivi, ma a pagare gli effetti concreti della riforma saranno le ore di cattedra su materia e quindi il numero di docenti necessari a sostenere il sistema educativo degli istituti tecnici.
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Come vengono ridistribuite le ore di lezione
Gli studenti continueranno a frequentare circa 32 ore settimanali. A cambiare sarà la ripartizione interna dell’orario. Il decreto, infatti, riduce il peso dell’area generale per rafforzare le materie di indirizzo e le attività laboratoriali.
Nel biennio restano invariate le ore di italiano (4), inglese (3), matematica (4). Le materie che subiranno modifiche sono geografia, che scende da 3 a 2 ore, e scienze, che passa da 4 ore complessive tra fisica e chimica e 3 ore integrate.
Nel triennio a vedere una riduzione saranno le ore di italiano, da 4 a 3 in quinta superiore. Le materie di indirizzo aumentano da 12 per arrivare a circa 16 ore settimanali. Ciò che non viene chiarito bene a livello ministeriale è come debbano essere ripartite le ore. Stessa cosa accade per le discipline scientifiche, che non cambiano a livello di percentuale oraria, ma risulteranno spesso accorpate. Inoltre, bisogna aggiungere una quota di flessibilità di 2 ore settimanali, affidata all’autonomia.
Quali cattedre restano con meno ore
In sintesi, le discipline che si ritrovano con meno ore sono:
- geografia, che nel biennio passa da 6 a 4;
- italiano, con la perdita di 1 ora nelle classi quinte;
- scienze, da 4 ore differenziate a 3 ore accorpate tra più discipline.
Secondo l’analisi riportata da sindacati come Flc Cgil, Cisl e Uil, su materie come geografia, diritto ed economia sarà molto difficile costruire cattedre complete, dal momento che corrono il rischio di vedersi ridotte le ore da 2 a 1, producendo ulteriore precarietà nel corpo docente, una classe di lavoratori che arriva a spendere soldi per cercare di non rimanere indietro in graduatoria.
Come verranno gestite le 66 ore di autonomia
Uno degli elementi cardine della riforma è la gestione delle 66 ore annue di autonomia, equivalenti a circa 2 ore settimanali nel biennio. Queste ore non sono assegnate a una disciplina specifica e possono essere utilizzate in modo flessibile.
Gli istituti potranno decidere di aumentare le ore a una materia, linguistica o tecnologica, oppure attivare moduli interdisciplinari con più docenti. La riforma punta infatti su didattica integrata e laboratoriale, con maggiore collaborazione tra insegnanti.
La sfida, o il problema, sarà garantire uniformità: pur con scelte diverse, tutte le scuole dovranno portare gli studenti agli stessi risultati finali. Questo richiede una programmazione molto attenta e condivisa.
I sindacati insorgono
Pur non riducendo il monte ore complessivo, che resterà intorno alle 32 ore settimanali, e intervenendo esclusivamente sulla distribuzione, alcune materie, e cattedre annesse, saranno penalizzate.
È su questo punto che si concentra la critica dei sindacati, che denunciano il rischio di una contrazione dell’organico. La riforma apre quindi a un sistema più flessibile, ma senza chiarire in che modo la riforma si sposi con la cronica precarietà del corpo docente italiano.