Salario minimo, il Parlamento europeo approva le nuove regole

Il Parlamento, oggi, ha approvato in via definitiva la nuova legislazione sui salari minimi adeguati nell’UE.

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Donatella Maisto

Digital Transformation and Sustainability Manager

Esperta Blockchain e digital transformation, tech-human need e sostenibilità nella sua accezione contemporanea.

La povertà lavorativa nell’Unione è aumentata nell’ultimo decennio e un numero più elevato di lavoratori si trova in condizioni di povertà.

I salari minimi più alti sono accordati in Lussemburgo, Irlanda e Germania e quelli più bassi in Bulgaria, Lettonia ed Estonia.

21 Stati membri su 27 hanno un salario minimo garantito, mentre gli altri sei, ovvero Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia, determinano i livelli salariali sulla base della contrattazione collettiva delle retribuzioni.

Il Parlamento, oggi, ha approvato in via definitiva la nuova legislazione sui salari minimi adeguati nell’UE.

Il testo, concordato a giugno con il Consiglio, vuole migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori dell’UE e promuovere progressi in ambito economico e sociale, migliorando l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo.

I salari minimi che garantiscono un tenore di vita dignitoso e rispettano, quindi, una soglia di dignità, possono contribuire a ridurre la povertà a livello nazionale e a sostenere la domanda interna e il potere d’acquisto, a rafforzare gli incentivi al lavoro, a ridurre le disuguaglianze salariali, il divario retributivo di genere e la povertà lavorativa e a limitare il calo del reddito nei periodi di contrazioni economiche.

Nel contesto legislativo vengono definiti i requisiti essenziali per l’adeguatezza dei salari minimi garantiti, come stabilito dalle leggi nazionali e/o dai contratti collettivi.

Il testo è stato approvato con 505 voti favorevoli, 92 contrari e 44 astensioni. La votazione finale ha avuto luogo su accordo in prima lettura.

Modalità di applicazione

La nuova direttiva si applicherà a tutti i lavoratori dell’UE con un contratto o un rapporto di lavoro. I Paesi UE, in cui il salario minimo gode già di protezione, grazie ai contratti collettivi, non saranno tenuti a introdurre queste norme o a rendere gli accordi già previsti universalmente applicabili.

La definizione del salario minimo, infatti, rimane di competenza dei singoli Stati membri, i quali dovranno, però, garantire che i loro salari minimi consentano ai lavoratori una vita dignitosa, tenendo conto del costo della vita e dei più ampi livelli di retribuzione.

Al fine di definire l’adeguatezza dei salari minimi garantiti esistenti, i Paesi UE potranno determinare un paniere di beni e servizi a prezzi reali o fissarlo al 60% del salario mediano lordo e al 50% del salario medio lordo.

Gli Stati membri in cui meno dell’80% dei lavoratori è interessato dalla contrattazione collettiva, dovranno, congiuntamente alle parti sociali, stabilire un piano d’azione per aumentare tale percentuale.

È rilevante che nel testo concordato venga introdotto l’obbligo per i Paesi UE di istituire un sistema di monitoraggio affidabile, nonché controlli e ispezioni sul campo, per garantire conformità e contrastare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o la maggiore intensità di lavoro.

Le donne, i lavoratori giovani, i lavoratori migranti, i genitori soli, i lavoratori scarsamente qualificati, le persone con disabilità e, in particolare, le persone che subiscono molteplici forme di discriminazione, hanno tuttora maggiori probabilità di percepire salari minimi o bassi rispetto ad altri gruppi.

Data la sovra-rappresentazione delle donne nei lavori a bassa retribuzione, il miglioramento dell’adeguatezza dei salari minimi contribuirebbe alla parità di genere, e conseguentemente a ridurre il divario retributivo e pensionistico di genere, a far uscire le donne e le loro famiglie dalla povertà, così come alla crescita economica sostenibile nell’Unione.

L’approvazione di questo testo fa emergere l’importanza di un partenariato sociale forte e funzionante in Europa, in quanto, da sola, la politica non può dare una risposta esauriente a tutti gli aspetti di questa crisi.

In un contesto economico estremamente difficile come quello attuale è necessario che il lavoro sia fonte di guadagno equo ed adeguato e che il maggior numero possibile di lavoratori sia maggiormente tutelato, grazie all’impulso dato alla contrattazione collettiva.

Colmare le grandi differenze nella copertura e nell’adeguatezza della tutela garantita dal salario minimo contribuisce a migliorare l’equità del mercato del lavoro dell’Unione, a prevenire e ridurre le disuguaglianze retributive e sociali e a promuovere il progresso economico e sociale.

La concorrenza nel mercato interno dovrebbe essere basata su standard sociali elevati, tra cui un elevato livello di tutela dei lavoratori e la creazione di posti di lavoro di qualità, nonché su innovazione e miglioramenti della produttività che garantiscano nel contempo condizioni di parità.

Se fissati a livelli adeguati, i salari minimi, quali previsti dal diritto nazionale o da contratti collettivi, proteggono il reddito dei lavoratori, in particolare dei lavoratori svantaggiati, e contribuiscono a garantire una vita dignitosa, in linea con gli obiettivi perseguiti dalla convenzione n. 131 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) del 1970 sulla fissazione del salario minimo.

Il Consiglio dovrebbe approvare formalmente l’accordo a settembre, dopodiché il testo sarà legge. I Paesi UE disporranno di due anni di tempo per conformarsi alla direttiva.