Permessi Legge 104, cosa rischiano lavoratori e aziende se si superano i 3 giorni

Con la circolare 100/2026 l'Inps chiarisce due casi: chi supera i tre giorni o li usa nello stesso giorno rischia il recupero dell'indebito

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

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Più familiari possono oggi alternarsi nell’utilizzo dei permessi legge 104 per assistere la stessa persona con disabilità grave, ma i giorni disponibili non aumentano in base al numero dei lavoratori autorizzati. Se i permessi vengono utilizzati oltre il limite complessivo previsto dalla legge oppure vengono fruiti contemporaneamente da più familiari, l’Inps può procedere al recupero delle somme indebitamente riconosciute.

A chiarire come devono essere gestite queste situazioni è la circolare Inps 100/2026, che disciplina due diverse ipotesi pratiche fugando i dubbi di lavoratori e aziende.

Permessi legge 104, i tre giorni complessivi per la stessa persona e il principio del referente unico

La legge 104/1992 (comma terzo dell’art. 33) riconosce ai dipendenti tre giorni di permesso mensile retribuito, coperti da contribuzione figurativa e fruibili anche a ore, per assistere familiari con disabilità in situazione di gravità, a patto che non siano ricoverati a tempo pieno.

Il beneficio può spettare — in presenza dei requisiti previsti dalla legge — ai genitori, anche adottivi o affidatari, al coniuge, alla parte dell’unione civile, al convivente di fatto e, alle condizioni stabilite dalla normativa, ai parenti e agli affini entro il terzo grado.

Per ottenere il beneficio è necessario presentare un’apposita domanda all’Inps. Una volta verificata la sussistenza dei requisiti, l’Istituto riconosce il diritto e autorizza l’azienda a conguagliare le somme corrisposte al lavoratore con i contributi dovuti.

In attuazione della direttiva UE 2019/1158 relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, il d. lgs. 105/2022 ha introdotto nuove regole eliminando il principio del “referente unico dell’assistenza”.

Da qualche anno i permessi 104 possono essere riconosciuti a più dipendenti per l’assistenza alla stessa persona con disabilità, purché siano fruiti in via alternativa e nel rispetto del limite complessivo di tre giorni mensili.

Di conseguenza, l’autorizzazione concessa a più familiari non attribuisce a ciascuno tre giorni autonomi. Il limite rimane unico per la persona assistita.

Chi deve restituire le somme se vengono superati i tre giorni

Nella circolare 100/2026 l’Inps esamina un non infrequente caso concreto: il superamento dei tre giorni mensili costituisce una violazione delle regole di legge e fa scattare il recupero dell’indebito. Per stabilire nei confronti di quale lavoratore effettuarlo l’istituto applica il principio della priorità temporale.

In sostanza i permessi fruiti per primi esauriscono progressivamente il limite mensile. Una volta raggiunti i tre giorni complessivi, il diritto è esaurito anche nei confronti degli altri lavoratori autorizzati a usare i permessi. Gli eventuali ulteriori permessi utilizzati successivamente risultano, quindi, indebiti e il recupero viene effettuato nei confronti del lavoratore che li ha fruiti oltre il limite.

Analogo ragionamento vale quando il beneficio viene utilizzato a ore. Una volta esaurita la quantità di permesso spettante per il mese, le ulteriori ore utilizzate costituiscono una fruizione indebita e la relativa prestazione sarà recuperata dall’Inps.

L’esempio pratico di Inps e l’applicazione del principio della priorità temporale

L’Inps fa un esempio pratico molto semplice ma che ben chiarisce il meccanismo. Ci sono due lavoratori, A e B, entrambi autorizzati ad assistere la stessa persona. Questo è il calendario dei permessi:

  • 5 marzo 2026: un giorno fruito da A;
  • 18 marzo: un giorno fruito da A;
  • 25 marzo: un giorno fruito da B;
  • 30 marzo: un giorno fruito da B.

Il 25 marzo viene raggiunto il limite complessivo di tre giorni: due sono stati utilizzati da A e uno da B. Il quarto giorno, fruito da B il 30 marzo, è quindi indebito.

Il recupero viene effettuato nei soli confronti di B, perché è il dipendente che ha utilizzato il beneficio dopo l’esaurimento del limite. Ci sono quindi regole ben precise che servono a evitare abusi, in verità oggi non rari nell’utilizzo di meccanismi che si basano sull’assistenza nelle ore altrimenti lavorative (basti pensare al caso del congedo straordinario e al rischio di perdere il posto).

Che cosa succede se due familiari usano il permesso nello stesso giorno

Differente è l’ipotesi in cui due o più lavoratori utilizzino il permesso nello stesso giorno od ore, per assistere la stessa persona con disabilità grave. Evidentemente, la fruizione contemporanea contrasta con il principio secondo cui i familiari autorizzati devono alternarsi nell’utilizzo del beneficio. In questo caso non è però possibile stabilire chi abbia utilizzato il permesso “dopo” l’altro, perché le fruizioni sono avvenute nello stesso momento.

Perciò nessun ricorso a un criterio “temporale”. Qui l’Inps applica un diverso criterio: l’indebito viene distribuito in parti uguali tra tutti i dipendenti coinvolti nella fruizione contestuale.

Per capire meglio anche in questa situazione l’istituto fa un altro esempio sintetico e chiarificatore. Ci sono due lavoratori A e B autorizzati ad assistere la stessa persona:

  • il 5 marzo il permesso viene fruito solo da A;
  • il 18 marzo il permesso è utilizzato contemporaneamente da A e B;
  • il 25 marzo il permesso è usato solo da B.

La giornata del 18 marzo è stata utilizzata contemporaneamente da due lavoratori. L’indebito — spiega l’Inps — sarà pertanto attribuito per metà ad A e per metà a B. Il recupero della prestazione inizialmente riconosciuta viene effettuato nei confronti di entrambi, rapportando il 50% all’orario di lavoro individualmente previsto per ciascun dipendente. E anche qui analogo meccanismo varrà per la fruizione oraria.

Perché è importante coordinarsi tra familiari

I chiarimenti offerti dall’ente previdenziale sono molto utili visti i non pochi casi di abuso dei permessi 104. Si pensi, ad esempio, allo svolgimento di attività private ed estranee da parte del beneficiario.

La possibilità di coinvolgere più familiari nell’assistenza non significa che ciascun lavoratore disponga di un proprio pacchetto di tre giorni. Come detto la riforma ha eliminato il referente unico, consentendo una maggiore flessibilità nell’organizzazione dell’assistenza, ma ha lasciato invariato il limite complessivo.

Come avvertimento per la generalità dei dipendenti, la circolare Inps 100/2026 invita le aziende a verificare attentamente le giornate utilizzate e le eventuali sovrapposizioni. Per evitare rischi di fruizioni indebite, i familiari autorizzati dovranno pertanto calendarizzare preventivamente i rispettivi giorni e orari di assenza. Non a caso l’Inps parla espressamente di pianificazione congiunta. In questo modo possono rispettare sia il tetto complessivo di tre giorni mensili sia l’obbligo di alternanza previsto dalla disciplina.