Decreto flussi, click day per 13.600 lavoratori domestici: il settore vale 17 miliardi

Il 18 febbraio apre la finestra per gli ingressi legali di lavoratori stranieri. In arrivo oltre 13mila posti e quote extra per l'assistenza

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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È arrivato il click day per i lavoratori domestici. Il 18 febbraio è il giorno dedicato alle domande di ingresso per il settore dei lavori di cura familiare. È il primo ingresso programmato con il decreto flussi che pianifica 13.600 posti per il 2026. Nel 2027 e nel 2028 i nuovi ingressi saranno di più, ma già a partire da quest’anno ci saranno dei “fuori quota” per l’assistenza a disabili e anziani.

Si tratta di lavoratori necessari per coprire il fabbisogno di assistenza delle famiglie. Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione (l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico), pone l’accento sul fatto che il click day da solo non basta e bisogna rafforzare il settore affinché diventi un pilastro dell’economia della cura. Serve, secondo Savia, favorire il lavoro regolare e continuo nel tempo, così da tutelare i lavoratori ma anche garantire la sicurezza alle famiglie e dare stabilità a un comparto sempre più grande e che nel 2024 ha generato un valore stimabile di circa 17 miliardi di euro (quasi l’1% del Pil nazionale).

Click day: quanti posti di lavoro in tre anni

Prende ufficialmente il via il secondo click day del decretro flussi.

La data è il 18 febbraio 2026. Nonostante l’importanza del click day per rispondere alla domanda immediata, le associazioni di categoria sottolineano la necessità di interventi più ampi. Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione, ha evidenziato come questa procedura, da sola, non sia sufficiente a rafforzare un comparto che rappresenta un pilastro dell’economia nazionale. La sfida principale resta la promozione del lavoro regolare e la semplificazione amministrativa per i datori di lavoro, elementi indispensabili per garantire sicurezza alle famiglie e tutele ai lavoratori coinvolti.

La programmazione per il prossimo triennio, non a caso, prevede l’assegnazione di quote in crescita:

  • 13.600 ingressi nel 2026;
  • 14.000 nel 2027;
  • 14.200 nel 2028.

A queste si aggiungono i cosiddetti “fuori quota”, circa 10.000 unità annue destinate esclusivamente all’assistenza di persone anziane o con disabilità.

Chi svolge lavoro di cura

Secondo i dati Inps, la composizione della forza lavoro resta a forte prevalenza straniera, sebbene in diminuzione.

Infatti i lavoratori stranieri rappresentano ancora il 68,6% degli occupati, ma la loro componente si è ridotta del 18% tra il 2022 e il 2024. Mentre nell’ultimo anno la contrazione è stata del -3% per gli stranieri e del -2,1% per gli italiani.

Invece per la provenienza geografica, prevalgono i lavoratori:

  • dell’Europa dell’Est (34,8%);
  • italiani (31,4%);
  • sudamericani (8,5%);
  • asiatici orientali (5,8%).

Quanto vale il lavoro di cura

Il settore della cura domestica ha generato nel 2024 un valore economico stimato in circa 17 miliardi di euro, incidendo per quasi l’1% sul Pil nazionale. Allo stesso tempo, il comparto mostra segnali di ridimensionamento dovuti all’aumento dei costi del lavoro e alla riduzione della spesa delle famiglie.

I dati Inps confermano questa tendenza: nel 2024 i lavoratori domestici regolari sono stati 817.403, registrando un calo del 3% rispetto all’anno precedente e segnando il terzo anno consecutivo di flessione.

Dove una famiglia non riesce a incaricare un soggetto esterno, il lavoro di cura finisce molto spesso sulle spalle della figura femminile del nucleo. Questo ha un impatto sul lavoro della donna e sull’economia familiare.

Anche per questo, sottolinea Savia, favorire la regolarità ha un valore aggiunto. Da una parte si garantisce alle famiglie continuità e sicurezza, dall’altra aumenta il gettito per lo Stato sia per i lavoratori che pagano le tasse in Italia, sia perché le donne non finiscono costrette in part-time o a rinunciare al lavoro per dedicarsi al lavoro domestico.